martedì 21 novembre 2017

Exilium


La Poesia coinvolge sempre un’elevata riflessione meta-cosmica, dove la totalità del Cosmo è multiforme allegoria di significati che trascendono la dimensione finita.
L’Universo è l’immensa finitezza di confini che, per quanto irraggiungibili, arginano in ogni caso il volo dello spirito.
I Poeti antichi, tracciando verso l’infinito la rotta invisibile della navigazione allegorica sostenuta dal chiarissimo e assieme inquietante - immensamente evocativo - dialogo con la propria remota realtà interiore, orientarono la direzione esistenziale dell’uomo, elevandone l’essenza con l’attraversare la vastità emblematica della propria condizione tragica.
Tragedia e tragico sono gli emblemi di una specifica determinazione lirica in grado di trascendere il fenomeno per dirigere l’attenzione al noumeno; di ciò che alla realtà sta “dietro”.
La realtà umana è finita, ma poiche' presagisce l’eterno subisce di continuo il conflitto di un richiamo segreto, evocato dalla sua stessa interiorità che e' come soffocata dai limiti preordinati della dimensione naturale.

L’essenzialissimo nucleo alchemico depurato di ogni folklore, mai come oggi rivela la sua ineffabile mescolanza, che è tanto evidente quanto sterilmente annerita dal senso moderno d’innovazione.
L’estrema innovazione della tecnica, che vale una sovrana profanazione, non potrà mai entrare in reale intimità con l’universo, poiché la ragione gira attorno le cose, le analizza con ripetuta morbosità aggiogandone le molteplici rispondenze a sconsacranti strumentalizzazioni che non potranno mai conoscere l’anima del mondo.  
E’ quanto mai essenziale per noi il poter discendere al “ceppo” lirico del nostro essere, poiché da esso dirama la chioma emotiva del carattere. E’ dal fusto emozionale centrale che avviene il moltiplicarsi periferico di molteplici emozioni contraddittorie e incrociate fittamente tra loro come i rami di un albero.
L’istinto, l’emozionalità pura, attingono nutrimento dalle radici semplici dell’esistenza, i cui motivi maggiormente profondi attingono nel buio primordio di ogni necessità attirata a manifestare la propria germogliazione dalle tenebre alla luce, per finalità che rimangono inesplicabili.
L’uomo è campo e assieme pozzo, dal cui fondo si propaga l’eco di compositi richiami, amplificati e distorti nelle profondità dissimulate dal cono d’ombra delle sue pareti, dove si agitano aspirazione, sgomento, ferocia e amore. E’ nel limo fecondo e contaminato della nostra interiorità, nelle sue rinnovate tenebre che attecchisce la prima radice del seme passionale dell’essere.
La condizione umana di per sé, trovata al cosiddetto stato naturale, costituisce già una circostanza di esilio.
Per questo la riflessione antica - con l’istituire Scuole dove poter sperimentare una formazione integrale dell’essere mediante l’esercizio di una Disciplina propriamente Felice (ierosofia) accessibile a coloro che ne intendessero partecipare - assai giustamente stimava come circostanza fondamentale pervenire al mistero prima che il germoglio emotivo vedesse la luce.
Opera elettiva di alchimia propriamente domestica sarà costituita da un lavoro di paziente rettificazione della propria contaminazione emotiva, nel consolidare, conferire struttura, dignità, alla propria commozione interiore di cui l’ego ha preso possesso. La commozione è estremamente indebolita, resa quasi informe dal contagio eterico che appesta il nostro tempo.
Nessun altro se non noi, agendo in noi stessi con l’intento di chiarificare e rivitalizzare la primissima intelligenza minerale deposta nel proprio terreno interiore, (quella minima parte residuale non ancora compromessa dalla contaminazione della presente Età) potrà rettificare l’irrimediabile dannazione fisiologica.
Si palesa l’irrimediabilità di una condizione estremamente infelice, quella di una coscienza priva di memoria splendente, permeata da plurime, complesse quanto perniciose interferenze, in balia delle quali, a ben considerare, il cablaggio tecnologico sembra volerla definitivamente consegnare; distanziandola paurosamente dalla sua vera identità: quasi a costituire una formidabile condizione di esilio fabbricata intorno all’esilio stesso.