giovedì 26 aprile 2018

Sulla Guerra Occulta – prosieguo (‘complottismo’ e inganno mistico)



"Il mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo numero che fanno produrre gli avvenimenti; un gruppo un po’ più importante che veglia alla loro esecuzione e assiste al loro compimento, e infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto".
(Nicholas Murray Butler)
Viviamo nel tempo di un’eminente/imminente profezia, confusa al profondo ‘sonno verticale’ in cui è sprofondato l’uomo della presente età, letteralmente in balia delle forze dissolutive.
L’uomo moderno è sospinto a forza multipla nelle regioni inferiori dello spirito, dimostrando di aggirarsi smarrito nelle sue stesse caligini, in cui sembra perennemente oscillare tra il letargo e l’allarme.
E’ nell’attuale deterioramento cognitivo che dovrà esaurirsi l’interezza del presente Ciclo.
Qui ed ora, ad ogni singolo istante, l’invisibilità del nostro nucleo emozionale riveste l’insieme di quei significati, propriamente spirituali, che sono di preludio al ‘momento’ fatidico della decisione ultima dell’animo, della sua specifica facoltà determinativa riguardante gli esiti della sua lotta cosmica, che dimostra di culminare proprio di questi tempi, definiti appunto come ‘ultimi’ e dove, insospettabilmente, confluisce il significato (propriamente metastorico) di un intero ciclo di civiltà; la cui stima residuale converge nell’interiorità di ogni coscienza vigile.
Oggi, l’esigenza preminente dell’individuo dovrebbe consistere nella sua facoltà di pervenire a quelle ragioni (meno evidenti) che ne causano il declassamento vitale, diminuito a mero dato di statistica.
Ciò conferisce all’esistenza un valore assolutamente marginale, un’equivalenza standardizzata – consumatore/cavia –  che, dall’istituzione degli stati moderni in poi, proditoriamente salda la persona alla sua nuova identità giuridica fittizia, appositamente congegnata per separarla irrimediabilmente dal suo autentico valore identitario.
Ormai, non si tratterebbe di credere o non credere alle più disparate teorie cosiddette ‘complottiste’, quanto, invece, di comprendere cosa accade dietro l’evidenza manifesta di questo nuovo riassetto sociale estremamente artefatto.
Peraltro, il termine stesso ‘complottismo’ è una ‘definizione surrogato’ che le forze del sovvertimento mondiale hanno escogitato per delegittimare indagini non allineate alla versione ufficiale e, peraltro, possono agevolmente contraffarne le stesse tesi mediante apposite falsificazioni.
Ciò fa parte di quel processo di contraffazione e ‘normalizzazione’ (svalutazione) di tutti quei significati reconditi, che da sempre si coniugano all’esercizio del potere e che attualmente sono riversati in massima parte nelle tecniche della ‘strategia di distrazione di massa’.
Le diverse teorie ‘complottiste’, alla fine, vengono metabolizzate dal sistema, che attrae nelle sue dinamiche le stime di critiche pienamente legittime al potere costituito, non prima d’averne snaturato le motivazioni originarie in occasioni di pretesti commerciali 'alternativi', divulgandone le argomentazioni sotto una luce completamente falsata, le cui ragioni solo in apparenza sembrano fondate ma che in realtà contengono un sostanziale principio di inautenticità, (per esempio nell'estrema semplificazione della complessa realtà dei fatti sociali e spirituali) che elimina ogni stima di credibilità dalle argomentazioni avanzate .
Le ragioni profonde della critica al potere, in ogni caso, sono destinate ad apparire sempre più distanti dalla sensibilità generale, questo perché la circostanza che rende coesa l’odierna società di massa non è nemmeno più istituita sul perseguimento di un comune interesse, fosse questo anche riferito ad un solo obiettivo materiale, quanto, piuttosto, il suo agglomeramento è unicamente garantito da una smisurata forma di assuefazione mimetizzata  che, qualunque sia il grado di benessere materiale ottenuto, rende gli individui succubi di consuetudini sostanzialmente impoverenti.
Le facoltà cognitive dell’uomo medio sono già pesantemente compromesse da decenni di accorte manipolazioni massmediatiche, la cui opera di condizionamento subliminale, nondimeno, è rafforzata da invincibili ‘sigilli’ semantici di comprovata potenza suggestiva e costituiti da parole quali: ‘crescita’, ‘ripresa’ ‘avanzamento’, ‘progresso’, ‘emancipazione’.
Ugualmente, nel campo della demagogia mistica, vocaboli come ‘perdono’ ‘misericordia divina’, ‘stato di grazia’, costituiscono i segnali di attivazione di una suggestione deviante, che propaga la pseudo morale di cui da sempre si avvalgono le forze della dissoluzione, il cui reale obiettivo prevede l’annientamento dell’ingenita saldezza etica dell’uomo.
La dottrina fasulla di cui si avvalgono a differenti livelli, in definitiva, dovrà sempre insistere sull’idea melensa e indegnamente consolatoria del ‘perdono divino’ e della ‘misericordia celeste’.

Convincimenti davvero infidi e solo apparentemente positivi, che nascondono sotto il manto della cosiddetta ‘provvidenza’ un’equivoca circostanza d’incondizionata sottomissione psichica, nonché, di paura superstiziosa che accelera il processo di caduta della coscienza; in tal modo continuamente raggirata da false lusinghe di salvezza.
Le forze ‘sotterranee’ che presiedono al sovvertimento mondiale, sanno perfettamente quanto sia fondamentale annientare l’autentico elemento sovrannaturale nella natura umana, poiché l’unica aspirazione che intendono realizzare riguarda l’atavico desiderio d’incondizionato assoggettamento dell’animo.
nota1:
la definizione generica di ‘complottismo’ intenderebbe sconfessare i motivi di una indagine più che legittima e che, in definitiva, dovrebbe coincidere al medesimo significato perseguito dalla più importante riflessione ierosofica che l’uomo, forse come mai prima d’ora, ha avuto l’opportunità di elaborare.
Invece, s’è inteso capovolgere nell’individuo il barlume della ‘nuova consapevolezza’ a probabile indizio di una volgare affezione psicologica, quale sintomo di un generico ‘senso di persecuzione’, volendo con ciò disattivare ogni possibile legittimazione all’indagine alternativa.
Mentre è vero (ed è importante ribadire) che è la cosiddetta versione ufficiale a rendere volontariamente inautentiche le tesi delle sue ‘prove dimostrative’, dei suoi ‘allarmi’ spesso del tutto infondati o da lei stessa scatenati mediante maldestri camuffamenti, il cui scopo, attraverso l’evidenza stessa di errori grossolani verificatisi in corso d’opera, è quello di determinare il grado di convincimento nell’opinione pubblica, sempre più disorientata da continue manipolazioni emotive che ingenerano paura e senso d’insicurezza, ed in questa sorta di confusa palude emozionale che l’autorità costituita consolida il basamento della sua piattaforma esecutiva.
L’efficacia propagandistica si avvede dei propri successi verificando quanto la società aderisca passivamente alla cosiddetta ‘versione ufficiale’, tanto più questa espone ragioni inconsistenti alle sue ‘prove’, poiché e' nel palesamento stesso dell'incoerenza  che dovrebbe giustificarne la dimostrazione che avviene la ‘prova del nove’ del condizionamento psichico ottenuto sulle masse, in cui, in definitiva, è stabilito un indiscutibile dominio.
Unicamente attraverso la menzogna eclatante che il potere verifica nella società quanto sia alto il livello di assuefazione alla falsità, che quanto più spudorata appare tanto maggiore è dimostrata la forza persuasiva di chi la promuove e, congiuntamente, il grado di dissolvenza della soglia di attenzione (ormai pressoché inesistente) di chi la subisce.
In fin dei conti, è solo così agendo che il potere può rendersi effettivamente conto del numero di quanti hanno effettivamente smarrito la capacità fondamentale di leggere simbolicamente gli accadimenti, di riconoscere nella concatenazione di eventi apparentemente slegati tra loro l’intelaiatura emblematica di significati superiori; poiche' questi solo incidono sul nostro destino.
Questo è un punto fondamentale per chi gestisce il comando, ossia, di azzerare nelle coscienze la facolta' dell'ideazione simbolica.
L’esercizio del potere da sempre è vincolato a forme rituali specifiche e queste più  rimangono occulte, maggiormente efficace si rivelerà la loro capacità d’incidere sul corso degli eventi e di modificare le nostre esistenze senza che ce ne avvediamo.
L’amnesia identitaria è fondata unicamente sull’incapacità d’interpretare la propria costituzione simbolica, la cui comprensione è basilare affinché l’uomo possa conoscere se stesso, arrivando perciò a sottrarsi alla distorsione di senso in cui ora è prevalentemente costretto.
Nel vuoto lasciato dallo smarrimento della propria ideazione emblematica è istituita la falsificazione della consapevolezza e mai come adesso l’individuo è prossimo a surrogare la propria intelligenza; l’avvento dell’A.I. celandosi sotto la dubbia maschera del ‘progresso’ in realtà solo a questa aberrante finalità involutiva dovrà ottemperare.
nota 2:
Le forze della sovversione, mediante lo stratagemma della ‘dissociazione cognitiva’, hanno ricorso alla contraffazione stessa delle ragioni maggiormente accorte e profonde della loro cospirazione ai danni dell’uomo, ricorrendo ad essa come al più efficace strumento della propaganda.
La sua azione consiste nel provocare alla persona un disorientamento pressoché costante e che gli farà adottare tutte quelle soluzioni esistenziali già preventivate, affinché possano mantenersi inalterati nel tempo i motivi della sua fonda reclusione emotiva.
Ciò, in massimo grado, è realizzato attraverso l’insistente diffusione di svariati messaggi e segnali, che inducono la mente ad assorbire stimoli simultaneamente contrastanti tra loro, ed in questo il supporto diffusivo costituito dall’ultima piattaforma applicativa dell’hi-tech si rivela particolarmente adatto allo scopo, permettendo di divulgare, soprattutto in maniera estremamente sottile, l’alterazione artificiale dello spettro elettromagnetico, luminoso o sonoro.

Proprio  su tali avanzate forme di ottundimento psichico congiunte ad accorte manipolazioni emotive (pop-ipnosi) che la battage del ‘progresso’ riesce a consolidare un consenso pressoché assoluto.


giovedì 12 aprile 2018

L’inganno del tradizionalismo


Quando gli effetti dell’azione distruttrice (genericamente definita come ‘innovazione’) presentano una notevole degradazione, tanto da suscitare un moto di reazione nelle sensibilità maggiormente attente, queste, non facendo parte della categoria desensibilizzata che detiene le leve decisionali del potere, attueranno la reazione al decadimento imperante cercando sostegno in quegli organismi politici cosiddetti ‘alternativi’ i quali in realtà sono preordinati dalle medesime forze dissolutive.
Tali apparati che si pongono all’opposizione del potere costituito, in definitiva realizzano null'altro se non una sua una opacizzata differenziazione, talvolta, camuffando la propria identità anche dietro un apparato simbolico che richiama nel ‘passato tradizionale’ i suoi punti di riferimento basilari.
Generalmente, ciò che s’invoca a gran voce, è di poter applicare una maggiore efficienza alla spinta innovatrice, nell’intenzione di voler trovare soluzioni ottimali per la ‘crescita’ del Paese, senza peraltro dimostrare di comprendere quale aberrante squilibrio provochi il perseguimento della ‘crescita’ modernamente intesa.
In realtà, ciò che si offre è sempre e solo una pura falsificazione, che attua le medesime influenze nefaste presenti nel male contro cui s'è dichiarato di agire e, dunque, col risultato di affossare sempre più pesantemente la società di massa in quella fonda decadenza dalla quale era manifestato l’intento di volerla risollevare.
Questo è l’aspetto multiforme del moderno principio economicistico, affermatosi dopo la rivoluzione industriale della seconda metà del ‘700, basato sul dogma inossidabile dell’innovazione tecnica, dove il regime produttivo sconsideratamente sostenuto dall’ossessivo sfruttamento delle risorse disponibili, dimostra di non conoscere alcun limite alla sua azione livellatrice. 

La tattica maggiormente scaltra, applicata da questa forma di macroscopica alterazione degli equilibri vitali, negli ultimi decenni è stata usata con successo in campo politico quanto in quello cosiddetto spirituale.
Gli aspetti maggiormente grotteschi della parodia ideologica coniugata alla concezione stessa di ‘progresso’, si rivelano anche nelle diverse estrinsecazioni dichiarate dal tradizionalismo moderno nella sua aspirazione, prevalentemente confusa, di un ipotetico ritorno alla tradizione; vale a dire del recupero di un ordine gerarchico incentrato su valori trascendenti.
Qualora mai fosse esistito nella storia un esempio simile e con ogni certezza dovremmo ritenere di si, tale realtà, sebbene chiaroscurata di atroci contraddizioni quanto di molteplici ‘interferenze’, attualmente (nell’ultimo tratto del presente Ciclo dissolutivo) non sarebbe per nulla attuabile.
E’ la realtà della ‘macchina’, l’uniformità indifferente dei suoi ritmi accelerati, indissolubilmente congiunti alla sistemazione della società di massa, che costituisce la sostanza di un sigillo ferrigno apparentemente invincibile e che nell’uomo contrasta la sua possibilità di riallinearsi (singolarmente e meno che mai coralmente) a determinate ‘frequenze elettive’ insite nel fluire della controversa manifestazione naturale.

Il tradizionalismo, dunque, andrebbe considerato come una bassa demagogia poiche' invocando retoricamente l’ombra delle forme tramandate dai Padri, di fatto, intriso com'e' di becero convenzionalismo, dimostra di rimanere completamente estraneo al loro spirito.
Il tradizionalismo è indice di miopia intellettuale, costituendo solo una stolta deviazione dei principi maggiormente puri ai quali solo superficialmente dichiara di volersi ispirare; pertanto, confondendo la nobiltà del ‘costume’ con la routine e sostituendo la ‘norma aurea’  con lo slogan e il più gretto particolarismo.
Lo stesso estremismo politico, nella società moderna si configura come l’estensione periferica maggiormente efficace posta a tutela di sopravvivenza delle forze controiniziatiche, a costituirne una formidabile garanzia, poiché l’eclatante sovversione che paventa, di fatto, rappresenta la forma migliore di mantenimento dell’(dis)ordine costituito, (una sovversione artificiale ammantata di potentissimi elementi seduttivi) convogliato con esasperante efficienza nei saldi argini dell’inconsapevole consenso massificato, che ne amplifica la spinta devastatrice.

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mercoledì 11 aprile 2018

Breve accenno sulla Guerra Occulta


La guerra occulta è quella che le forze del sovvertimento mondiale (opportunamente dovremmo ritenerle preposte alla macchinazione cosmica) conducono da dietro le quinte, adoperando mezzi che quasi da sempre sfuggono ai metodi ordinari di investigazione.

La nozione di ‘guerra occulta’, appartiene ad una visione, diciamo così, tridimensionale della storia, ad una storia guardata non secondo le due dimensioni di superficie delle cause, degli avvenimenti e dei dirigenti apparenti, ma altresì secondo la terza dimensione della profondità, (ovvero) secondo la dimensione sotterranea, che riprende forze e influenze decisive e spesso nemmeno riconducibili al semplice elemento umano, sia individuale, sia collettivo.

Avendo usato l’aggettivo ‘sotterraneo’, è bene precisarne la portata, indicando che non si tratta di un substrato oscuro e irrazionale della storia positiva, di un qualcosa che potrebbe stare alla parte conosciuta di essa nello stesso rapporto secondo il quale, nell’individuo, la subcoscienza sta alla coscienza di veglia…ma dal punto di vista dei veri soggetti della storia, le cose stanno ben diversamente, e non si può parlare, nel riguardo, né di subcoscienza, né di incoscienza, ma si deve pensare a forze più che intelligenti, a forze che sanno perfettamente quel che vogliono e i mezzi più opportuni per realizzare quel che vogliono.

Peraltro, sarebbe un errore fra i più pericolosi il supporre che questo substrato della storia sia occupato dall’irrazionale, (qui inteso nella sua esplicitazione degradata) così come dalla vita, (generalizzata) o da un’idea del divenire unicamente orizzontale o da qualunque altra di quelle categorie confuse inventate dallo storicismo moderno, nel momento in cui pensò di andar oltre la cosiddetta storiografia positiva.

Bisogna abituarsi a pensare che il cosiddetto modo ‘positivo’ di far la storia e di considerare gli eventi è assai meno un prodotto spontaneo e il pregiudizio proprio ad una mentalità quanto mai limitata, quanto una malevola suggestione, o persuasione, diffusa metodicamente (in forme più o meno sottili) nella cosiddetta ‘cultura moderna’ dalle forze antitradizionali, al fine di mascherare la loro azione.

Chi crede che la storia è semplicemente fatta dagli uomini e determinata esclusivamente da fattori economici, politici e ‘bassamente’ sociali, è destinato a non vedere null’altro e chi agisce sotterraneamente ha bisogno di ordinare, mediante lo svolgimento di un avvilimento programmato, una società che, appunto,  ‘non vede null’altro’ se non i motivi irreversibili della sua esasperante meccanizzazione.

Ad un dato momento del suo percorso storico fu necessario all’uomo di riconsiderare alcuni presupposti immaginali posti a fondamento dell’idea della Tradizione. Tutt’altro che un monolite inalterabile il suo nucleo è estremamente mutevole benché riguardi una medesima essenza ispiratrice.

Le molteplici sovrapposizioni teologiche, occorse a ricoprire la primitiva intuizione di ‘luce’ insita nell’identità dell’animo, possono considerarsi per loro massima parte come esemplari interferenze sottili (sbrigativamente bollate come sciocche superstizioni) derivanti dall’azione cosciente d’intelligenze preternaturali.

Sarebbe stato necessario e ancora lo è, smantellare dall’originario nucleo ispirativo anticamente confluito nel così designato ‘ordine tradizionale’ tutta la pesante impalcatura gerarchica, ancestralmente coordinata da entità (intelligenze precosmiche) estremamente elusive e ambigue, rideterminando con rinnovata convinzione l’originaria qualità empatica-estatico-tragica, che quaggiù, ancor prima dell’oscuro pantheon sumero, scioglie l’enigma connesso ai motivi maggiormente reconditi dell’animo e che, ugualmente, congiunge straordinariamente la sua essenza alla preminente identità poetica, con la quale costituisce un’unità inscindibile; pena la tristissima dissolvenza nel più cupo degli oblii.

Questo perché se la materia è scissa dal significato della ‘poetica integrale dell’essere’ (la quale nulla ha a che vedere con il facile sentimentalismo o con la deleteria emotività legata alle esigenze effimere dei vezzi ornativi) diviene solo un arido algoritmo e più che morte diventa irrimediabile obnubilamento della coscienza.

Sull’equivoco remoto, intercorso tra l’inganno giunto a sovrapporsi al flusso trascendente della fonte ultraterrena e l’impulso della volontà emancipatoria, connaturata alla controversa natura umana, le cosiddette ‘forze antitradizionali’ negli ultimi secoli hanno alterato ulteriormente la nostra percezione della realtà, affinché la definizione della moderna società di massa fosse del tutto coincidente alla nuova forma di pregiudizio ‘positivistico’ che la domina integralmente, costituendo in ciò quella condizione ideale su cui poter ‘innestare’ la più letale delle manipolazioni psichiche, ottenuta per mezzo di una subdola forma seduttiva (pop-ipnosi) nella finalità di azzerare nell’uomo la pura consapevolezza.


Rimangono fondamentali le veridiche confessioni sinteticamente esplicitate nei celeberrimi film ‘Essi vivono’ e ‘Matrix’ (da notare che il secondo è uscito a undici anni esatti dal primo) e benché il film di John Carpenter rispetto alla pellicola dei fratelli Wachowski appaia come un prodotto estremamente dozzinale, il dirompente messaggio di fondo presente in entrambi i film riguarda un’eminente sapienza ierosofica di retaggio gnostico: la realtà ordinaria, quella dove interagisce la mente strutturata sulla mera identificazione egoica, è un complesso inganno ordito da malevoli entità.
Costoro, in un ‘tempo prima del tempo’, sabotarono la ‘matrice’ e, congiuntamente con essa il DNA (elica della vita) per sfruttare l’uomo, incatenandolo alla legge di necessità, avvalendosi della sua energia e, appunto, la Matrix è la metafora di un mondo creato al computer; come recita il celeberrimo dialogo: per tenerci sotto controllo, al fine di convertire l'essere umano in questa (una pila).


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