mercoledì 11 aprile 2018

Breve accenno sulla Guerra Occulta


La guerra occulta è quella che le forze del sovvertimento mondiale (opportunamente dovremmo ritenerle preposte alla macchinazione cosmica) conducono da dietro le quinte, adoperando mezzi che quasi da sempre sfuggono ai metodi ordinari di investigazione.

La nozione di ‘guerra occulta’, appartiene ad una visione, diciamo così, tridimensionale della storia, ad una storia guardata non secondo le due dimensioni di superficie delle cause, degli avvenimenti e dei dirigenti apparenti, ma altresì secondo la terza dimensione della profondità, (ovvero) secondo la dimensione sotterranea, che riprende forze e influenze decisive e spesso nemmeno riconducibili al semplice elemento umano, sia individuale, sia collettivo.

Avendo usato l’aggettivo ‘sotterraneo’, è bene precisarne la portata, indicando che non si tratta di un substrato oscuro e irrazionale della storia positiva, di un qualcosa che potrebbe stare alla parte conosciuta di essa nello stesso rapporto secondo il quale, nell’individuo, la subcoscienza sta alla coscienza di veglia…ma dal punto di vista dei veri soggetti della storia, le cose stanno ben diversamente, e non si può parlare, nel riguardo, né di subcoscienza, né di incoscienza, ma si deve pensare a forze più che intelligenti, a forze che sanno perfettamente quel che vogliono e i mezzi più opportuni per realizzare quel che vogliono.

Peraltro, sarebbe un errore fra i più pericolosi il supporre che questo substrato della storia sia occupato dall’irrazionale, (qui inteso nella sua esplicitazione degradata) così come dalla vita, (generalizzata) o da un’idea del divenire unicamente orizzontale o da qualunque altra di quelle categorie confuse inventate dallo storicismo moderno, nel momento in cui pensò di andar oltre la cosiddetta storiografia positiva.

Bisogna abituarsi a pensare che il cosiddetto modo ‘positivo’ di far la storia e di considerare gli eventi è assai meno un prodotto spontaneo e il pregiudizio proprio ad una mentalità quanto mai limitata, quanto una malevola suggestione, o persuasione, diffusa metodicamente (in forme più o meno sottili) nella cosiddetta ‘cultura moderna’ dalle forze antitradizionali, al fine di mascherare la loro azione.

Chi crede che la storia è semplicemente fatta dagli uomini e determinata esclusivamente da fattori economici, politici e ‘bassamente’ sociali, è destinato a non vedere null’altro e chi agisce sotterraneamente ha bisogno di ordinare, mediante lo svolgimento di un avvilimento programmato, una società che, appunto,  ‘non vede null’altro’ se non i motivi irreversibili della sua esasperante meccanizzazione.

Ad un dato momento del suo percorso storico fu necessario all’uomo di riconsiderare alcuni presupposti immaginali posti a fondamento dell’idea della Tradizione. Tutt’altro che un monolite inalterabile il suo nucleo è estremamente mutevole benché riguardi una medesima essenza ispiratrice.

Le molteplici sovrapposizioni teologiche, occorse a ricoprire la primitiva intuizione di ‘luce’ insita nell’identità dell’animo, possono considerarsi per loro massima parte come esemplari interferenze sottili (sbrigativamente bollate come sciocche superstizioni) derivanti dall’azione cosciente d’intelligenze preternaturali.

Sarebbe stato necessario e ancora lo è, smantellare dall’originario nucleo ispirativo anticamente confluito nel così designato ‘ordine tradizionale’ tutta la pesante impalcatura gerarchica, ancestralmente coordinata da entità (intelligenze precosmiche) estremamente elusive e ambigue, rideterminando con rinnovata convinzione l’originaria qualità empatica-estatico-tragica, che quaggiù, ancor prima dell’oscuro pantheon sumero, scioglie l’enigma connesso ai motivi maggiormente reconditi dell’animo e che, ugualmente, congiunge straordinariamente la sua essenza alla preminente identità poetica, con la quale costituisce un’unità inscindibile; pena la tristissima dissolvenza nel più cupo degli oblii.

Questo perché se la materia è scissa dal significato della ‘poetica integrale dell’essere’ (la quale nulla ha a che vedere con il facile sentimentalismo o con la deleteria emotività legata alle esigenze effimere dei vezzi ornativi) diviene solo un arido algoritmo e più che morte diventa irrimediabile obnubilamento della coscienza.

Sull’equivoco remoto, intercorso tra l’inganno giunto a sovrapporsi al flusso trascendente della fonte ultraterrena e l’impulso della volontà emancipatoria, connaturata alla controversa natura umana, le cosiddette ‘forze antitradizionali’ negli ultimi secoli hanno alterato ulteriormente la nostra percezione della realtà, affinché la definizione della moderna società di massa fosse del tutto coincidente alla nuova forma di pregiudizio ‘positivistico’ che la domina integralmente, costituendo in ciò quella condizione ideale su cui poter ‘innestare’ la più letale delle manipolazioni psichiche, ottenuta per mezzo di una subdola forma seduttiva (pop-ipnosi) nella finalità di azzerare nell’uomo la pura consapevolezza.


Rimangono fondamentali le veridiche confessioni sinteticamente esplicitate nei celeberrimi film ‘Essi vivono’ e ‘Matrix’ (da notare che il secondo è uscito a undici anni esatti dal primo) e benché il film di John Carpenter rispetto alla pellicola dei fratelli Wachowski appaia come un prodotto estremamente dozzinale, il dirompente messaggio di fondo presente in entrambi i film riguarda un’eminente sapienza ierosofica di retaggio gnostico: la realtà ordinaria, quella dove interagisce la mente strutturata sulla mera identificazione egoica, è un complesso inganno ordito da malevoli entità.
Costoro, in un ‘tempo prima del tempo’, sabotarono la ‘matrice’ e, congiuntamente con essa il DNA (elica della vita) per sfruttare l’uomo, incatenandolo alla legge di necessità, avvalendosi della sua energia e, appunto, la Matrix è la metafora di un mondo creato al computer; come recita il celeberrimo dialogo: per tenerci sotto controllo, al fine di convertire l'essere umano in questa (una pila).


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