giovedì 19 ottobre 2017

senso della modernità e indizi minimi di alchimia operativa



“…Egli (l’uomo) è piuttosto simile a un animale per gli dèi. Invero, come molti animali rendono servizio all’uomo, così ciascun uomo rende servizio agli dèi. Se la perdita di un solo animale ingenera una sofferenza, quanta se ne proverà per quella di molti? Per questo non è gradito che gli uomini sappiano ciò ovvero, della possibilità di divenire liberi ".
(Brhadaranyaka Upanisad I,IV,10)
Assolutizzare le progressioni della persona nelle facoltà solo razionali dimostra null’altro se non la completa incapacità dell’uomo contemporaneo di poter esprimere pienamente se stesso, anzi, l’esaltazione della ragione coinvolta nell’odierna corsa sempre più scomposta e pacchiana del progresso, in realtà, prova con ogni evidenza della definitiva messa in consegna dell’individuo proprio a quelle pulsioni oscure che crede d'ignorare e delle quali, appunto, diviene l’inconsapevole e triste ostaggio.
Di tutte le Età umane il segmento appartenente alla nostra, indubbiamente, costituisce il tratto maggiormente critico.
L’azione essenzialmente disordinata della cosiddetta innovazione, la sua frenesia “emancipante”, moltiplica sconsideratamente nell’uomo i suoi impulsi cosiddetti irrazionali, perché, è bene rammentare, che la falsificazione e l’iper-contaminazione sono gli effetti inscindibili e maggiormente veritieri provenienti dall’autorità costituita, sia essa politica che religiosa.
Attraverso una plurimillenaria sistematica contraffazione dei valori, il cosiddetto “potere” ha rivestito di molteplici inganni il nucleo maggiormente puro dell’ispirazione, soffocandolo con finzioni deleterie che realizzano impalcature teologali o ideologiche di apparati dogmatici mostruosi, completamente contrari alla facoltà umana di poter esistere in piena coscienza di se’.
Sostanzialmente "progresso" è quanto viene preordinato per adattare l'uomo ad una irrimediabile condizione disumana.
L'idea stessa di “innovazione” consisterebbe nella corrosione continua di quanto serve a centrarci nel Cosmo come coscienze autenticamente consapevoli.
Progresso e innovazione, per l'evidente frenesia di mercificare la totalità della vita e per la stessa urgenza incontrollata con cui sono perseguite, si collocano agli antipodi della compassione, a costituirne la più evidente delle negazioni.
L’idea stessa di Civiltà, almeno fino all’acme di ogni sua avvenuta fioritura, scaturì unicamente dal principio spirituale cui ogni altra cognizione materiale organizzata rimase sottoposta, almeno fino a quando la superiore essenza ispiratrice, per gli stessi motivi inesplicabili della sua manifestazione, giunse al massimo degrado abbassando il senso dello scibile in volgare pragmatismo. 
L’esperienza propriamente detta spirituale è consacrata dalla stessa tensione poetica, scaturita dal primo attributo della coscienza e costituita dalla sua qualità puramente chiaroveggente; attualmente confusa se non del tutto ottenebrata da una progressiva sclerotizzazione intellettualistica della nostra originaria aspirazione di libertà spirituale.
La progressiva riduzione delle nostre facoltà superiori, lo stesso ottenebramento di senso della luce poetica, che nella realta' presente, è bene sempre rammentare, rappresenta l’unico varco per accedere ad una superiore dimensione della Conoscenza, fino a un dato momento storico, tale barlume intuitivo, costituì i motivi maggiormente autentici di accrescimento dell’esperienza umana. 

Adesso, l’esperienza è completamente soggetta ad un ordine involuto di meccanizzazione planetaria forzata e tale sopraggiunto impoverimento della sensibilità, sancisce appunto l’approssimarsi della rovina del Ciclo attuale.
La fine, a ogni modo, non può essere prevista come alcuni vorrebbero far credere con la stessa esattezza che si riscontra nelle ricorrenze da calendario.
E’ comunque indiscutibile la persuasione percepita da molti che proprio ora ci troviamo nella fase terminale dell’Era e che tale fase conclusiva non è iniziata oggi, ma la sua emergenza è introdotta al senso maggiormente profondo dei tempi nell’avvento allegorico del Cristo, la cui Ri-velazione accadde in concomitanza alla medesima nascita del fastoso e pericolante impero romano; la cui affermazione, in un certo senso, si pone in completa antitesi ai motivi originari (propriamente veggenti) connessi alla primitiva fondazione dell’Urbe.
La cosiddetta Tradizione, il suo nucleo esperienziale di esemplare veridicità, è fondato all’interno di una verità-visione di carattere essenzialmente estatico - operativo, (basti a questo voler considerare la valenza primaria costituita nel mondo arcaico e antico dei Misteri del Mestiere e della loro prerogativa d’infondere nei manufatti, dai suppellettili ordinari ai capolavori dell’arte, un calore spirituale completamente sconosciuto all’oggettistica moderna) dunque, della possibilità di realizzare un particolare entusiasmo, propriamente elettivo, che determinò l’elevazione dell’essere in piani non comunemente dati della realtà.
L’entusiasmo elettivo, in ogni caso, non può essere equivocato con il facile deliquio dei sensi modernamente inteso, (il volgare offuscamento cognitivo ordinariamente procurato dall’uso nevrotizzato, dunque inconsapevole, delle più disparate “sostanze” legali e non) ma, cosa questa fondamentale, riguarda una “segreta passione” della coscienza, scaturita come reazione ad una profonda condizione di crisi esistenziale, il cui evento travolge la vita interiore di chi ne partecipa.
Tale intimo rivolgimento, fino a un dato momento fu guidato e disciplinato da iniziazioni autentiche e, affinché potesse essere di effettiva utilità, stabilito solo e sempre all’interno di un percorso di disciplina rafforzativa del carattere; dunque, di una rigorosa metodica operativa dell’essere.
Per l’uomo moderno è estremamente difficoltosa la possibilità d’intraprendere un simile percorso, il quale, peraltro, rimane sempre e comunque l’unico valido a restituire la persona alla sua reale identità.
L’interiorità di ognuno in massima parte oggi e' lasciata in balia di continui depistaggi, in prevalenza somministrati con l’ideologia stessa del “progresso” e dalla fede laica nella cosiddetta evoluzione, ma anche le diverse religioni istituzionalizzate hanno fatto e tutt’ora fanno la loro ottima parte per tenere sottomessa l’umanità a sovrastanti quanto rarefatti potentati obliqui.
La sostanziale incapacità che in quanto moderni abbiamo d'infondere un rinnovato calore applicativo alla materia, sembra averci esiliato dentro la finissima quanto soffocante patina estremamente tenace di ciò che si definisce come realtà preconfezionata, di cui tutti, volenti o no, siamo fruitori e in massima parte prigionieri.
Ogni avanzamento della consapevolezza profonda, potrebbe figurarsi come l’intaglio di un ulteriore tassello del complesso mosaico cognitivo dell’essere, per realizzare attraverso la sua possibile ultimazione, il significato ultimo di “visione superiore” (propriamente iniziatica) congiunta al senso stesso di una preponderante limpidezza dell’animo.
E’ la percezione accresciuta di ciò che per definizione, appunto, esula da ogni possibile spiegazione razionale, costituendo in ciò la sostanza immateriale di quel basamento estatico - il cui fine principale coincide con l’estinzione definitiva dell’ego storico occasionale; (estinzione della coscienza ordinaria) – che, disattendendo completamente il controllo imposto dalla mente come strumento materiale cognitivo, trae il senso maggiormente profondo del proprio innalzamento da quanto si qualifica come ineffabile, inesprimibile (tale è il nucleo misterico a qualsiasi Tradizione possa essere riferito e non muta mai di significato, casomai, da malevoli gerarchie, è volutamente equivocato) poiché, da sempre (con “sempre” intendendo dire dalla “caduta” in poi) tale aspirazione di Salvezza appartiene agli imperscrutabili motivi del disvelamento ultimo riferiti alla realtà dello Spirito.
Una Disciplina Integrale dell’essere, si dimostra come l’unica circostanza idonea a svincolare l’uomo dai molteplici legami (prevalentemente meschini) che lo costringono al dominio della necessità solo materiale.
Sostanzialmente, il nostro nuovo, quanto "privato" rinascimento (e scrivo volutamente rinascimento con l'iniziale minuscola) avendo smarrito l’intenzionalità corale, consisterebbe nella capacità di riscattare mediante azioni efficaci apparentemente minime quell’inedia che spesso, all’interno dei nostri abitacoli domestici, ci attanaglia come intorpidente morsa eterica.
Per le basse frequenze condensate nei grigi e compattati moduli abitativi, (la pessima architettura detta "razionale") nonché, per la continua tirannia esercitata dall'uso di molteplici complessi congegni elettromagnetici, la domesticita' più che un luogo di elettiva formazione quotidiana, è divenuta altresi' la prova evidente di un condizionamento avvilente. 
In sostanza, per noi si tratterebbe innanzitutto di riuscire a “bonificare” le rispettive “paludi domestiche".
La "nuova" alchimia consisterebbe nel riuscire a capovolgere quell'infido spettro elettromagnetico artificiale che avvolge a gabbia eterica le nostre intime tensioni; tale ritrovata alchimia consisterebbe nel poter ricavare oro potabile da questo ininterrotto flusso malsano.
In un certo senso, compresi come siamo nella nostra fonda insignificanza saremmo ugualmente chiamati per tentare in ogni caso la prova maggiormente ardua che nemmeno nei peggiori incubi visionari di un Zosimo o di un Paracelso poteva essere presagita.
L’identità profonda e dissimulata del progresso è l'orrido.
Sicuramente è anche sciocco pensare d'invertire il flusso dei tempi sospirando età auree perdute. Oltre a tutto ciò, come fu esemplarmente riportato da un grande poeta dei nostri tempi, dovremmo poter trovare - una volta superata la marea delle nostre aspirazioni e recuperato un provato metodo per operare in esse - la purezza inesprimibile di un nuovo prima del prima. L'ego non arriverà mai in simili lontananze.

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