giovedì 1 dicembre 2016

ginnica e alchimia



Come insegnarono i Greci e gli Yogi dell'India antica, la pratica ginnica è parte integrativa di quella disciplina dell’essere (formazione poetica integrale) il cui conseguimento ultimo deve condurre la persona all’ottenimento della catarsi.

Volendo considerare l’addestramento fisico avvalendosi di una considerazione propriamente “ermetica”, possiamo scoprire che attraverso una semplice quanto “primordiale” esecuzione ginnica, progressivamente si ridestano in noi sorprendenti intuizioni circa la natura della nostra essenza interiore, così come non si potrebbero ottenere dall’esercizio relativo alla sola speculazione mentale.

In ogni fibra muscolare opera l’intelligenza, intelligenza che possiamo opportunamente definire come “intelletto universale”. Ogni fibra della nostra struttura corporea è propriamente un’antenna ancestralmente predisposta a recepire ed emettere segnali di “frequenze sottili” con l’ambiente circostante i cui centri d’irradiazione e recezione principali nel nostro microcosmo sono costituiti dal cuore, sede della vera intelligenza, (comunemente definito muscolo cardiaco) ed il cervello.

In noi agisce una memoria propriamente sensitiva, che in normali condizioni di salute o in assenza di gravi indigenze è pesantemente anestetizzata dall’adozione del cosiddetto standard di confort  moderno.

Per facoltà sensitiva qui non intendo riferirmi a presunte affascinazioni entusiasmiate o pseudo chiaroveggenti in uso al “misticismo di maniera”, davvero deleterio e che sembra essere caro a una certa espressione di cattolicesimo, il quale, è bene ricordare, di suo nasce già come grave impostura, drammatica contraffazione, del cristianesimo originario. Ugualmente, queste forme di misticismo involuto appartengono a molte altre confessioni religiose degradate nell’attuale degenerazione dei tempi, così come alle nuove correnti di sciamanesimo a buon mercato divulgato in commercialissimi corsi fine settimanali.

Sostanzialmente la contraffazione spirituale espone la persona all’influenza di bassi psichismi, i quali in definitiva, posti in differenti contenuti e contrasti chiaroscurali, sarebbero i medesimi che agiscono nelle fantasmagorie dei videogiochi o attraverso le lusinghe pubblicitarie.

Per una persona ordinaria riscoprire la propria facoltà sensitiva significa innanzitutto poter aderire a quanto la rilega, con estrema semplicità, (ma non facilmente) ad un senso propriamente “felice” del divenire.

La prima sensitività consiste nella prefigurazione dell’archetipo celeste, da cui scaturisce la nostra più intima essenza riflessiva e che l’ego, se mal compreso, tende inesorabilmente a soffocare.

Se ci ascoltiamo con attenzione ci accorgeremo che intimamente siamo fin troppo agiti da una midolla di desideri momentanei, alquanto fatui e accesi più che altro da una fondamentale noia di noi stessi, che ingigantisce l’idea della prosperità e soddisfazione solo esteriore equivocata come il conseguimento ultimo dell’esistenza.

Cosa sia l’io autentico non si può dire, sicuramente non è la sconsiderata e indefinita sovrapposizione di continue fisime, capricci, risentimenti, di basse competitività, invidie, gelosie e cupidigie reiterate a più livelli d’intensità durante l’intero corso dell’esistenza.

Per questo si può affermare che si può essere esteriormente dinamici ma allo stesso tempo completamente addormentati.

Potere personale e sensitività sono idee completamente fuorvianti, il loro significato riguarda unicamente qualcosa di inapprezzabile per la considerazione generale e a nulla servono se non a prepararci virilmente (per virile intendo una ferma quanto limpida devozione ispirata) all’inevitabile dissolvenza che ognuno, prima di quanto generalmente possa ritenere, dovrà affrontare attraverso l’esperienza della morte.


Esiste una parodia ginnica, costituita dall’allenamento svolto prevalentemente sotto il neon e finalizzato al cosiddetto rassodamento muscolare, mai come oggi la fabbrica di osceni pupazzi carnali è a pieno regime. Qui si rivela il triste smarrimento dell’essere e la permanenza in suo luogo di un povero guscio carnale, accuratamente preordinato per l’irraggiamento elettromagnetico artificialmente indotto e chimicamente pungolato. 
Esercitarsi nella ginnastica significa completare l’apprendimento filosofico (alchemico) altrimenti forse menomato della sua migliore possibilità conoscitiva  e realizzativa. La ginnica intraprende un percorso di rettificazione interiore volto a correggere (educare) il demoniaco individuale dai contenuti più negativi in cui, sempre più spesso, sembra essere esiliato l'individuo contemporaneo.

Tutti i macchinari predisposti alla tonificazione e potenziamento muscolare ostacolano la reale conoscenza del movimento e andrebbero evitati come strumenti deleteri. L’esercizio dovrebbe essere impostato solo all’antica maniera, dunque, a corpo libero e con l’ausilio di pesi specifici quali il bilanciere, i kettlebell e le clubbell; per lavorare attraverso la gravità del proprio corpo, agendo dall’interno di se stessi, recuperando per quanto possibile una memoria realmente cosciente del movimento.






In tal senso la ginnica mira alla reintegrazione della persona con la sua memoria archetipale, una circostanza questa antitetica all’idea del “modernismo”, in cui l’amnesia più profonda sembra essere la condizione esistenziale principale che qualifica l’identità (spettrale) dell’uomo-massa.

E’ necessario poter recuperare per quanto sia possibile la memoria dell’ideazione plastica rigeneratrice. Per questo esercitarsi isolando i diversi distretti muscolari (a questo servono i macchinari in palestra) è da considerare uno svilimento del senso originario del movimento.

Ogni gesto nell’addestramento deve prevedere il coinvolgimento simultaneo di tutte le fasce muscolari, coordinate per realizzare attraverso un singolo atto la contrazione o decontrazione di tutto il corpo.



 





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