martedì 19 gennaio 2016

"Black Star"







Al barlume intuitivo, acceso nella coscienza dalle più remote contemplazione notturne del cielo, le prime ispirazioni rivelarono l’enigma della nostra natura, la percezione stessa della dimensione indefinita su cui eccede l’ampiezza del destino umano.

Gli indizi significativi del presentimento connesso alla coscienza del fato non possono che trovarsi nella facoltà dell’ispirazione: bagliore interiore di un istante, che sola può riunire la coscienza all’indefinita profondità della Trascendenza.

La dimensione del Sacro è saldamente connessa all’ideazione stessa del destino, i cui tracciati enigmatici sembrano celati nelle configurazioni degli ammassi stellari.

Cielo, “Caelum” è connesso a “Coulere” = sottrarre alla vista per mezzo d’un velo, (còl-or è colore) e alla “cl-am” = nascosto, dunque all’idea di “occulto”. Cielo, dalla greca “koilos”, che sottende alla convessità; “ky-tos” è il corpo concavo di un vaso panciuto così come della volta eterea, da cui  “Kyo” = sono gravido, qui inteso come gestazione emblematica in dono alla facoltà della preveggenza, della  splendida Provvidenza, decifrata quale sostegno metafisico del firmamento e salvaguardia dall’abisso indistinto in cui precipitano le Ere, argine stesso dell’oscura voragine che è propria alla dimenticanza di sé e delle proprie Origini.

Per questo il mistero è verticalmente connesso alla volta celeste, per la quale si rivela direttamente la luminosità, la radianza vitale percepita come espressione immediata di trascendenza, la Forma e la Forza maggiormente primordiale per la quale l’anima poté intuire la sua origine infinita.

Luce e colore costituiscono il motivo perenne di un dato immediato, per il quale l’uomo consegue il divenire consapevole della propria esistenza nel cosmo, e, si può comprendere il perché nell’odierna e involuta società materialista la pianificazione standardizzata, imposta dall’età della sola tecnica, (evoluzione regressiva) abbia massimamente sovvertito tali valori sensibili stravolgendone i parametri e ritmi, impostati per attuare un vero e proprio processo di desensibilizzazione di massa, la cui evidente quanto aberrante finalità consiste nel ridurre l’identità umana a mero algoritmo.

E’ la parabola oscura di BlackStar, testamento musicale di Bowie, lugubre teatralizzazione di una legittima speranza capovolta: evidente compiacimento dell’annientamento identitario dell’uomo, convulso nei movimenti, parodisticamente essenzializzato nei ritmi sconnessi di una meccanicità astratta, equivalente di una fonda decadenza e morte indotte dal capovolgimento satanico dell’idea: idea occasionalmente diversificata dalla sola interazione della psiche con invisibili forze oscure.

La “stella nera” è il sigillo abominevole della più terribile e dilagante massificazione mai sperimentata dall’uomo del presente Ciclo, un omologazione feroce e istituita sulla morte-predazione dell’anima.

E’ quasi indubitabile che a breve “i tetri usurpatori della realtà” si rivelino pienamente alla pressoché indifesa coscienza dormiente dell’uomo-massa.