lunedì 30 ottobre 2017

Quale stato di natura?



Il quesito sul senso della vita forse non è mai stato posto tanto nettamente come ai nostri giorni, in cui il mondo ha squadernato tutto il male e l’insensatezza di cui è capace.

Un documentario riprende scene sulla vita del gambero predone di mare, si succedono le sequenze di tutte le possibili tattiche di sopravvivenza a cui spontaneamente si formano gli esseri allo stato di vita elementare, divorandosi a vicenda come chiare illustrazioni di quella spietata lotta generale per l’esistenza di cui è piena la natura vivente a differenti livelli di manifestazione.

Vincitore nella lotta con pesci, molluschi, salamandre, in questo filmato, risultava invariabilmente il gambero di mare, grazie alla perfezione tecnica dei suoi strumenti di distruzione: la poderosa mandibola con cui fa a pezzi l’avversario e le sostanze tossiche con le quali l’avvelena.

Questa è stata nei secoli la vita della natura, lo è tuttora e lo sarà nel futuro.

Se ponderare sui significati profondi di un siffatto spettacolo dovesse turbarci, se alla vista delle scene nell’acquario sorge in noi un senso di nausea morale, ciò dimostrerebbe che nell’uomo (in alcuni uomini) agiscono i “germi” di un altro, diverso mondo – intendendo con ciò – di un altro piano dell’esistenza; altrimenti intesa come dimensione solo brutale.

Si, perché lo stesso nostro turbamento di uomini non sarebbe concepibile se questo tipo di vita animale ci si presentasse come l’unico possibile nel mondo – come l’unico possibile nella totalità della vita del cosmo – e se non sentissimo in noi stessi la vocazione, la predestinazione, a realizzarne un altro diverso.

A questa istintiva, cieca e caotica vita della natura che ci circonda si contrappone nell’uomo una diversa, superiore legge, che fa appello alla Coscienza e alla Libertà (Libertà Ontologica).

Ma nonostante ciò, la vocazione fino ad ora è rimasta solo come tale; anzi, la coscienza e la libertà dell’uomo si abbassano dinanzi ai nostri occhi al grado di strumenti di quelle oscure, basse, animalesche inclinazioni, contro le quali esse in realtà sarebbero chiamate a lottare. Di qui deriva l’orrendo spettacolo offerto dal mondo contemporaneo con la sua ossessiva rincorsa al cosiddetto  “progresso”.

Il senso di nausea e di ripugnanza morale raggiunge in noi il limite massimo quando vediamo che, nonostante tale potenziale vocazione elettiva, la vita dell’umanità nel suo insieme ricorda in modo stupefacente ciò che si può osservare nel fondo di un acquario.

Tale fatale somiglianza viene dissimulata, nascosta, mascherata da quella patina di convenzionalità ordinariamente definita come “cultura”, oggi completamente assoggettata alla fredda logica della ragione e della tecnica, le quali, in definitiva, legittimano il diritto sovrano di chi possiede la mascella più forte e il veleno maggiormente tossico.

Tutto l’insieme del nostro avanzamento tecnico costituisce una sovrana contraffazione delle leggi biologiche elevate a principio ultimo dell’esistenza. Ciò che ci differenzia dal gambero predone di mare sarebbe unicamente la raffinatezza, un certo gusto dell’effimero, una predisposizione all’assemblaggio complesso di più elementi motivato da una presa di coscienza maggiormente ampia rispetto all’essenza puramente bestiale. Quanto basta per accorgersi di un’effimera vanità, compiaciuta nel riflesso di uno specchio (o di un selfie) attraverso il quale poter identificarsi e dire “io sono”; dissimulando nella perversione dell’intelligenza un vuoto, una vacuità altrimenti solo disperante.

La realtà tecnologica di stampo esclusivamente utilitarista, costituisce la conversione delle leggi di natura in forme di principii assoluti e proprio da ciò scaturisce l’aberrazione della nostra identità, poiché da tale innaturale elevazione della necessità biologica erroneamente decifrata a canone etico, trabocca la dismisura contaminante del nostro agire al di fuori di ogni principio autenticamente etico.

Nel mondo animale, (basti considerare l’organizzazione gerarchica dei grandi agglomerati insettoidi) la tecnica dei mezzi di sterminio e la perfetta organizzazione istintuale, costituiscono quasi un dono della natura ad esseri privi di barlume cosciente e conseguentemente di libertà, rivelando in ciò una congenita assenza di vita spirituale cosciente.

Nell’uomo, invece, rimanere aggiogato a tale distinzione non torna affatto a suo favore, concentrandosi come fa di crearsi unicamente una mascella più forte ed elaborare veleni sempre più efficaci per distruggere e divorare i propri simili, testimonia in questo il fondo asservimento ad un principio oscuro del mistero splendente di cui è custode da tempo immemore.

L’abbassamento dello spirito, esclusivamente concentrato per esaudire basse inclinazioni materiali, conferendo a tale supremazia solo biologica un assoluto carattere coercitivo, ha attirato a sé ogni altro valore riferibile alla realtà di carattere superiore puramente trascendente e che, in definitiva, costituisce l’unica possibilità per l’uomo di svincolarsi dalla cieca immedesimazione in motivi essenzialmente insensibili e crudeli.

Almeno di una cosa occorre essere consapevoli: quest’attuazione dell’idea di progresso significa la più letale delle deformazioni delle “sembianze” umane; la progressiva assuefazione dell’uomo persuaso a realizzare la sua completa disumanizzazione.

L’attuazione e la pianificazione forzata del progresso, per le violente modalità con cui è perseguito, (sovranita' industriale) sembra pienamente rivelarsi per essere l’estensione estrema di una forza di scardinamento identitario che opera in questo piano dimensionale da antichissimo tempo.

Il “progresso”, in un certo senso, assolverebbe anche al medesimo compito che un tempo, durante gli assedi, avevano i cosiddetti “arieti” con cui si abbattevano le mura e le porte delle città da conquistare; in questo caso le porte e le mura sono allegoriche e riferibili alla nostra “cittadella interiore”.

Di questa elaborata forza predatoria convenzionalmente definita come “innovazione”, la quale in ultima istanza dimostra di mirare alla conquista definitiva della nostra identità profonda, per noi è più che legittimo diffidare e chiedersi, anche avvalendosi di mezzi indagativi apparentemente inconsueti, chi sia ad agire all’ombra dei suoi irrefrenabili impulsi.     


(Riflessione in massima parte desunta dal trattato “contemplazione nel colore - tre studi sull’Icona russa - ” di Evgenij Trubeckoj)

giovedì 19 ottobre 2017

senso della modernità e indizi minimi di alchimia operativa



“…Egli (l’uomo) è piuttosto simile a un animale per gli dèi. Invero, come molti animali rendono servizio all’uomo, così ciascun uomo rende servizio agli dèi. Se la perdita di un solo animale ingenera una sofferenza, quanta se ne proverà per quella di molti? Per questo non è gradito che gli uomini sappiano ciò ovvero, della possibilità di divenire liberi ".
(Brhadaranyaka Upanisad I,IV,10)
Assolutizzare le progressioni della persona nelle facoltà solo razionali dimostra null’altro se non la completa incapacità dell’uomo contemporaneo di poter esprimere pienamente se stesso, anzi, l’esaltazione della ragione coinvolta nell’odierna corsa sempre più scomposta e pacchiana del progresso, in realtà, prova con ogni evidenza della definitiva messa in consegna dell’individuo proprio a quelle pulsioni oscure che crede d'ignorare e delle quali, appunto, diviene l’inconsapevole e triste ostaggio.
Di tutte le Età umane il segmento appartenente alla nostra, indubbiamente, costituisce il tratto maggiormente critico.
L’azione essenzialmente disordinata della cosiddetta innovazione, la sua frenesia “emancipante”, moltiplica sconsideratamente nell’uomo i suoi impulsi cosiddetti irrazionali, perché, è bene rammentare, che la falsificazione e l’iper-contaminazione sono gli effetti inscindibili e maggiormente veritieri provenienti dall’autorità costituita, sia essa politica che religiosa.
Attraverso una plurimillenaria sistematica contraffazione dei valori, il cosiddetto “potere” ha rivestito di molteplici inganni il nucleo maggiormente puro dell’ispirazione, soffocandolo con finzioni deleterie che realizzano impalcature teologali o ideologiche di apparati dogmatici mostruosi, completamente contrari alla facoltà umana di poter esistere in piena coscienza di se’.
Sostanzialmente "progresso" è quanto viene preordinato per adattare l'uomo ad una irrimediabile condizione disumana.
L'idea stessa di “innovazione” consisterebbe nella corrosione continua di quanto serve a centrarci nel Cosmo come coscienze autenticamente consapevoli.
Progresso e innovazione, per l'evidente frenesia di mercificare la totalità della vita e per la stessa urgenza incontrollata con cui sono perseguite, si collocano agli antipodi della compassione, a costituirne la più evidente delle negazioni.
L’idea stessa di Civiltà, almeno fino all’acme di ogni sua avvenuta fioritura, scaturì unicamente dal principio spirituale cui ogni altra cognizione materiale organizzata rimase sottoposta, almeno fino a quando la superiore essenza ispiratrice, per gli stessi motivi inesplicabili della sua manifestazione, giunse al massimo degrado abbassando il senso dello scibile in volgare pragmatismo. 
L’esperienza propriamente detta spirituale è consacrata dalla stessa tensione poetica, scaturita dal primo attributo della coscienza e costituita dalla sua qualità puramente chiaroveggente; attualmente confusa se non del tutto ottenebrata da una progressiva sclerotizzazione intellettualistica della nostra originaria aspirazione di libertà spirituale.
La progressiva riduzione delle nostre facoltà superiori, lo stesso ottenebramento di senso della luce poetica, che nella realta' presente, è bene sempre rammentare, rappresenta l’unico varco per accedere ad una superiore dimensione della Conoscenza, fino a un dato momento storico, tale barlume intuitivo, costituì i motivi maggiormente autentici di accrescimento dell’esperienza umana. 

Adesso, l’esperienza è completamente soggetta ad un ordine involuto di meccanizzazione planetaria forzata e tale sopraggiunto impoverimento della sensibilità, sancisce appunto l’approssimarsi della rovina del Ciclo attuale.
La fine, a ogni modo, non può essere prevista come alcuni vorrebbero far credere con la stessa esattezza che si riscontra nelle ricorrenze da calendario.
E’ comunque indiscutibile la persuasione percepita da molti che proprio ora ci troviamo nella fase terminale dell’Era e che tale fase conclusiva non è iniziata oggi, ma la sua emergenza è introdotta al senso maggiormente profondo dei tempi nell’avvento allegorico del Cristo, la cui Ri-velazione accadde in concomitanza alla medesima nascita del fastoso e pericolante impero romano; la cui affermazione, in un certo senso, si pone in completa antitesi ai motivi originari (propriamente veggenti) connessi alla primitiva fondazione dell’Urbe.
La cosiddetta Tradizione, il suo nucleo esperienziale di esemplare veridicità, è fondato all’interno di una verità-visione di carattere essenzialmente estatico - operativo, (basti a questo voler considerare la valenza primaria costituita nel mondo arcaico e antico dei Misteri del Mestiere e della loro prerogativa d’infondere nei manufatti, dai suppellettili ordinari ai capolavori dell’arte, un calore spirituale completamente sconosciuto all’oggettistica moderna) dunque, della possibilità di realizzare un particolare entusiasmo, propriamente elettivo, che determinò l’elevazione dell’essere in piani non comunemente dati della realtà.
L’entusiasmo elettivo, in ogni caso, non può essere equivocato con il facile deliquio dei sensi modernamente inteso, (il volgare offuscamento cognitivo ordinariamente procurato dall’uso nevrotizzato, dunque inconsapevole, delle più disparate “sostanze” legali e non) ma, cosa questa fondamentale, riguarda una “segreta passione” della coscienza, scaturita come reazione ad una profonda condizione di crisi esistenziale, il cui evento travolge la vita interiore di chi ne partecipa.
Tale intimo rivolgimento, fino a un dato momento fu guidato e disciplinato da iniziazioni autentiche e, affinché potesse essere di effettiva utilità, stabilito solo e sempre all’interno di un percorso di disciplina rafforzativa del carattere; dunque, di una rigorosa metodica operativa dell’essere.
Per l’uomo moderno è estremamente difficoltosa la possibilità d’intraprendere un simile percorso, il quale, peraltro, rimane sempre e comunque l’unico valido a restituire la persona alla sua reale identità.
L’interiorità di ognuno in massima parte oggi e' lasciata in balia di continui depistaggi, in prevalenza somministrati con l’ideologia stessa del “progresso” e dalla fede laica nella cosiddetta evoluzione, ma anche le diverse religioni istituzionalizzate hanno fatto e tutt’ora fanno la loro ottima parte per tenere sottomessa l’umanità a sovrastanti quanto rarefatti potentati obliqui.
La sostanziale incapacità che in quanto moderni abbiamo d'infondere un rinnovato calore applicativo alla materia, sembra averci esiliato dentro la finissima quanto soffocante patina estremamente tenace di ciò che si definisce come realtà preconfezionata, di cui tutti, volenti o no, siamo fruitori e in massima parte prigionieri.
Ogni avanzamento della consapevolezza profonda, potrebbe figurarsi come l’intaglio di un ulteriore tassello del complesso mosaico cognitivo dell’essere, per realizzare attraverso la sua possibile ultimazione, il significato ultimo di “visione superiore” (propriamente iniziatica) congiunta al senso stesso di una preponderante limpidezza dell’animo.
E’ la percezione accresciuta di ciò che per definizione, appunto, esula da ogni possibile spiegazione razionale, costituendo in ciò la sostanza immateriale di quel basamento estatico - il cui fine principale coincide con l’estinzione definitiva dell’ego storico occasionale; (estinzione della coscienza ordinaria) – che, disattendendo completamente il controllo imposto dalla mente come strumento materiale cognitivo, trae il senso maggiormente profondo del proprio innalzamento da quanto si qualifica come ineffabile, inesprimibile (tale è il nucleo misterico a qualsiasi Tradizione possa essere riferito e non muta mai di significato, casomai, da malevoli gerarchie, è volutamente equivocato) poiché, da sempre (con “sempre” intendendo dire dalla “caduta” in poi) tale aspirazione di Salvezza appartiene agli imperscrutabili motivi del disvelamento ultimo riferiti alla realtà dello Spirito.
Una Disciplina Integrale dell’essere, si dimostra come l’unica circostanza idonea a svincolare l’uomo dai molteplici legami (prevalentemente meschini) che lo costringono al dominio della necessità solo materiale.
Sostanzialmente, il nostro nuovo, quanto "privato" rinascimento (e scrivo volutamente rinascimento con l'iniziale minuscola) avendo smarrito l’intenzionalità corale, consisterebbe nella capacità di riscattare mediante azioni efficaci apparentemente minime quell’inedia che spesso, all’interno dei nostri abitacoli domestici, ci attanaglia come intorpidente morsa eterica.
Per le basse frequenze condensate nei grigi e compattati moduli abitativi, (la pessima architettura detta "razionale") nonché, per la continua tirannia esercitata dall'uso di molteplici complessi congegni elettromagnetici, la domesticita' più che un luogo di elettiva formazione quotidiana, è divenuta altresi' la prova evidente di un condizionamento avvilente. 
In sostanza, per noi si tratterebbe innanzitutto di riuscire a “bonificare” le rispettive “paludi domestiche".
La "nuova" alchimia consisterebbe nel riuscire a capovolgere quell'infido spettro elettromagnetico artificiale che avvolge a gabbia eterica le nostre intime tensioni; tale ritrovata alchimia consisterebbe nel poter ricavare oro potabile da questo ininterrotto flusso malsano.
In un certo senso, compresi come siamo nella nostra fonda insignificanza saremmo ugualmente chiamati per tentare in ogni caso la prova maggiormente ardua che nemmeno nei peggiori incubi visionari di un Zosimo o di un Paracelso poteva essere presagita.
L’identità profonda e dissimulata del progresso è l'orrido.
Sicuramente è anche sciocco pensare d'invertire il flusso dei tempi sospirando età auree perdute. Oltre a tutto ciò, come fu esemplarmente riportato da un grande poeta dei nostri tempi, dovremmo poter trovare - una volta superata la marea delle nostre aspirazioni e recuperato un provato metodo per operare in esse - la purezza inesprimibile di un nuovo prima del prima. L'ego non arriverà mai in simili lontananze.