mercoledì 20 giugno 2018

Della facoltà sensitiva e la primordiale ingenuitas (breve accenni sulla dimensione artigianale - gnosi e ginnica)



“ Un sano esercizio fisico, moderazione nel cibo, giusta sopportazione della fatica...ogni eccesso è nemico della natura”.

(Ippocrate)


“Lo stolto, ancor che udito abbia qual sia dell’assoluto la vera natura, la sua stoltezza mai non lascia, ed anche se riesce, sforzandosi, a parere esternamente libero d’errori, internamente egli è delle sensibili cose bramoso (inoltre, egli non può) la liberazione certo conseguire con quell’attività, la quale consiste nell’applicarsi a lo yoga: ma il felice, per mezzo della sola consapevolezza, libero è già di mutamenti e definitivamente svincolato”.

(Asht’avakragita o Il canto di Asht’avakra – frammenti estratti dal cap XVIII 36-76)

La prima sensitività consiste nella prefigurazione dell’archetipo celeste, da cui scaturisce la nostra più intima essenza riflessiva e che la vischiosa natura dell’ego tende inesorabilmente ad offuscare.

Potere personale e sensitività sono idee o aspirazioni completamente fuorvianti, il loro autentico significato riguarda una consapevolezza d’inapprezzabile valore esteriore e a niente altro occorrono se non a ridestare il ricordo di sé, per realizzare una limpida e risoluta devozione verso il Bene maggiore preesistente all’attuale contraffazione e, dunque, la Facoltà Sensitiva è la sola attitudine che può infondere fiducia alla propria sostanziale insignificanza terrena e il maggior senso alla quotidiana preparazione in vista dell’inevitabile dissolvenza.

Per una persona, riscoprire la propria facoltà sensitiva significa innanzitutto poter aderire intimamente a quanto la rilega (con estrema semplicità, ma affatto facilmente) ad un senso propriamente “felice” del divenire.

La ‘facoltà sensitiva’ non va riferita ad entusiasmiate affascinazioni occultistiche o alla pseudo chiaroveggenza tanto in voga presso le più disparate confessioni misticheggianti (forme devozionali involute) la cui abitudine è quella di sottomettere l’emotività al volere di ambigue entità sovrasensibili, nascoste sotto i molteplici fingimenti  dell’allegoria religiosa.

La contraffazione spirituale espone la persona all’influenza di bassi psichismi, i quali, in definitiva, in apparenze discordanti tra loro e a differenti livelli d’intensità, sarebbero i medesimi che agiscono ‘dietro’ i grovigli ipnotici dei videogiochi o attraverso le lusinghe diffuse dal composito condizionamento pop-ipnotico.

Sussiste in noi una memoria lungimirante, propriamente cardiaca, (valore del ri-cordo = accordo del cuore) gravemente anestetizzata dall’adozione del cosiddetto standard di confort  moderno.

Ascoltandoci con attenzione, ci accorgeremo che siamo agiti fin troppo da una midolla di desideri alquanto fatui, accesi più che altro da una fondamentale noia di noi stessi enfatizzata dall’aspettativa (fondamentalmente balorda) di un appagamento solo materiale, equivocato essere come la circostanza primaria dell’esistenza.

In questo la pratica ginnica autentica servirebbe come possibile e talvolta necessario sostegno del proprio cammino di rettificazione interiore, volto a correggere (educare) il demoniaco individuale, oggi eccezionalmente esaltato da tutti quei contenuti negativi implicati dalla cosiddetta innovazione, (la quale con sempre maggior evidenza sembra coincidere con ‘alienazione’) e che costringono l'individuo contemporaneo ad una scissione continua da ciò che potrebbe integrarlo consapevolmente nell’ambiente in cui vive.

L’esercizio fisico, debitamente temperato dalle smanie di una continua ‘performance’, considera il corpo come il perfetto “automa” del Libero Genio che transitoriamente lo occupa**.

Tale identità geniale non è da confondere con l’ego, il quale, di fatto, rappresenta il suo ancestrale nemico.

Nell’uomo convivono due identità costituite dall’ego volgare, “oscura ombra interiore”, che è sovrapposto all’autentica consapevolezza appartenente all'ingenita identita' preesistente.

Ciò è potuto accadere in quanto l’inconoscibile identità originaria, che potremmo dire essere antecedente all’apparizione dell’uomo adamitico, è propriamente ‘felice’ ed è tale in quanto ‘sovranamente libera’ e in virtù di tale inconcepibile circostanza elettiva è qualificata anche come totalmente ‘in-genua’.

Essa si presenta all’inganno demiurgico priva di difese apparenti, concedendosi alla manomissione del suo senso originario dov’è individuata l’origine sacrificale dell’essere, variamente narrata da innumerevoli cosmogonie. Le tenebre ingoiarono la luce – la luce assecondò l’inganno lasciandosi fagocitare, affinché l’avvenuta assimilazione (mediante un lento processo assimilativo, metaforicamente consumato nell’utero profondo dell’Eone) alla fine possa consentirgli di dipanare, dissolvendola dall’interno, la malevola e altrimenti irrimediabile oscurità.  

Nella primordiale “ingenuitas” è riposta l’incomparabile potenza della Luce preesistente, che nella dimensione attuale diviene anche occasionale pretesto di estrema fragilità, aggravata dagli inesplicabili motivi che ne determinarono la stessa necessità sacrificale, precipitando sempre più profondamente nel vortice della presente dimensione.

La ginnica nei suoi movimenti di base, essenzialmente costituiti da rotazioni e torsioni che idealmente stabilizzano la primordiale vorticosa inquietudine, rievoca per mezzo di movenze codificate il risveglio della particella di luce internata nelle tenebre per anticiparne, nel microcosmo costituito da ognuno, la vittoriosa riemersione dall’oblio.

Solo in questo significato l’esercizio fisico è legittimamente ricongiunto al senso dell’ascesi.
Immergendosi nel proprio tormento il praticante determina l’effettiva riscoperta di sé, scoprendo l’origine della propria essenza situata ben oltre l’ordinaria individuazione psichica.

L’esercizio fisico è una modalità di attenzione etico/igienica di supporto alla riflessione ierosofica, avviato mediante una specifica disciplina del movimento corporeo, dove, a secondo il grado di possibilità d’azione della persona, è progressivamente affinata la percezione intuitivo/elettiva di sé.

Il desiderio è quello di guidare convenientemente l’involucro mortale in prossimità dell’enigma profondo dell’essere, di cui ogni individuo avviato su un percorso di consapevolezza non esita a riconoscersi come custode e garante.

In tal senso la ginnica mira alla reintegrazione della persona con la sua memoria archetipale (la proverbiale potenza e autorevolezza del Mos Maiorumbenché in tale conoscenza abbiano comunque potuto agire determinate interferenze malevoli sovrasensibili che qui ora non interessa indagare – proprio a tale memoria archetipale faceva riferimento, al Costume (usanza della Gens) che è la nozione stessa della Veste di Purezza ancestrale trasposta nel dominio terreno attraverso il rivestimento del corpo fisico educato dalla sana abitudine – abitudine da habitus – Attitudine Ingenita – poiché nella visione tradizionale gli Antenati, poterono meglio di chiunque dopo loro, realizzare quella condizione puramente elettiva dell’azione coniugata al senso del retto agire – suas artes – una cognizione questa, trasposta alla stessa dimensione artigianale dei primordi, che concepì l’utensile come efficace supporto simbolico per verticalizzare l’essenza dell’io, dunque, la coscienza del divenire altrimenti miseramente circoscritta da un limite solo materiale ) quest’aspirazione, (la quale peraltro sarebbe l’unica a legittimare la nostra presenza a questa vita) nondimeno, si presenta come una circostanza straordinariamente contraddittoria alla stessa idea di ‘modernità’ e del cosiddetto ‘progresso’, le cui articolate dinamiche innovative perseguono la sola finalità (abilmente dissimulata) di procurare alla persona la più completa amnesia identitaria, la più fonda dimenticanza di sé.

Non è un caso che in quest’epoca si assiste alla scomparsa dei mestieri tradizionali, dove l’utensile è stato contraffatto dal congegno sofisticato che, nella dimensione industriale, stravolge completamente il significato dell’idea lavoro e della conseguente responsabilità.

Questo capovolgimento valoriale si è reso necessario affinché nelle moderne società di massa poté essere instaurata la condizione esistenziale più infima con l’impianto di nuove abitudini deleterie, determinanti nell’individuo la sua pressoché totale dipendenza dalla preconfezionata dimensione artificiale.

Nel mondo moderno è previsto che sulla persona debba definitivamente prevalere una nuova identità fittizia totalmente spersonalizzante, le cui esigenze sommamente effimere, centrate sulla sola identificazione dell’ego, assolvono ad una volontà di preordinazione puramente spettrale (pienamente conseguita dall’intelligenza artificiale) e questo affinché possa realizzarsi la degradazione definitiva dell’uomo.

Non è difficile intuire che l’uomo-massificato, (consumatore/cavia) sarà inevitabilmente assoggettato a forme di controllo sempre più invasive quanto subliminali.

Non a caso l’odierna pop-ipnosi esalta negli individui la condizione egoistico/edonista che va a completo detrimento dell’autentica ispirazione.

Per tale motivo la propaganda insiste fortemente sull’avanzamento di prestazioni atletiche sterilmente performanti, esaltando il conseguimento del ‘primato’ stabilito all’interno di un segmento temporale percepito solo meccanicamente (che appunto rimarca la dimensione spettrale della realtà).

La parodia ginnica è costituita da una concezione dell’allenamento solo materialista, finalizzato al cosiddetto ‘rassodamento muscolare’ che persegue un’avvilente idea di ‘giovanilismo’ ferocemente prolungato agli eccessi più parossistici; mai come oggi l’abominazione diviene gradita consuetudine e la fabbrica di osceni pupazzi carnali è a pieno regime.

E’ il triste smarrimento dell’essere, la permanenza in suo luogo di un povero guscio carnale la cui efficienza è solo apparente, accuratamente preordinata per subire una fenomenale stimolazione chimica e un massiccio irraggiamento elettromagnetico artificialmente indotto. 




** LA GIMNICA O FILOSOFIA DELLO SPORT - 1970