giovedì 29 marzo 2018

Il disadattamento cosmico (il Battesimo nella concezione della Gnosi e frammenti dalla Vita nuova)


Poiché la verità non è un termine ma un principio, non è un concetto ma una forza che deve agire; e agisce soltanto quando essa può funzionare in un organismo preparato ad essere mosso da essa.

(Aniceto del Massa: Diari)


Ioan Petru Culianu nel suo bellissimo saggio “Eros e magia nel Rinascimento” riconosce al pensiero di Giordano Bruno il vero e solo posto d’onore tra le teorie della moderna manipolazione delle masse, indicando il trattato Il “De vinculis in genere” come lo scritto che meglio di ogni altro decritta le tecniche d’influenza collettiva delle menti.

Scopo della suggestione malevola, antica o moderna che sia, è quello di legare per mezzo di vincoli occulti la nostra volontà a interessi che le sono fondamentalmente estranei.

Hanno avuto torto gli storici moderni sostenendo la scomparsa della magia con l’avvento delle scienze positive, quando in realtà essa non ha fatto altro che dissimulare i suoi significati in quest’ultime; uno stratagemma che ha permesso di amplificare la forza persuasiva di determinate influenze negative.

La magia non ha mai smesso di proseguire i sogni e gli scopi deviati di tutte quelle volontà malevoli che da sempre, intendono avvalersi di determinate malie per soggiogare l’identità umana; in particolar modo, nel tempo attuale, dove sono presenti avanzati sostegni che accrescono la portata della seduzione oscura come forse mai nel passato s’è potuto fare.


Agli albori del Rinascimento, Marsilio Ficino definì appunto come ‘rete’ il legame immaginale (propriamente virtuale) atto a fascinare nell’individuo la suggestione, una qualità malleabile ed estremamente variabile, efficacemente intercettata dalle finissime maglie di una composita tessitura simbolica la cui distorsione valoriale è accuratamente preordinata dai manipolatori della psiche.

Un principio questo, oggi estremizzato dall’insieme delle connessioni che articolano la rete virtuale di internet, dove prevalentemente è realizzata una moltiplicazione insana delle suggestioni, la cui finalità mira a inviluppare la qualità soprasensibile dell’essere in continui inganni degradanti.

Non è dunque un caso che la distorsione dell’erotismo e il suo scadimento nella più bassa pornografia, rappresenti il principale motivo su cui convergono i motivi della manipolazione psichica, poiché, è noto, che la distorsione dell’Eros = amore infero, (Eros tirannico) sin dall’antichità, costituisca la causa prima dell’azione vincolante esercitata dalla magia nera; quale espressione di una circostanza spiritualmente infettante e ascrivibile ad una delle maggiori manifestazioni negative della potenza dissolvente il senso - puramente eroico - dell’essere.

Per noi è quanto mai vitale poter invece comprendere l’importanza dell’unico Valore che sia in grado di determinare la completa pienezza dell’animo, poiché il fondo decadimento della condizione etica sembrerebbe coinvolgere irrimediabilmente gli aspetti maggiormente reconditi della nostra esistenza.
La miglior presenza a questa vita, consisterebbe in null’altro se non nella capacità di mantenere desta la consapevolezza sulla realtà invisibile del continuo ‘combattimento magico’ intercorrente tra la coscienza e le potenze incorporee che la circondano e verso le quali è chiamata ad insorgere nella finalità di contrastarne intimamente l’azione dissolvente.
Quando Dante, nel capitolo III della Vita nuova, riferisce dell’apparizione emblematica che lo esorta all’esperienza interiore del “Vide cor tuum”, intende significare proprio la notevole estrinsecazione di un capovolgimento visionario dell’essere, di cui l’uomo ha esperienza fin dalla più remota antichità.

‘Vide cor tuum’, costituisce la sintesi di un invito misterico rivolto alla persona di ogni epoca, nel momento in cui ha compreso che la ricerca della propria identità ‘splendente’ va intrapresa in se stessa, inoltrandosi nei luoghi maggiormente incogniti della propria interiorità.

Un’esperienza che ordinariamente giace nelle nostre profondità psichiche e il cui ‘risveglio’, eccedendo infinitamente la mera identificazione egoica, riconnette la coscienza oltre il ‘tragico splendore’ che promana dalla remota scaturigine dell’essere.

Fin dalla preistoria, il bagliore cosciente dell’uomo individuò nel cuore e nel sole i contrastanti simboli fisici atti a rivelare l’azione nobile, benché estremamente tormentata, di una medesima potenza generativa scaturita dal nulla.

Solo attraverso la realtà di questa intima vocazione, l’Uomo vive autenticamente rinnovando l’aspirazione di una Pura Redenzione sovra-universale.

Nella visione Beatrice – anticipazione sensibile della Sapienza rivelata – mangia visibilmente diversi pezzi del cuore magmatico e radiante del Poeta: presentatosi come umbratile luminescenza dell’inquietante figurazione di Amor e dove il maggiore significato allegorico restituito al suo valore elettivo, svincola l’immagine dal mero senso letterale.: “...segnore di pauroso aspetto…apparso in nebula di color fuoco” e ancora, “…e tanto si sforzava per suo ingegno, che le fece mangiare questa cosa che in mano le ardea, la quale ella mangiava dubitosamente…”

Il cuore è la tradizionale sede dell’intelligenza sensitiva, il vano emblematico in cui la passione puo' preordinarsi a mutare di senso, (elevandosi da se stessa in se stessa) trascendendo tutti quei motivi inferiori che nella dimensione terrena costituiscono la causa del proprio radicamento mortale.


Ciò che il poeta offre all’amata figurata è la propria intima ‘radianza’, sacralizzata come esempio paradigmatico dell’ideale Amor Cortese, il quale, attraverso una fondamentale estensione lirica dei suoi preminenti significati, definisce l’ideale superiore di Salvezza; (puramente sacrificale) inteso come l’imprescindibile scopo attraverso cui la controversa realtà umana realizza la verità dell’essere.

La realtà elettiva dell’invisibile metamorfosi dell’animo, qui è preavvertita da una sensibilità assimilata nella stessa poetica integrale, con la quale forma un’unità inscindibile e che potremmo qualificare come ‘perfetta anomalia elettiva’, che misteriosamente contraddice dall’interno le cicliche cadenze ordinanti i ritmi universali.

L’animo è destinato a sperimentare molteplici tormenti, amalgamati a possibili rivelazioni sublimi, ma, fondamentalmente, la sua identità è tragica e determinata dalla sua basilare estraneità alla prestabilita preordinazione insita nello ‘stato di natura’, in cui si ritrova incastonato per motivi apparentemente inesplicabili e dal quale emerge sorreggendosi ad una peculiare distinzione, caratterizzata dall’innata irriducibilità della sua enigmatica essenza, impossibilitata a sottostare passivamente alle preordinate leggi naturali di necessità, dove ogni cosa manifesta è destinata alla caducità.

Il Cosmo è la nostra smisurata dimora fittizia, dove la coscienza è destinata a non trovare mai la propria ‘reale dimensione

La riflessione sulla finitezza, cui la vita materiale è destinata, ravviva nell’animo un disagio che può essere definito anche come il motivo di un disadattamento integrale, (inteso come senso recondito della pura meraviglia) follemente proteso oltre ogni possibile limite universale, per evocare, attraverso l’indefinita somma delle sue intime tensioni, l’accadimento prodigioso della propria trasfigurazione***(1).

L’impronta nostalgica dell’essere, è rilevata dalla necessità di ritrovare nei fondali simbolici dell’oceano primordiale quei motivi elettivi (l’emblematica perla ignea) in grado di redimere la disperazione atavica determinata dallo smarrimento della perduta integrità trascendente.

E' la significativa testimonianza di un immersione allegorica, variamente figurata come obbligatorio passaggio esistenziale presente nelle narrazioni di tutti gli originari Miti della creazione, quale indispensabile circostanza di Salvezza dell’essere, dunque, dell’uomo stesso, affinché possa ritrovare il congiungimento con l’enigmatico “Corpo di Gloria ” delle Origini dimenticate. La sua determinazione primordiale è sommersa dall’incessante fluire del tempo e, anche se inabissata nel fondo degli Eoni, non potrà mai dissolversi definitivamente.

In questo senso s’inquadrerebbe la simbolica pesca degli uomini da parte del Cristo. Egli, invitando ad immergere le reti della pesca allegorica, invita l’uomo a recuperare la sua sommersa determinazione primordiale, il cui compimento infonde la sorprendente rivelazione di un potere spirituale completamente svincolato dal controllo degradante imposto dall’ego sulla coscienza, ordinariamente invischiata nei motivi dell’inganno atavico.  

Il tema della determinazione primordiale perduta, sebbene in diversa espressione, è il medesimo trattato nei tragici furori dionisiaci, paurosi e radiosi e mutuati da più antiche liturgie preistoriche, rivelate alla coscienza da un vertiginoso smarrimento universale. Attraverso l’ebrezza furiosa, angosciosamente tuffata nella primordiale sorgente nostalgica, il Miste conseguiva l’estinzione della propria sete d’infinito.
La polla sorgiva nostalgica è uno specchio lacustre, screziato di molteplici e ambigui riverberi, con essa s’individuerebbe la medesima fonte dove Narciso, essendosi lasciato sedurre dal riflesso della propria immagine, annega. La fonte emblematica è un luogo dove trovano reciproca confluenza le acque di vita a quelle stesse di morte, (le corrosive acque del dio Kronos) i cui mutevoli sensi figurali irrigarono le antichissime e ‘pietose vigne’, assieme le straordinarie (benché dolorose) e contrastanti fioriture dell’essere.

Nella sorgente nostalgica scorre un’acqua propriamente immateriale, contrapposta alla corrente psichica vitalizzante il dominio della cosiddetta dimensione astrale, secondo la visione degli gnostici, intesa come emanazione sovrasensibile del desiderio corrotto degli arconti.

Un limbo rarefatto, dove confluirebbero le indefinite estensioni emozionali delle diverse eggregora elaborate dall’indefinita somma delle inquietudini psichiche dei vivi e in cui trovano motivo d’immersione nel dopo morte numerosissime anime disincarnate, ingannate da molteplici suggestioni svianti e ancora aggiogate ai fili della teatralità di fantasmagorie infinite, che le accompagnano lungo un camminamento degradante facendole ridiscendere, una volta ancora, nella vita materiale. Qui, cadendo ancora nell’inganno, rivestiranno altri corpi di sofferenza.

Nel mito gnostico, è la corrente psichica a convogliare la discesa delle anime verso il cosmo, precipitandole sordamente nella materia; dove affondano come pesanti ciottoli gettati nelle acque di un fiume torbido.

In un certo senso, il battesimo emblematico del Cristo dovremmo ritenere essere stato attuato in un flusso puramente immaginale, immergendosi nel tratto maggiormente limpido della medesima ‘corrente nostalgica’, (intesa quale immateriale ‘acqua di salvezza’) dove poté trarre il principio splendente della propria Liberazione.
L’immersione nel fiume battesimale è simbolica e attesta la sua uscita dal fluido negativo portato da acque esteriori solo psichiche e, perciò, sostanzialmente impure. Nel fondo melmoso del fiume fisico, sedimenta il limo infetto scaturito dall’abisso demiurgico da cui promana una materia perennemente febbrile e agita dalle convulsioni caotiche delle sue incessanti trasformazioni.*** (2) 

A questo significato andrebbe anche riferita l’allegoria evangelica del camminamento sulle acque effettuato dal Salvatore, come principio di elevazione dal demiurgico oceano primordiale.

L’iniziativa autenticamente cosciente e che possiamo definire come propriamente geniale, è realizzabile in noi, ma, in un certo senso, unicamente fuor di noi stessi, non riponendo la speranza nel favore arbitrario di qualsiasi entità trascendente, ma, piuttosto, col ricercare esclusivamente in noi stessi, fin d’ora (qui e ora) nella dimensione presente, la massima integrità possibile.


***(nota 1)

La grave condizione di disadattamento cosmico, che contraddistingue la ricerca dell’animo volto alla comprensione di se stesso, è anche sostenuta dalle parole riportate in Matteo 8,18-22: “Le volpi hanno una tana e gli uccelli hanno un nido, ma il Figlio dell'uomo non ha un posto dove poter riposare”.

*** (nota2)

“La visione negativa, demoniaca del battesimo e delle acque è presente in altri ambiti gnostici.

Nel primo dei due brevi e frammentari “Trattati sul Battesimo” che chiudono la Esposizione valentiniana di Nag Hammadi, si descrivono le acque del Giordano come un “luogo del mondo”, ovvero una corrente psichica in “discesa” verso il cosmo e il conseguente incatenamento alla sfera dell’Heimarmené.

Il momento salvifico non è quindi l’immersione battesimale, bensì l’uscita dalle acque ( = Giordano = mondo) verso l’Eone incorruttibile.

L’Esegesi dell’anima, ulteriore scritto proveniente dal corpus copto di Nag Hamadi, sottolinea l’imperfezione e la negatività del rito battesimale: è il battesimo di “conversione” (metanoia) fatto di “dolore e sofferenza”, che ha come destinatari gli “psichici”, cioè gli adepti della Grande Chiesa”.

(cit. da Ezio Abrile: “Un Karma Occidentale” ; II capitolo ‘Il caso gnostico’ - ed. Mimesis 2017)

Poiché, tramanda il pensiero gnostico, la Grande Chiesa di Roma, istituita fin dai primissimi tempi della sua fondazione sopra una distorsione dell’autentico significato di Salvezza, è asservita alla dimensione demoniaca e il suo rito battesimale, avvalendosi di una simbolica “acqua di morte”, (quale veicolo prescelto a trasmettere l’influsso di un’entità falsamente benevola: l’arconte omicida chiamato Jahvè) tutt’altro che redimere, segretamente rafforza i vincoli eterici preposti a soffocare la primigenia determinazione dell’animo.

Quanta solitudine dolente e penosa, quale spaventevole e oscura inquietudine trapela da queste parole, dalle quali emerge il fondo delirio tirannico del demiurgo omicida:  Io, io – sono - Yahwéh e nessuno eccetto - me è - Salvatore, (Is 43:11) 


Link a questo post:

Crea un link

<< Home page