lunedì 17 ottobre 2016

(in)attualità del Cristo






Generato nel grembo dell’Eone, il Figlio dell’uomo, il Cristo, personificazione della coscienza rinsaldata al principio trascendente, rivitalizza emblematicamente il senso della nostra presenza a questa vita.
Per noi non vi sarebbe affatto redenzione da una colpa ancestrale, quanto piuttosto una necessaria correzione dall’ inevitabile “caduta mortale”, occorsa alla nostra identità più recondita; finita come “intrappolata” nel giro delle Ere. 

Siamo partecipi di un ineffabile “gioco cosmico”, ugualmente subiamo il giogo cui ci assoggetta la realtà universale e della quale l'uomo costituisce l’esemplare simbolo vivente: enigma fenomenico, in cui è sedimentata l’impronta, la traccia o testimonianza indelebile, di una intuizione trascendente. Cio' riguarda anche la circostanza di una contraddizione sublime e assieme atroce, che e' interna allo stesso universo.
 
L’allegoria personificata dal Cristo, incarnando l’avvenimento profetico per eccellenza, si colloca in un preciso momento del giro precessionale, che astronomicamente e astrologicamente segna l’avvicendamento di due Età e, congiuntamente ad esse, individua anche l’avviamento della fase più critica del Ciclo attuale, propriamente definito come “Eta' oscura”, (Kali-yuga) attraverso la quale il flusso del tempo pare accelerare, tanto da sembrare trascinare ogni cosa e valore in una precipitazione massimamente scomposta, dove tutto si sovrappone indistintamente, divenendo fondo smarrimento d’ogni significato.

Il Cristo, situando la propria Ri-velazione nel punto d’intersecazione di tali “correnti” cosmiche, si pone come l’effettivo Restauratore della condizione originaria dell’uomo prima del suo ottenebramento interiore. 

Cristo, non volendo qui tener conto delle assolute contraffazioni dottrinarie compiute dalla Grande Chiesa, è innanzitutto Colui che nel tempo d’avvio di una grave crisi epocale ristruttura e conferisce “nuovo” valore alla dimensione tragica ed eroica del Cosmo, dunque, alla dimensione creativa; assegnando a tali accezioni il loro insostituibile ruolo cardine su cui s'innesta l’apertura della dimensione trascendente.

La necessità è quella d’intendere l’esistenza come effettivo percorso iniziatico, dove la discesa dell’uomo nella dimensione attuale costituisce una circostanza propriamente fatale ed è qui, nel cosmo, incardinandosi nel giro delle Ere, appunto, che si avvia la dimensione puramente tragica ed eroica dell’esistenza. 

Una consapevolezza pienamente dolorosa e insieme “felice” innestata nello svolgimento di Cicli difficilmente misurabili, dove, nei passaggi maggiormente critici, (come quello attuale) l’anelito al Divino è letteralmente sospeso sul baratro di un vortice dissolvente o abisso di non senso, che può essere oltrepassato esclusivamente dal nostro saper evocare e conseguentemente convertire l’incommensurabile tensione “nostalgica” a noi preesistente; preesistente alla formazione stessa degli ammassi stellari.
Compito della coscienza opacizzata e' di provare a rimuovere da se stessa le tenaci sedimentazioni dell’inganno ancestrale, rivelato con la nostra immediata predisposizione a identificarci nella sola maschera terrena qui occasionalmente indossata.

La Rivelazione Cristica, pertanto, riguarderebbe l’effettiva restaurazione del principio puramente creativo operante nella piena realtà universale: è dunque la sostanza ideale di una ri-attivazione nella coscienza del Primordio Luminoso dell’essere, per il quale ogni definizione è inadeguata. 

E’ un'identità immanente, che di fatto non ha una definita identità.
L'identita' divina,manifestandosi alla realtà dell’animo limpida e assieme “furiosa” non puo' ricondursi ad una definizione ordinariamente intellettuale. Lo spirito si rivela risoluto nella sua spontanea avversione verso ogni principio che tenta di contraffarne l’identità (gli esempi di cio' sono offerti in svariati passi dell'allegoria evangelica)
La tensione primordiale, allegoricamente “condensata” nella figura del Cristo, la Sua “infinità nostalgica” ( presupposto sensibile della robusta compassione) si rivela come principio eminentemente attivo e determinato, scaturito ben oltre gli argini stabiliti dal tempo. 
La coscienza cristica sopravanza infinitamente l’oblio in cui periodicamente si riversano gli Eoni; ed appunto da tale voragine o vuoto che la sua eminente commozione-stupore ri-sorge.
In tale significato, puramente Apocalittico, (la Rivelazione per eccellenza) il male stesso trova la propria collocazione e noi, attraverso il “risveglio”, possiamo individuarlo e riconoscerlo, comprendere il valore stesso del resistervi, di andarvi contro privi di completo smarrimento; sciogliendo progressivamente l’animo da molteplici vincoli meschini, dagli aspetti più inautentici e perciò più cupi che guidano la nostra percezione del divenire. 
Unicamente attraverso questo intimo rigetto di ciò che opacizza, ottenebra nella coscienza la sua qualità “lirica” (empatia) che possiamo ottenere piena consapevolezza del nostro destino di Redenzione.
La disarticolazione dell’uomo moderno, la progressiva rimozione della sua vocazione naturale, lo ha impoverito di fierezza riducendolo sempre più ad una sorta di tristissimo “costruito vivente” dell’organismo industriale*. 
Tale sfacelo fonda proprio dalla dimenticanza del dirompente messaggio originario del Cristo, impoverito dai preventivi filtri teologali che attraverso secoli di graduali “aggiustamenti” dottrinari ne hanno assolutamente deformato l’autentico significato di totale emancipazione dell’essere, di fatto, inconciliabile con la struttura del potere secolare stesso, per il quale fu necessario inserire la frase evangelica canonizzata del “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”.
Finalità evidente dell’autorità teologale è quella di aver alimentato, in quasi due millenni, un’eggregora assolutamente equivoca, consolidando il recinto atto a contenere lo spaurito e sottomesso “gregge civile” sempre pronto da tosare e macellare, questo si “ab infinitum”.
*In questo aver destituito la natura di realtà animica autonoma, di aver decretato la “creazione” come subordinata all’Adamo, l’aver radiato o meglio letteralmente “raschiato” via dai luoghi naturali le molteplici essenze gentili proprie alla Religione Avita e che fino a un dato momento storico hanno sembrato garantire l’equilibrio tra lo scambio vicendevole dell'uomo con l'ambiente, il dogma cattolico sembra davvero aver prefigurato con la sua estrema intransigenza, assolutamente sanguinaria, la completa disumanizzazione poi avvenuta con l’avvento definitivo della realtà industriale, la quale ha letteralmente assorbito nella nuova autorità del “dogma scientista” quello religioso che le preesisteva; questo perché l’essenza di entrambi scaturirebbe dalla medesima potenza Arcontica.


Link a questo post:

Crea un link

<< Home page