mercoledì 28 giugno 2017

L'enigma costante




“Per quanto tu possa camminare, e neppure percorrendo intera la via, tu potresti mai trovare i confini dell’anima: così profondo è il suo lògos”.

 (Eraclito, frammento 45)


Il quadrato magico riferisce del rinnovamento ciclico delle Ere -  Rotas/Opera - del loro eminente senso metafisico rimandato nell’evocazione o segreta assonanza poetica dell’Arepo/Sator: capovolgimento sibillino da cui s’intuisce l’indizio oscuro e prestigioso di una dottrina concernente i misteri dell’anima.
 Rotas/Sator, delimitano il perimetro ermetico del quadrato, simboleggiando l’estensione dell’immenso avvolgimento-svolgimento cosmico, la smisurata rivoluzione degli Eoni*, dove periodicamente la tragica semina iridescente (sator = seminatore) attecchisce nel terreno simbolico della manifestazione.


Opera, sottende alla prova della volontà misurata, pertanto, riguarda il ritegno, nonché la robusta riflessione sensitiva ed equilibrata che è la qualità indispensabile alla relazione instaurata dall’uomo con l’immensità: la vastità esteriore quanto interiore.
Tenet costituisce il centro cruciforme, il cuore dell’anagramma palindromo, ed è quasi un monito augurale rivolto ad ognuno avviato nella ricerca: tu ruoti e operi – se mai davvero operi, sarebbe auspicabile che ti avviassi a farlo, pur essendo precipitato nel giro involuto di tempi propriamente detti oscuri – ovvero, agendo significativamente in te stesso per la comprensione dell’istante, evocando interiormente l’ineffabile principio universale, che è l’emblematico Sator, (Seminatore recondito).

Tenet è l’invito a centrare la coscienza opacizzata, a ridestarne il senso obnubilato, a chiarificarne l’identità benché qui, in ogni caso, la persona rimane immersa nel vortice del divenire, pertanto, votata al sostanziale dissolvimento d’ogni azione e lavoro compiuti.

La Tenet è l’idea cardine, è l’invito rivolto nell’ora cosmica maggiormente critica a ricercare l’ineffabile sovra-coscienza preesistente all’identità storica occasionale che qui rivestiamo e, all’interno di questa composita e quanto mai dubbia rotazione universale, provare costantemente a stabilizzare il centro ideale dell’essere.
La persona, benché apparentemente destinata all’indistinta dissoluzione, è comunque esortata a Tenere, Reggere, Sostenere in se stessa il suo significato invisibile; (irrazionale disciplina cangiante) poiché ora non appare l’effettiva essenza di ciò che realmente è. Tale essenza qui va comunque coltivata, nostro malgrado, in un “campo notturno” (avvalendosi in questo dell’enigmatico e indispensabile Arepo: inusitato quanto disagevole aratro)

L’oceano del tempo addensa ombre indicibili sulla coscienza, esercitando nella fatale precipitazione degli eventi una pressione e oscurità straordinarie. Quaggiù nessuna via, nessuna rotta si può percorrere avvalendosi di un orientamento certo. La nostra condanna è addensarci e conseguentemente deformarci schiacciati come siamo dall’incomprensione; raggirati da equivoci ed inganni millenari.

L’unica indicazione valida è individuare l’infinitesimale varco che in questa gravità separa l’istante dall’eterno, dunque, a ricercare un nulla, quasi una sorta di “nulla fecondo”, acceso alla comprensione e ravvivato di continuo: fino alla fine.

Siamo chiamati ad una forma di applicazione atroce, tanto grave quanto più la contaminazione si fa sovrana, il nostro mandato in ogni caso è  realizzare il ricordo di sé.

Anticiparlo, pur se fino all’ultimo istante rimaniamo immersi nell’amnesia e forse per questo motivo gli antichi veggenti ritenevano essere i confini dell’anima un arcano puramente illusorio.



*Il quadrato è ottenuto da cinque lettere 5 x 5 = 25, un numero emblematico in cui si circoscrive la realtà (la realtà è solo simbolica). Per fare due esempi, nel Vangelo di Giovanni  le parole "In verità vi dico" sono proferite dal Cristo esattamente 25 volte, mentre lo “Spirito Santo” è ripetuto per 25 volte nei Vangeli.

*EONE: Aion per i greci, Aeon per i latini, è il tempo, o, meglio si deve dire, il tempo inteso non come unità di misura indifferente in cui s’incanala la concatenazione dell’accidentale attimo transitorio. Il Tempo è inscindibile dall'Evento, dispiegamento o emanazione sensibile in cui l’attimo e' predisposto a coincidere con l’Estro, (Ispirazione) dove, peraltro, risiederebbe il centro stesso del mistero.
L’accadimento della coscienza rivelata a se stessa origina da un nucleo spirituale che è impensabile e appena intuibile, occasionalmente impedito (addensato) da alcune oscure resistenze.

L’azione di tali resistenze, più o meno rarefatte, determinano la durata del Periodo, o Evo di tempo, da sempre permeato dall’Emanazione spirituale ineffabile, difficilmente stimabile, ordinariamente (straordinariamente) definita come Essenza Divina: ciò che i Greci identificarono come Primo Logos, in un certo senso, sarebbe pari alla geniale radianza splendente mutevolmente solidificatasi nelle composite volute della manifestazione, il cui palpito maggiormente sofferto, in forma sublime e contraddittoria, sembra battere con maggiori estensioni di significato proprio nel petto dell’uomo. 

Una certa gnosi, d’indubbia ispirazione iranica, equipara gli Eoni agli Arcangeli decaduti, a quelle entità che qui sulla terra assolvono ad una missione sostanzialmente degenere, essendo gli antagonisti corrotti – ombre – della divinità – luce. Nell’identità umana questo si rifletterebbe nella straziante contrapposizione dell’inconoscibile Sé all’inganno mortale dell’ego.

Link a questo post:

Crea un link

<< Home page