martedì 29 maggio 2018

Nĭhĭl








E’ una fiamma dolorosa il sole!
Barbaglio di raggi accecanti
che dal nulla ci trassero allo stupore
e al dolore









Realizzare l’idea propriamente ‘felice’ del Nulla non significa avvizzire la presenza a questa vita.

E’ davvero considerabile come Felix la persona che realizza la concezione elettiva del Niente.
Colui che riconosce se stesso come un ‘puro niente’ coscienziale è propriamente Felice, (nell’accezione puramente iniziatica che originariamente il termine ‘Felice’ comportava in quanti ne realizzavano la qualifica) ma pervenire alla percezione elettiva del Niente non è affatto una cosa da niente.
Nell’uomo la cognizione veritiera è accesa da un’intuizione eccelsa, presagente l’enigma viscerale congenito all’irriferibile identità dell’essere.
Determinati atteggiamenti fondamentali e appartenenti alla dimensione umana quali il senso della meraviglia, la dedizione, la gratitudine, indicano la disponibilità della coscienza ad aprirsi al mistero cangiante della propria essenza.
Tale caratteristica essenziale, odiernamente non solo non è coltivata dalla società attuale, ma è spietatamente avversata da tutte le sue dinamiche cosiddette ‘innovative’.  
Per tale motivo, proprio di questi tempi, dovremmo porre estrema attenzione sul personale affinamento di determinate peculiarità ‘istintive’ e connaturate a preminenti e maggiormente rare intuizioni, le sole che possono ridefinire (ri-creare) il nostro più elevato rilievo identitario.
La rigenerazione totale dell’uomo è orientata da definiti preavvertimenti interiori, (sensibilità ricettiva) la cui superiore intuizione, travalicando infinitamente il nucleo emozionale psichico, intensifica l’intendimento dell’anima  accrescendone la pura consapevolezza.
La pura veggenza è un sereno preavvertimento dell’infinito, è sicura anticipazione di vita posta oltre l’esistenza ordinaria. La veggenza è prescienza di luminosità immateriale, che in questa dimensione è inscindibile dall’irradiamento poetico e può qualificarsi come superiore impulso di liberazione insito nello stesso istinto naturale, dove determina l’inesplicabile contraddizione elettiva dell’essere:
“E’ un fatto che questi argomenti in nessun modo si possono comunicare e dire come le altre dottrine.
Bensì sono la risultanza di un’intima e assidua unione di tutti noi stessi con i problemi fondamentali; sono la risultanza di una esistenza vissuta in comunione con essi.
Ecco improvvisamente, come una luce si accende dal fuoco e balza su, questa misteriosa luce si inserisce nell’interiorità nostra e sé da sola nutre”  
(Platone, Epistola VII)
L’invito è rivolto all’esercizio di una meditazione dinamica pressoché ininterrotta, prevalentemente adottata nei fatti minimi dell’esistenza, per garantire la salvaguardia della nostra intima risorsa maggiormente preziosa e del tutto coincidente alla dimensione poetica dell’Essere Integrale; quale ideazione suprema connessa ai motivi abissali dell’esistenza, ampliata ad una inesprimibile dimensione acosmica, che e' intuita come l'ancestrale dimora dello spirito.
Mai come oggi sarebbe richiesta al singolo individuo l’esercizio di una vigilanza interiore continua, la cui pratica potrebbe anche richiedere l’osservanza di alcuni periodi di completo isolamento, di necessario silenzio interiore.
In questo non aiuta affatto l’adesione alle piattaforme virtuali dei cosiddetti ‘social’, (pretesti d’intrappolamento emotivo) le cui dinamiche pervadenti obbligano quanti vi aderiscono a essere disposti a segnalare sempre e dovunque la propria posizione e condizione, convulsamente decifrata in scadenti cadenze comunicative che, in fin dei conti, in prevalenza costituiscono una sorta di auto-inquisizione costante.
Da sempre, la formazione personale deve essere il più possibile integrale poiché, appunto, mira all’effettiva riconquista della perduta integrità dell’essere.
L’animo maggiormente accorto, benché estremamente diminuito sul pericoloso declivio dei tempi, a ogni modo troverebbe sempre una perfetta adesione all’idea stessa del Fieri Suum latino, (sua idealità puramente iniziatica) svincolato da ogni supporto artefatto, sebbene oggi la sua essenza sia più difficile ad essere individuata il ‘Nulla Supremo’ cui fa riferimento corrisponde alle medesime illuminazioni presentate nella stessa dottrina zen.
Liberarsi dall’immagine fasulla di noi stessi non è affatto agevole, ma potendo e riuscendo a superare l’iniziale senso di smarrimento che si ha nel determinare la dissolvenza della maschera ordinaria (grande successo per noi sarebbe anche il solo eliminare il superficiale strato di trucco ornativo con cui spesso tentiamo fintamente di camuffare la finzione stessa) questa prima ‘liberazione’ equivarrebbe a rendere stabile come altrimenti mai potrebbe essere la nostra piattaforma emotiva.
Tale riflessione, peraltro, è riconnessa ai motivi stessi della mistica persiana incarnata dal poeta Rumi, (Gialal al-Din Rumi 1207-1273) il cui più noto insegnamento recita: ‘O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso’; persegui la dissolvenza di ogni intimo inganno.

Rumi per tutta l’esistenza anelò alla ricerca del Nulla elettivo che mai significò il tetro inabissamento dentro un disperante nullismo.
Il Nulla è la sola Qualità elettiva dell’essere tragicamente confuso nella caotica quantità della dimensione presente.
L’indagine ierosofica di Rumi è connessa ai motivi ancestrali della ricerca eterna, che verte sul recupero della ‘perla ignea’ inabissata nell’oceano primordiale, le cui illimitate estensioni e profondità sono confluite nella nostra stessa interiorità.
Come mirabilmente afferma la mistica persiana, questa e' un’aspirazione che la mente ordinaria ignora, ma che l’intelligenza del cuore attende richiamandone segretamente l’elezione tra gli intervalli dei suoi battiti.
Il Nulla è la Fucina simbolica dell’inesprimibile identità preesistente e l’uomo, se autenticamente cosciente, è chiamato a rifondersi all’interno della sua altissima combustione, poiché solo per questo tramite perverrà al significato primordiale del sacrificio mistico resosi necessario dopo l’arbitraria instaurazione dell’inganno ancestrale impiantato nel suo intimo.
Gli esiti infausti della contraffazione primordiale possono annullarsi unicamente attraverso la morte definitiva dell’ego, la cui dissolvenza coincide esemplarmente con la terminazione della prima fase alchemica ‘nigredo’; il significato (propriamente tragico) della sua dissoluzione definitiva non potrà mai assolvere alle tendenze effimere dettate dalle varie mode mistiche del momento.

Nessun impegno o disciplina se filtrate dalla volontà egoica potranno mai affrancare l’individuo dal suo vincolo occulto.
Un ego ordinario ricerca ricchezze e piaceri mondani, un ego maggiormente affinato ambisce a riluccicare di mistico splendore, ricercando l’illuminazione spirituale; ma non è questo a renderlo meno infido e traditore: anzi.
La centratura emozionale è resa stabile in ben altra formazione apparentemente più insignificante, estremamente più semplice ma affatto facile ad essere interiorizzata.
Il fine di ogni esistenza autenticamente cosciente non può non prevedere il dissolvimento completo di ogni possibile distorsione emozionale, possibilmente da realizzare in questa vita affinché l’animo possa effettivamente recuperare se stesso, assentendo e non assoggettandosi alla dimensione autenticamente divina.
Ogni nostro passo realmente cosciente, pertanto, (rievocando in ciò la pertinenza visionaria di Rumi) dirige la comprensione dentro la Fucina del cuore, cioè, inoltra dentro noi stessi e non altrove condurrebbe la sensibilità elettiva (veridico nucleo dell’intelligenza) se non all’interno di questa ‘camera segreta’, prefigurata come il luogo rappresentativo in cui avvampa l’assurdo Nulla; che nel suo indicibile splendore riassorbe, dissolvendo elettivamente, ogni valore e vincolo affettivo.
Al di fuori dalla Fucina emblematica, rimanendo esclusi dal suo ineffabile principio estatico/intuitivo, (la cui elaborazione fonda sulla concreta applicazione quotidiana e non è ricavata da astratte fughe mistiche) nulla ha effettivo valore ed ogni qualità impossibilitata a riceverne la luce immateriale, immancabilmente avvizzisce e degrada a solo pretesto di ulteriori falsificazioni strumentali compiute dall’ombra interiore, (ego) i cui fervori continui, oscillanti tanto in facili esaltazioni che intimi abbattimenti, ci ‘dissanguano energeticamente’ sottraendo all’animo la sua fondamentale determinazione.
Perciò, come avvisa il poeta Jehudah Halevi nel suo ‘Canzoniere Sacro’
Non perdere altro tempo,
poni delle regole alla tua anima.
Insegui l’essenziale,
domina i tuoi desideri come faresti con un servo

nota:
E’ evidente di come l’A.I. costituisca una replica solo fantasmica della presenza autenticamente cosciente, compiendo l’aberrazione più fonda in cui può precipitare il senso identitario dell’uomo. L’intelligenza artificiale non può che essere del tutto antitetica all’esplicitazione e conseguente autonomia dell'Essere Integrale (E.I.) e dunque profondamente antitetica alla Verità della Liberazione (quella stessa menzionata in Giovanni 8,32). 
E’ nell’ordinaria vita quotidiana, che la pratica di una rigorosa attenzione interiormente rivolta a se stessi, (incubazione del preavvertimento poetico) forma nell’animo la solidità del suo sostegno identitario, altrimenti pesantemente svalutato da una progressiva consuetudine opacizzante, che mancando dei fondamentali riferimenti sensibilmente elettivi, dovrà necessitare di stimoli esterni artefatti con cui provare a sfuggire (sebbene senza successo) all’insorgere del proprio non-senso esistenziale.
L’individuo del tempo presente è educato ad atrofizzare la propria attenzione superiore, condizionato a concentrarsi esclusivamente sulle cosiddette necessità pratiche della vita e sull’appagamento dei cosiddetti piaceri materiali, oggi prevalentemente consumistici, che ne amplificano la distorsione cognitiva, completamente stravolta da fissazioni e fisime continue.
In questo l’ultima tecnologia non aiuta affatto, anzi, costituisce il pretesto anestetizzante finale, la panacea corrotta in grado di sopprimere definitivamente nell’uomo il barlume di consapevolezza residuale rimastogli, abbindolandolo con la lusinga ingannevole di poter essere artificialmente guarito dall’irrimediabile dolore dell’esistere.
Tristemente svuotati dalla pura virtualità poetica, agli individui sembra non rimanere altra alternativa se non quella di consegnarsi (intimamente sconfitti) alla congelante virtualità sintetica.
E’ stato inevitabile che l’avvento della dimensione industriale comportasse una profonda degradazione dell’idea del ‘nulla’. 
La moderna suggestione nichilista presentandosi come una negazione totale, in ogni modo, ha comunque affermato l’indistinta legittimità di ogni cosa e del conseguente degrado del tutto.
Invece, tutto nell’Universo rientra in una categoria di riferimenti trascendenti.
Ogni età storica realizza nell’individuo un determinato modo e possibilità di riferirsi alle proprie ragioni archetipali. I motivi della ricerca sono snodati attraverso tracciati plurimillenari ma mai come oggi il camminamento interiore sembra essere tanto impervio.
Il principio realizzativo è del tutto antitetico alla percezione di una irrimediabile disfatta esistenziale, – il fraintendimento del nichilismo moderno –  in fondo, è proprio in ragione di questa presunta sconfitta del senso dell’essere che l’attuale pensiero del transumanesimo, facendosi espressione agente dell’equivoco più abietto, incoraggia l’uomo contemporaneo a rifondersi totalmente e in maniera definitiva nella congelante dimensione artificiale.