mercoledì 6 giugno 2018

Umanità al bivio: l’oscuro approdo dell’animo (in aggiunta alla Guerra Occulta)


La facoltà immaginale è la condizione maggiormente svalutata dal pensiero moderno e non potrebbe essere altrimenti, in quanto la cosiddetta  propaganda impianta la sua efficacia persuasiva proprio sul continuo avvilimento della nostra facoltà percettivo-ideativa.
Ai livelli di chi preordina e controlla i ritmi dell’odierno rinnovamento globale è conosciuta bene l’importanza della facoltà immaginale, la cui nozione, trasposta nella continua diffusione di suggestioni devianti, determina il programma della standardizzazione sociale; dove rigorosamente è applicata la spersonalizzazione degli individui.
L’ossessiva moltiplicazione di segni e suoni ottemperano ad autentiche forme di condizionamento sonoro-visivo sempre più sofisticate e invasive, che amplificano nell’uomo il suo più fondo smarrimento esistenziale.
Dovremmo ritenere con ogni certezza la realtà moderna essere  sotterraneamente sospinta da un remoto sortilegio abilmente camuffato dall’idea ‘innovativa’.
Il ritmo produttivo ossessivo è cadenzato nell’intermittenza opprimente di segni-segnali la cui inflazione, (pop-ipnosi) in definitiva, disorienta l’individuo-massa all’interno di quel costrutto artificiale che è lo stato moderno, dove la realtà vitale è isolata in ciò che è più avvilente: la dimensione preconfezionata.

L’avvento dell’A.I,  l’ideazione del nuovo uomo cibernetico, sembra coglierci totalmente impreparati, desolatamente disattenti e tale innesto, preavvisato da subdole lusinghe seduttive, risponde unicamente ad una funzione/finzione in cui è previsto l’estremo impoverimento dell’animo.
La sua vitalità, invece, è la sola garanzia a tutela della nostra inestimabile autodecisione.
E’ inevitabile che la propaganda agisca per livellare i pensieri e le possibili espressioni creative, la cui stima residuale ad un livello convenzionale è tristemente parodiata e degradata in soluzioni concettuali completamente involute e cosiddette ‘informali’. 

Il pensiero e il verbo costituiscono i supporti preminenti della volontà agente e la loro parziale disattivazione o corruzione, determina un profondo scadimento delle nostre qualità elettive.
Come scrive Pavel Florenskij (Realtà e mistero. Le radici universali dell'idealismo e la filosofia del nome) pronunciare ‘canti’ e ‘parole’, da sempre, equivale a formare la realtà; a determinarne l’ideazione, che agisce sulla formazione identitaria dell’uomo.
Fato dal latino Fatum, che deriva da Fari, cioè ‘dire’, ‘parlare’.
La parola del divinatore è il fato delle cose.
Il ribaltamento della funzione divinatoria è assolto dalla pubblicità stessa. 
La cosiddetta anima del commercio ratifica la contraffazione promossa a sillabazione di idiotismi ambigui, di mantra assillanti smisuratamente amplificati, in cui la ritmica originaria del suono, opportunamente distorta, incide in ogni caso sulla trama del reale, in quanto la legge occulta della incantatio e del carmen è la medesima anche se manipolata nella frequenza per assolvere ad un fine di fatto indesiderabile e agghiacciante; l'avveramento di un futuro distopico.
Fino a un dato momento nella realta' della tradizione (suo nucleo poetico) il nome (comando vibrazionale) realizzo' la saldezza della 'cosa', che pure ebbe la possibilita' di avere molti nomi diversi a differenti estensioni di significato e di segreta potenza elettiva.
Adesso la metamorfosi dell’antico inganno demiurgico è stata talmente repentina da essere quasi irriconoscibile, ma la sua realta' determina in ogni caso la 'trama del vero' ed è comunque riconducibile nel suo esito ultimo alla vittoria di un sovrano non-senso esistenziale.
Teurgia e magia sono antiche quanto, se non di più, l’umanità stessa e costituiscono la più alta e vitale forma di contatto tra l’uomo e l’ambiente, rappresentando il legame per eccellenza con l’energia trasformatrice.
La forza cosmica, (o dovremmo più esattamente dire acosmica) che canalizzano, riproduce l’unica possibilità che abbiamo per sperimentare coscientemente l’esistenza del cosiddetto reale, inteso essere quale emanazione sensibile di una maggiore dimensione invisibile, e se svuotato di questo elevatissimo significato archetipale, di fatto, destina la sopravvivenza dell’individuo (la stima residua della sua consapevolezza) ad una mera identità solo larvale; appunto, propriamente robotica.
Il nome, la sua qualità originariamente veggente, relega l’identità cangiante al Nulla elettivo da cui è stata emanata ed il ‘nome’ è pari ad ‘ispirazione’, fulcro segreto in cui convergono insospettabili forze magico-teurgiche, per le quali è sempre attuale la locuzione Numina-nomina-Omnia rerum; derivandone che la filosofia del nome è, ieri come oggi, la filosofia più diffusa e risponde alle aspirazioni = direzioni maggiormente recondite dell’uomo.
L’assenza di tale consapevolezza impedisce all’individuo di orientare la propria esistenza e l’idea stessa del divenire.
A tutti gli effetti, la fantasmagoria Pop ri-nomina, avvalendosi di determinati supporti segnici e formule sonore ossessive, (assolvendo ad una sempre più accurata manomissione delle frequenze) le cose e la vitalità loro propria, destituendone la dignità misterica, profanata per mezzo di un’oscura euforia predace immensamente differita e che canalizza ottimamente l’azione deleteria delle forze dissolutive.

La dove la replica preordinata dalla congelante dimensione artificiale, giunge a istituire il pieno controllo sul rinnovamento naturale, in questo poi risulterà del tutto assente ogni ‘intervallo d’elezione’, rafforzando in tale assenza la negazione stessa del senso trascendentale, della sua possibilità d’irrompere nelle concatenazioni della dimensione finita.
L’uomo della sopraggiunta era digitale, letteralmente divorato da una sempre più labile ansia comunicativa, pertanto, avrà modo di vivere e patire un continuum di aberrante monotonia e per il quale possederà sempre meno risposte interiori da offrire, obbligandosi a raggiungere una forma d’evasione del tutto irreale, la cui progressiva assuefazione (già gravemente instaurata con l’attuale dipendenza dagli Smartphone e Tablet) arriverà a far ritenere il proprio fondo disorientamento esistenziale, (artificialmente preordinato e amplificato) come una condizione davvero irrimediabile dell’essere e, dunque, il conseguente congelamento virtuale proposto dall’A.I. con la sua offerta d’immortalità sintetica, a molti potrà veridicamente apparire come l’approdo più alto e sicuro del pensiero e la migliore sepoltura da riservare alla coscienza.