giovedì 14 giugno 2018

Letargia

L’esistenza spesso e' rivelata come una falsa evidenza impiantata su convinzioni erronee, dunque, come percezione distorta di sé.


La vita, rammentava Gurdjieff, fondamentalmente è sonno: sonno verticale dell’essere; che è il sonno della coscienza aggiogata a una condizione ipnotica pressoché continua.
La consuetudine massificante, (in cui ordinariamente rientrano i parametri delle abitudini) oggi esaspera straordinariamente la condizione d’ipnosi permanente, lasciando all’individuo quanto mai disorientato non più che una sola parvenza di veglia.


Prevalentemente rimaniamo inerti, esteriormente possiamo sembrare operosi ma intimamente è come se oscillassimo tra il disinteresse e la nevrastenia.
Accorgersi dell’inganno ontologico, convincendosi della necessità di trovare una via di uscita da questa realtà estremamente sfuggente, che di fatto è una composita prigione emotiva, (attualmente sempre più manipolata dall’idea ossessiva di ‘innovazione’) per certi versi risulterebbe altrettanto ingannevole che non accorgersi affatto dell’esistenza del proprio vincolo occulto di fonda sottomissione passionale.

La nostra struttura energetico-animica è indicibilmente complessa e l’articolazione emotiva che ne determina l’accordo (accordo magnetico) con gli elementi fisici che la racchiudono, dovremmo ritenere con ogni certezza essere impiantata su di un remoto principio di contraffazione, la cui origine affonda in un dominio puramente ‘astrale’: l’ego; malevola estensione demiurgica. 
L’ego e' l'oscura e maldestra impronta ancestrale, stratificata sulla cangiante membrana eterica dell’anima, appesantita dall'ammorbante, primigenio, demiurgico 'alito divino', insufflato sull’antichissimo impasto di fango e sangue dell’Adam come pretesto della sua corruzione spirituale, e che da allora avvolge e soffoca la ninfa luminosa del sé.

Cosa sia l’io autentico non si può dire, sicuramente non è la sconsiderata e indefinita sovrapposizione di continue instabilità sentimentali, di paure commiste a vanità, di cupe fisime, se non quando di capricci così come di risentimenti mediocri e di basse pulsioni competitive che, sovrapposte a invidie e gelosie e sorde cupidigie reiterate a differenti livelli d’intensità intorbano l’animo per tutto il corso dell’esistenza.
Per questo si afferma, appunto, che si può essere esteriormente dinamici ma in realtà trovarsi in una condizione di fonda letargia coscienziale.





La preminente intuizione di Salvezza, sistemata attraverso le istituzioni dei Sacri Misteri antichi e rielaborata enigmaticamente nel cifrario simbolico dell’alchimia, informa di una differente qualità elettiva indicata essere come l’ancestrale dote dell’uomo, il cui conseguimento prevede l’estinzione di quest’ombra malevola (l’ego) che emerge continuamente all’abitudine avendo impiantato le radici in prossimità della parte vitale maggiormente segreta dell’uomo.

Estinguere l’ego non è una cosa scontata e tale decisione (che sarebbe quanto mai necessaria) significa risolversi a sostenere la condizione maggiormente dolorosa dell’essere, la sua prova d’elezione eccezionalmente tragica e che per essere superata, l’attuale direzione dei tempi non aiuta affatto. Tanto varrebbe il potersi orientare nel deserto trovandosi in mezzo a una tempesta di sabbia…ma così è.

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