lunedì 2 marzo 2015

dall'Iliade




La fine del canto XII dell’Iliade individua nell’equilibrio delle forze contrapposte dei due eserciti schierati gli uni contro gli altri, la dilatazione dell’istante in cui la furia della guerra trasmuta la violenza in una visione di armonia: “come, da una parte e dall’altra di un confine due uomini litigano con le misure in mano su una terra comune, e , su una striscia di terreno, si disputano per fare delle parti uguali, così solo il parapetto li separava…” (XII, 420)
Gli Achei organizzano una difesa che resiste all’attacco dei Troiani senza però poterli respingere. Ettore infrange la barriera lanciando una pietra che sembra frantumare la solidità avversaria.
“Come la fune drizza l’albero maestro, nelle mani di un bravo operaio, che conosce a fondo il suo mestiere grazie agli insegnamenti di Atena, così per essi si equilibravano il combattimento e la guerra” (canto XV)
Similitudini queste, in cui si può cogliere l’indizio che rimanda ad un mondo che seppur insanguinato da lotte cruente è ancora capace di essere profondamente e totalmente umano, in cui i guerrieri non sono paragonati a fiere che sbranano le prede, ma, bensì, i termini di paragone richiamano all'aurea dimensione artigianale. 
La luce simbolica illustra uno scenario ideale, in cui entrambe le schiere per sopravvivere dovrebbero perpetuare un equilibrio reso possibile solo attraverso la disputa: di lottare senza sopraffarsi per giungere a parti uguali. 
E’ l’equinozio allegorico emblematizzato dal perfetto equilibrio, fissato dall’asse verticale che sostiene i piatti della bilancia manovrati da un’onesta operaia (XII, 430) che, tenendo peso e lana, stabilisce parti equanimi; attenta a non rubare. La sua fatica va in un magro guadagno: vale davvero la pena di un tale sforzo (la vita stessa) per un così misero compenso (la sofferenza)? Si rende evidente che solo un eminente principio etico può conferire assenso positivo a una simile domanda. L’onesta donna non ruba sul peso per ossequio alle regole stabilite. Lo sforzo verso l’equilibrio è all’origine della gravità cosmica, riflessa nella centratura dell’animo e, pertanto, di una tensione primariamente etica (poetica) che informò di sé ogni circostanza dell’agire umano e della stessa realtà militare o propriamente guerriera.
L’angoscia del vivere è esemplarmente guidata nella metafora del costruttore di navi, che equilibra la corda all’albero maestro, emblema dell’ancoraggio verticale (metafisico) che assicura l’anima trascinata dalla transitorietà del divenire – ugualmente Odisseo si assicurerà all’albero della nave per impedire d’essere trascinato in rovina sugli scogli dal canto delle sirene – .
Difficoltosa disciplina del vivere, composta e governata da pesi e contrappesi, da funi metaforiche che aggiogano e talvolta innalzano da tormenti che si altalenano a più rare intime gioie nella finalità di ottenere una coscienza definita dell’arte del vivere. 
Conquistare un arte del navigare lungo la rotta del “ritorno”, la capacità di attraversare il labirinto esistenziale che, per un ultima volta ancora, l'ingegno di Dante arriva a ri-solvere al tempo in cui iniziavano a baluginare gli albori dell’inquieta età moderna.
     
Oggi, domina l’inconfessata o malcelata volontà suicida globalmente diffusa, la guerra è una forma di “violenta statistica della morte” assolutamente disumana, un aberrante  iper-contaminazione monitorata dal rombo cupo di "monocoli" droni volanti.

Attualmente ogni circostanza proposta all'attenzione delle masse è pretesto di condizionamento mediatico, di ribaltamento valoriale utile a rafforzare la suggestione oscura che avvolge dei suoi significati nichilisti la cosiddetta "crescita", così come la stessa distruzione è svuotata d'ogni speranza di autentico rinnovamento, come quella perpetrata ultimamente sui capolavori prodotti dalla civiltà assira a Ninive così come a Mosul in Iraq.
Un annientamento della bellezza compiuto dagli adepti della fantomatica isis e che assolve ad un incontrovertibile significato straniante congiunto ad ogni evento mediatico programmato...una “performance” biecamente realista caratterizzata da connotati crudelmente pop, più di quanto potrebbe ottenere un Damien Hirst attraverso le sue necrofile installzazioni, ma l'idea di fondo, il barlume nero che da avvio all’impulso della rappresentazione, al suo profondo non-senso e alla modalità scenica attraverso cui è filtrata, è la medesima. 
La sottocultura pop irraggia un sinistro chiarore che standardizza la dimensione delle cose, aggredendo l'irrealtà dei pensieri stessi per attuare quella distruzione simbolica – empiamente ed emblematicamente celebrata l’11/09/2001 –  d'ogni residuale splendore e ricchezza proprie all'identità maggiormente autentica dell'uomo.
Gli estremisti incappucciati, dalle movenze fiacche e assolutamente irrituali, che con il martello pneumatico sgretolano capolavori marmorei irrepetibili, realizzano null’altro che l'oscura glorificazione della macchina...è l'esaltazione fosca di un dominio solo meccanico, agito da un deleterio fanatismo mistico che imprime nuovi ritmi ipnotici a questo caoticoe assolutamente funesto divenire, dove tutto sembra assorbito dentro un delirio elettro-chimico post-futurista.

Nel 997 truppe arabe guidate da Al-Mansur, condottiero del califfato di Cordova, pur radendo al suolo la città di Santiago de Compostela, non osarono neppure sfiorare la venerata edicola sepolcrale di San Giacomo su cui successivamente fu edificata la Cattedrale.
L’Islam autentico è costituito dalla cultura araba che seppe sviluppare la più raffinata società di tutta l’Europa medievale nelle città di Cordova, Siviglia, Granata, dove convissero pacificamente nell’arco di quasi tre secoli le tre religioni monoteiste di fondazione abramitica. Furono edificate moschee, giardini e splendidi palazzi, si fondarono le migliori università e scuole d’architettura. L’agricoltura romana fu ampliata migliorandone i sistemi d’irrigazione e introducendo nuove colture e piante da frutto (riso, agrumi, pesche…). Buona parte delle conoscenze matematiche e filosofiche degli arabi e della speculazione greca antica furono diffuse in tutta Europa grazie a tali califfati.

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