mercoledì 29 aprile 2015

un argine contro la dissolvenza identitaria




La teoria evolutiva, benché da già da tempo ampiamente smentita, resiste come dogma del rinnovato credo nichilista che concepisce la totalità dell’esistenza come mero accadimento biologico.
La moderna sperimentazione scientifica non è altro che un malcelato culto, inusuale forma cultuale assolutamente invertita, proiettata nell’aspirazione nichilista per la fine indifferenziata. Indagini svuotate d’ogni fiducia di autentica trasfigurazione, l’avvilimento si rende evidente  per le conseguenti forzature violente che la reiterazione dell’esperimento stesso comporta sulla vita che ne è investita.   
L’intelligenza della vita invece, benché manipolata sin dalle lontane epoche in cui si fondarono le ultime religioni connesse all’attuale Ciclo, non è un dato statistico da confezionare meccanicamente e intendo dire l’intelligenza sensibile, quella adorata da Parmenide e Platone, amata dai mistici appartenenti ad ogni cultura tradizionale ed etnia. Dell’intelletto glorificato in ogni opera d’arte concepita nel grembo dell’ormai eclissato sapere custodito dalla Tradizione, tale sensibilità intellettiva insomma, scaturisce da una fonte trascendente. La fonte della vita erompe come un getto improvviso di energia apparentemente indistinta, fluttuante magma cosmico gravido di potenza spirituale e di tragica partecipazione cosciente.
La nostra realtà cosciente, esteriormente rivelata, si compone della medesima chimica stellare, il cuore, il cervello, l’organismo tutto è fattivamente costituito degli stessi elementi che accendono il Cosmo.
L’intelligenza “arde” del medesimo e antichissimo calore tremolante, che in embrione sprigionò l’insieme delle qualità proprie alla coscienza: nell'incandescenza siderale si agita la partecipazione cosciente, la commozione. L’ira primordiale e vorace furore ancestrale travasa gli uni negli altri molteplici universi come narrano i miti cosmogonici primordiali.
Impeto vorace redento nel presentimento della levità immateriale, la poesia, di cui sono primitivi interpreti i divini temibili, gli allucinati e onniveggenti dèi cantati dagli antichi miti, radiosi e sfuggenti, le supreme entità dell’archetipo rivelato sul fondo dei misteri connessi alla nostra ultima manifestazione: Krishna, Dioniso, Odino, e con essi Orfeo, i quali avvisano la moltitudine delle anime che solo l’ispirazione poetica infonde Conoscenza. L’alambicco poetico distilla sapientemente il Furor e l’Estros in sostanza cangiante. La violenta azione gravitazionale è attraversata dal filo aureo svolto lungo il corso labrintico delle Ere, rivoluzionate nella continua diversificazione dell’unico principio immutabile che le anima.
Tutto respira di un principio indicibile, sconfinato e allo stesso istante represso nell’addensamento multiforme, obbligato da una necessità ignota a dover sperimentare il limite di cui prima metafora (enigma) è il tempo. La progressiva riduzione dei Cicli che in esso si svolgono è sempre iridata di un’inquietudine che s’innesta ai motivi originari della creazione, in cui s’addensa una gravità insita nella gravità stessa e costituita dalla stessa effettività del simbolo.
Oggi la coscienza a fatica ridestata della sua memoria ancestrale, balbetta appena a se stessa i primi rudimenti del sapere dimenticato nel fondo di più rivolgimenti universali.
Odino si capovolse all’ingiù per dare dimensione al proprio delirio e fondamento al cosmo: e la felice follia gli rivelò l’enigma delle cose. Orfeo accordò lo strumento alla scintilla dell’antica conoscenza incantando per questo l’anima del mondo, che in tal modo poté ri-conoscere nuovamente se stessa. Sono verità soprannaturali inesprimibili e purtuttavia noi anche se inconsapevolmente siamo chiamati a parteciparvi. Quale necessità ci radica quaggiù. Quale necessità rende ora l’uomo profanatore di se medesimo?
Per cosa si rivela questa modernità? Un sottoregno dell’artificiosità costantemente alterato da enfasi deleterie, stimolate dalla novità contaminante.
Per “crescita” dobbiamo intendere una progressiva riduzione delle nostre qualità maggiormente preziose, una brutale massificazione degli individui confinati all’adozione d’identità fittizie, che ingenerano sostanziale nichilismo (nichilismo attivo quanto passivo) e di fatto, siamo identità fantasmiche: la figura dell’io giuridico modernamente inteso decreta il nostro intimo confinamento dentro un astrazione immiserente, controllata dall'attenzione spettrale e aridamente programmata che è l'apparato burocratico; esso stesso è larva dell'autentica norma regolante il vivere civile associato.
La massa è composta d’individui tutt’altro che disciplinati, la prevalenza degli individui al più si dimostra solo sempre più assuefatta all’impotenza interiore, ad una partecipazione sbiadita e stimolata continuamente da parametri di riferimento artefatti, più o meno occultamente suggeriti dal subdolo pop-ipnotismo scatenato su scala globale.
La società intera è vittima di un continuo depistaggio subliminale, affastellato di simboli svuotati del loro senso originario, scomposti da tutti quei sani riferimenti (grammatica operativa pertinente all’edificazione artigianale) che potevano renderli effettivi strumenti di conoscenza pratica, quali “strumenti agenti” del percorso propriamente allegorico costituito dallo svolgimento dell’esistenza.  
L’accelerazione profana che dimostra di trascinare dentro una corrente indistinta tutti i significati esistenziali, è sicuramente prodotta dalla degenerazione dei tempi. Degenerazione in ogni caso cavalcata dai nuovi sacerdoti del caos, che intendono appunto accelerare la fine del Ciclo attuale nella livida speranza di poterne gestire gli esiti finali. Per questo ciò che ora si sta preparando è la distruzione propria ad una effettiva contro-apocalisse, poiché nel velamento profano s’intende nascondere la Rivelazione che invece è propria al senso dell’autentica Apocalisse: che vale una dolorosa catarsi.
Per questo le operazioni di geo-ingegneria clandestina, scie chimiche, (offuscamento macroscopico) sono manifestazione paradigmatica del culmine raggiunto dalla contraffazione epocale, (le cosiddette “innocue velature” dei bollettini meteo) e preludono ad un imminente, drammatico, acuirsi della crisi eterodiretta.
Così come nel "tempio" del CERN, tempio al negativo, in cui si attua lo scardinamento dell'istante, la manomissione microscopica mediante sperimentazioni-liturgie (contro-liturgie) che accelerano, accecandolo, l’infinitesimale balugginante. 
Questo è l'effettuale ottenebramento subatomico, nella finalità di poter controllare l’essenza – essenza puramente  geniale – che presiede i misteri della forma connessa al divenire; poiché scardinando l'istante s'intendono minare gli stessi "approdi" metafisici dell'essere. 
L'aspirazione dei nuovi sacerdoti è quella di rendere l’atomo, la sua infinitesimale struttura, come un cannibale di se stesso tanto da originare un buco nero “controllato” quale portale delle "potenze" più oscure che popolano l'universo. Il bosone di Higgs è una non-scoperta autoreferenziale utile alla propaganda mediatica.
Perché possiamo definire come maligna quest’idea di progresso? Per l’evidente fatto che l’azione o la somma di azioni che esso comporta si rivelano profondamente e desolatamente vuote di Pietas. Le fioriture della Civiltà umana tutta, quando accadono, esprimono opere pregne di empatia per il vivente manifestato, poiché esse in ogni dove, benché qui lo esprimo con un termine latino, irradiano sempre il sentimento della Pietas in cui l’animo si riconosce affine.
Pietas è semplicemente attenzione reverenziale, priva di smarrimento benché possa essere riverberata di "timore e tremore", è un azione profondamente ispirata per mezzo della quale interagire con la realtà tutta e dunque, poiché nulla nell’universo è separato, la Pietas costituisce il vertice dell’attenzione cosciente costituendo, in un certo senso, il sostegno maggiormente idoneo alla pura "ascesi dell’azione". 
Noi abbiamo bisogno di verticizzare la nostra identità e senza l’arte, tradizionalmente intesa, non può in alcun modo verificarsi l’ascesi dell’azione, pena il nostro annichilimento.
Ogni circostanza avvenuta non è scindibile dal suo immediato riferimento simbolico, il senso al divenire non può essere indifferente alla coscienza, perché presto o tardi si rivelerà nella qualità che avremo determinato mediante il nostro intimo sentire.
La spiritualità ridestata vale il creare, ossia, tendere idealmente la comprensione oltre l'evidenza manifestata non per solo ragionamento e calcolo, anche se adesso la chiara visione che determina l’azione perfetta è massimamente ostacolata nell’attuale Kali-yuga, abbiamo almeno la remota possibilità di avvertire in noi stessi dell’esistenza concreta di un felice ancoraggio, che è appunto "remoto ancoraggio" ai fondali iridescenti del cosmo. Avvertire della nostra intima prossimità alla scaturigine di ogni possibile delirio e contemplazione, attivi, affettivi, affinché otteniamo l'immersione nell’I-dea e conseguentemente agire con maggior coerenza nella manifestazione presente.
Invoco a me stesso e per chiunque legga con simpatia, l’ottenimento di un senso esistenziale maggiormente profondo e trasmesso, ispirato, dall’idea stessa di Tradizione, essa è oro fuso da riversare nel crogiolo interiore, dove noi siamo chiamati a modellare nuove chiavi per aprire il tragico significato di questi tempi assolutamente critici. Nessuna gerarchia benevola assiste i nostri intimi smarrimenti. In questo dobbiamo essere teurghi e fabbri di noi stessi. Tenere desta un’attitudine latente alla devozione per ciò che un tempo fu ritenuto degno della massima considerazione dagli spiriti maggiormente nobili e saldi. Invoco una quotidiana predisposizione all’innamoramento del sensibile, (pathos)  idonea ad erigere un effettiva barriera interiore contro la dissolvenza indistinta che aggredisce il secolo.
Intendo dire una barriera balenante e balenante in quanto la sua realizzazione accade davvero nell’istante – attimo platonicamente evocato, quale accadimento interiore  della virtù ispirativa intesa come fulminea esperienza dell’illuminazione…essa è redenzione – rammemorazione, riconoscendo per tale via la dimensione dell’eterno cui il nostro spirito aderisce per diritto di nascita.

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