giovedì 5 gennaio 2017

“Noctu Incubando diuque” - covando notte e giorno - breve commento alla lettera sul Fuoco Filosofico di Giovanni Pontano



87 – Perché batti il metallo? Nella pietra angolare / soltanto c’è salute, oro e tutte le arti.

103 – Il metallo son io, crogiolo e fuoco lo Spirito, / il Messia la tintura che corpo e anima trasfigura.

(Angelo Silesio: “Pellegrino cherubico”)




Io Giovanni Pontano, ho percorso molti paesi per conoscere qualche cosa intorno alla pietra filosofale, ma girando quasi tutto il mondo ho trovato soltanto degli imbroglioni e non dei filosofi. Tuttavia, studiando sempre e moltiplicando le prove ho trovato la verità; (leggi la giusta ispirazione) ma dopo essere riuscito a conoscere la materia, sbagliai infinite volte prima di trovare la vera operazione e la pratica.
Dapprima incominciai a far corrompere questa materia per nove mesi e non trovai nulla  (meschine attese di guadagno).

La misi per qualche tempo in bagno (immersione volgare nella sola materia, diluizione indistinta nell’aspetto inferiore, degradato, della liquidità) e parimenti errai. La posi per tre mesi in fuoco di calce e similmente operai male (ovvero: eccesso d’intima tensione).

Poi la trattai con ogni genere di distillazione (proiezioni illusorie inferiori) come dicono, o piuttosto sembra che dicano, i filosofi quali Geber, Archelao e quasi tutti gli altri.

Finalmente tentai di compiere il soggetto di tutta l’arte alchemica con tutti i mezzi che sono pensabili, che si fanno per via di fimo e del bagno e delle ceneri e per altri fuochi (riti prevalentemente apparenti e dunque inefficaci) di vario genere che si trovano nei libri dei filosofi; ma non trovai nulla di buono. Perciò per tre anni di seguito studiai non nei libri dei filosofi, salvo il solo Ermete le cui parole più brevi comprendono tutta la pietra, per quanto egli parli oscuramente del superiore e dell’inferiore, del Cielo e della Terra.


Il nostro istrumento dunque deduce essere nella materia e non nel primo, né nel secondo e non è fuoco di fimo, né fuoco di bagno, né di cenere, né degli altri fuochi che i filosofi han posto nei loro libri. Qual è dunque quel fuoco che perfeziona tutto dal principio alla fine? Certo i filosofi l’hanno tenuto segreto; ma io voglio rivelare le proprietà di codesto fuoco insieme col compimento di tutta l’opera. La pietra filosofale, (qualità aerea ma concreta benché invisibile, del tutto coincidente al principio ispirativo) dunque, è una e si chiama in più modi; prima che tu la riconosca ti sarà ben difficile. Infatti è acquea, aerea, ignea, terrea, flemmatica, sanguigna, malinconica, collerica, è anche sulfurea ed è parimenti argento vivo. E ha molte proprietà felici, che per opera dell’altissimo Dio si convertono in vera essenza mediante il nostro fuoco - ovvero: principio immaginale o volontà plastica realizzatrice, diretta oltre il comune senso di benessere o di bene o malattia stessa, ma bensì, di ri-scoperta o ri-volgimento interiore della propria costituzione invisibile riflessa nel corpo esteriore che la racchiude; il quale è da intendere solo come prima officina di vita.

La consapevolezza risiederebbe nella facoltà di discernere in se stessi il cardine attraverso cui si congiungono le porte che serrano l’enigma più fondo. Il lavoro attivo su di sé prevede l’apertura o diaframma attraverso cui l’ineffabile accede nella coscienza: il lavoro, a un determinato momento, deve inevitabilmente coincidere con la traduzione delle immagini.

Traduzione non solo cerebrale ma innanzitutto percettiva e sensoriale. Per noi sviliti post-moderni anche il solo dedicare attenzione al modo in cui si cammina può contribuire a ri-destare progressivamente alcune delle indispensabili facoltà sensibili intellettive altrimenti inesorabilmente anestetizzate.



L’Alchimia o Trasmutazione della materia, consiste nella Concordia del proprio corpo transitorio al senso dell’eterno. Questa premonizione di essenziale fiducia o chiarità per le sorti dell’animo corre tra le cose naturali come il vento attraversa i reconditi significati della Natura. Intendo comprendere nell'idea "natura" la sua eminente gravità, soave e spesso amara, apparentemente contraddistinta da una legge di necessità indifferenziata.

Prosegue lo scritto di Pontano: e chi separa qualche cosa dal soggetto, ritenendo che ciò sia necessario, quegli per certo non ne sa nulla di filosofia, perché ciò che è superfluo, impuro, sudicio e di rifiuto, insomma tutta la sostanza del soggetto, si perfeziona in corpo spirituale sempre mediante il nostro fuoco. E questo i veri sapienti non l’ignorano mai. Perciò ben pochi pervengono all’arte, ritenendo che si debba rimuovere qualche cosa di superfluo e d’impuro.    

Commento: la trasmutazione della materia, pertanto, consisterebbe essenzialmente su di un lavoro effettuato sulle “frequenze”, nella paziente temperanza di trovare armonia nella molteplicità dei ritmi caratterizzanti il susseguirsi delle stagioni esteriori quanto interiori.

L’aberrante anomalia propria alla realtà attuale consiste proprio nella manomissione sintetica delle frequenze naturali, in questo, giustamente è stato più volte osservato, che la dimensione tecnologica sembrerebbe a tutti gli effetti costituire un definitivo attacco all’anima del mondo.


Noi, pertanto, sembreremmo del tutto impediti nello svolgere questo lavoro d’intima rettificazione, desiderando accordarci in un ambiente massimamente impoverito e indebolito nelle sue fondamenta.

Una felice “gravitas” espressiva non può essere supportata da un terreno trasversalmente contaminato. Architettura disumana, onde radio, reti wirless, radioattività, sementi sterili, aria e acqua inquinata, cielo velato da diafane e venefiche griglie strategiche ascrivibili al noto fenomeno efficacemente spiegato come “geoingegneria clandestina” e, sostanzialmente, l’onnipervasiva dimensione industriale, (il cui avanzamento è totalmente indifferente alla vita che la circonda) oggi sembrerebbe vietare categoricamente all’uomo la sua possibilità di “centrarsi” su frequenze vigorose e intatte.

In questo senso lo studio dell’alchimia potrebbe sembrare un semplice vezzo, il vuoto esercizio di un mentalismo ipertrofico.

Eppure la convinzione è che l’Età attuale non abbia ancora raggiunto il suo culmine distruttivo, un margine di libertà interiore ancora esiste, benché, inutile dire, essa sia estremamente esigua.

La facoltà “immaginale” (è un termine coniato da Henry Corbin) può adeguare la nostra interiorità ad una conformazione prodigiosa amplificando il nostro nucleo di consapevolezza.




Non a caso gli Argonauti emblematizzano il Rinnovamento di un Età.      
Essi  sono i riconosciuti navigatori nel transito di due Ere, gli allegorici veleggianti tra differenti piani dimensionali. 
In loro si vede come la pura intonazione, (accordo poetico inteso come armonizzazione delle frequenze naturali) costituisca la necessaria base preliminare da cui avviare l’impresa.
Questo è evidente nella versione di Rodio e ancor maggiormente nelle Argonautiche orfiche, in cui la gradazione della reminiscenza sciamanica assegna compiuta identità al carattere di Orfeo.

Le generazioni più antiche, nonostante le molteplici contraddizioni proprie della natura umana, poterono in ogni caso ereditare la possibilità di esistere e realizzare (coralmente) un riflesso positivo del principio aureo da cui discende la nostra coscienza, mentre solo l’uomo contemporaneo (totalmente pervaso dalle forze della dissoluzione) ha la piena facoltà di distruggere (peraltro compiacendosi di ciò) il luogo stesso della sua manifestazione; ribaltando il significato del Cosmo in un assoluto dominio di non senso.


Scrive ancora Pontano: "Intendi: Sole = Oro = Zolfo = Anima = Cuore…" (accendi, o sveglia, per meglio dire, nel tuo “cuore” per immaginazione, da non confondere con la vana fantasticheria, il centro del “fuoco”).
Con l'espressione “fuoco filosofico” è inteso una pura elevazione poetica, condizione essenziale d’ogni disciplina autenticamente iniziatica.              
Su tale percezione ruota il senso delle più arcaiche cosmogonie, riferenti del cerchio allegorico inerente la pura riflessione-contemplazione: la compiuta "irrazionalità platonica"; la realtà compresa mediante una vigorosa, pura, consapevolezza di sé e del proprio destino.                                          
Destino coincidente all’Evento della Ri-velazione trascendente, ed è appunto nell’evento che si manifesta, culminando il proprio significato, la verticalità dell’essere, ottenuta per mezzo di una differenziazione stessa delle ciclicità temporali (proprio a ciò ottemperarono gli stagionali riti arcaici dei Sacri Misteri) e, dunque, delle “frequenze vitali” dove nel tempo irrompe la percezione “numinosa” per la quale ogni “zona esterna” al centro non individuato del Cosmo diviene istantaneamente centro metafisico del centro stesso. Questa è l'esperienza maggiormente significativa della coscienza e che, propriamente, riguarda quella “sospensione cardiaca" attraverso la quale possiamo intuire-realizzare l’infinito; l’infinito che abbraccia ogni cosa e di cui parlarono Anassimandro e i primi poeti-teologi greci. Tale prescienza di luce pre-esistente la vita fisica, la levita' mistica consona alla realta' dei piu' sacri Misteri, Aristotele la considerò come la più antica espressione di verità conservata dalla tradizione dell’uomo.
Un significato salvifico che è estraneo ad ogni contraffazione e che si attinge solo nell’estasi; nell'interiore "libertà trascendente" (intesa come il culmine di un processo d’intima rettificazione).   



La "Lettera sul Fuoco Filosofico" di Giovanni Pontano.
(versione integrale)
Io Giovanni Pontano ho percorso molti paesi per conoscere qualche cosa intorno alla pietra filosofale, ma girando quasi tutto il mondo ho trovato soltanto degl'imbroglioni e non dei filosofi. Tuttavia studiando sempre e moltiplicando le prove ho trovato la verità; ma dopo essere riuscito a conoscere la materia, sbagliai infinite volte prima di trovare la vera operazione e la pratica.
Dapprima incominciai a far corrompere questa materia per nove mesi e non trovai nulla. La misi per qualche tempo in bagno e parimente errai. La posi per tre mesi in fuoco di calce e similmente operai male. Poi la trattai con ogni genere di distillazione, come dicono, o piuttosto sembra che dicano, i filosofi quali Geber, Archelao e quasi tutti gli altri. Finalmente tentai di compiere il soggetto di tutta l'arte alchemica con tutti i mezzi che sono pensabili, che si fanno per via di fimo, e del bagno e delle ceneri e per altri fuochi di vario genere che si trovano nei libri dei filosofi; ma non trovai nulla di buono.
Perciò per tre anni di seguito studiai non nei libri dei filosofi, salvo il solo Ermete le cui parole più brevi comprendono tutta la pietra, per quanto egli parli oscuramente del superiore e dell'inferiore, del Cielo e della Terra. Il nostro istrumento dunque deduce essere nella materia e non nel primo, nè nel secondo e non è fuoco di fimo, né fuoco di bagno, nè di cenere, nè degli altri fuochi che i filosofi han posto nei loro libri. Quale è dunque quel fuoco che perfeziona tutto dal principio alla fine?
Certo i filosofi l'hanno tenuto segreto; ma io voglio rivelare le proprietà di codesto fuoco insieme col compimento di tutta l'opera.
La pietra filosofale dunque è una e si chiama in più modi; prima che tu la riconosca ti sarà ben difficile. Infatti è acquea, aerea, ignea, terrea, flemmatica, sanguigna, malinconica, collerica, è anche sulfurea ed è parimenti argento vivo. E ha molte proprietà felici, che per opera dell'altissimo Dio si convertono in vera essenza mediante il nostro fuoco.
E chi separa qualche cosa dal soggetto, ritenendo che ciò sia necessario, quegli per certo non ne sa nulla di filosofia, perchè ciò che è superfluo, impuro, sudicio e di rifiuto, insomma tutta la sostanza del soggetto, si perfeziona in corpo spirituale sempre mediante il nostro fuoco. E questo i veri sapienti non l'ignorano mai. Perciò ben pochi pervengono all'arte, ritenendo che si debba rimuovere qualche cosa di superfluo e d'impuro. Ora bisogna dire le proprietà del nostro fuoco e se cioè convenga alla materia, e in qual modo, affinché si trasmuti con la materia. Quel fuoco non brucia la materia, niente separa dalla materia, nè divide le parti pure dalle impure, come dicono tutti i filosofi, ma converte in purità tutto il soggetto; non sublima, come Geber fa le sue sublimazioni, similmente Arnoldo e altri parlando di 1 e di sublimazione. Rende perfetto in breve tempo. E' minerale, acqueo, eguale, continuo, non evapora se non si faccia avvampar troppo, partecipa del sulfureo da altro che dalla materia, disgrega, scioglie, congela tutto e similmente calcina ed è artificiale, facile a trovarsi e a comporsi, senza spesa, o almeno con poca.
Il nostro fuoco è minerale ed eterno, non evapora se non è eccitato oltre misura; partecipa dello zolfo, non proviene dalla materia; distrugge, dissolve, congela e calcina tutte le cose. Occorre molta abilità per scoprirlo e prepararlo; non costa nulla o quasi nulla. Inoltre à umido, carico di vapori, penetrante, sottile, dolce, etereo. Trasforma, non s'infiamma, non si consuma, circonda tutto, contiene tutto; infine è il solo della sua specie. Egli è ancora la fonte d'acqua vitale nella quale il re e la regina de la natura si bagnano continuamente.
Questo fuoco umido è necessario in tutte le operazioni alchemiche, al principio, al mezzo e alla fine poiché tutta la scienza è in questo fuoco. E' alla sua volta un fuoco naturale, soprannaturale e antinaturale, un fuoco alla sua volta caldo, secco, umido e freddo che non brucia, nè distrugge.
E quel fuoco è fuoco con investigazione, con mediocre contributo; e con fuoco languido tutto insieme produce tali equilibri.
E chi legge Geber e tutti gli altri filosofi, se vivesse cent'anni, non riuscirebbe a comprenderlo, perchè soltanto per mezzo della profonda riflessione si riesce a trovare quel fuoco.
Allora si può capire nei libri e non prima.
L'errore dunque di tutta codest'arte è il non trovare il fuoco che converta tutta la materia in vera pietra filosofale.
Studia dunque ivi, perché se io l'avessi trovato prima, non avrei errato infinite volte nella pratica sopra la materia.
Perciò non mi meraviglio se tanti e tanti grandi uomini non arrivano all'opera: errarono, errano, ed erreranno infinitamente perché non posero l'agente proprio i filosofi, eccettuato uno che si chiama Artefio; ma questi dice poco; e se io non avessi letto Artefio non sarei mai arrivato al compimento dell'opera. La pratica invero è questa; si prenda la materia e il più accuratamente possibile si triti con tritura filosofica e si metta al fuoco e la proporzione del fuoco si conduca in modo tale che ecciti semplicemente la materia, la tocchi tuttavia e in breve tempo quel fuoco, senz'altra apposizione di mani, celermente compirà tutta l'opera, perchè putrefarà, corromperà, genererà e perfezionerà e farà apparire i tre colori principali, nero, bianco e rosso, mediante il detto fuoco molteplice; si aggiunga poi materia cruda non solo nella qualità, ma nella virtù.
Sappi dunque cercare con tutte le tue forze questo fuoco e ci arriverai, perchè è quello che compie l'opera ed è la chiave di tutti i filosofi che non hanno mai rivelato; ma se tu indagherai bene e profondamente le cose sante, la proprietà del fuoco la conoscerai e non altrimenti. Io invero ho scritto questo non mosso da pietà, ma per soddisfare il desiderio di tanti. Il fuoco non si trasmuta insieme con la materia, perché non è materia, come ho detto più sopra. Questo dunque ho voluto dire e ammonire i prudenti affinché non consumino inutilmente il loro danaro, ma sappiano così e non altrimenti potranno giungere alla verità.
PER L'ESERCIZIO
Intendi:
Sole=Oro=Zolfo=Anima=Cuore
Prima fatti padrone assoluto delle tue passioni, dei tuoi vizi, delle tue virtù; devi essere il dominatore del tuo corpo e dei tuoi pensieri, poi accendi, o sveglia, per meglio dire, nel tuo "cuore" per immaginazione, il centro del "fuoco"; cerca di sentire dapprima una specie di caloricità lieve, poi più forte.
Fissa tale sensazione nel tuo "cuore".
Dapprima ti parrà difficile; la sensazione ti sfuggirà; ma cerca di mantenerla nel "cuore"; rievocala, ingrandiscila, diminuiscila a piacere; sottomettila al tuo potere; fissala e rievocala a volontà.
Prova e riprova.
Impadronisciti di questa forza e conoscerai il "Fuoco Sacro o Filosofico".
















Link a questo post:

Crea un link

<< Home page