mercoledì 28 gennaio 2015

brevissima nota sull'idea di libertà e i complici del demonio



La parte più consistente dell’esistere è sorretta dallo spirito…se così non è si sopravvive dentro un’antivita. Per quanto apparentemente dinamica l’antivita ci rilega ai fili di una forza invisibile che ci muove a suo piacimento in un dominio di nevrosi e offuscata irresponsabilità.
Non è la libertà comunemente intesa il nostro fine…in realtà, l’impotenza è la nostra fortezza. Il mito della libertà ci ha asservito ad una volgarissima forma di emancipazione solo esteriore. Come asseriva Savinio, c’è nel libero esercizio della libertà un che di profondamente stupido, e dunque di profondamente non libero e che vieta il raggiungimento della libertà stessa.
La libertà è insita nella gravità stessa, è la conquista suprema della coscienza e perciò andrebbe preparata con tutto l’ordine, con tutta la disciplina, con tutta la “costrizione” di cui il nostro animo è capace. L’attuale condizionamento subliminale cui siamo quotidianamente sottoposti è stato reso possibile anche attraverso lo spettro della “libertà”, esemplarmente scagliato sulle masse dalla Rivoluzione Francese in poi.


Poco prima di morire (qui riporto leggermente modificata l’introduzione di Salvatore Pricoco al suo saggio : il Demonio e i suoi complici – Rubbettino editore 1995 ) Pasolini progettò di trasferire sullo schermo l’Histoire du soldat, il racconto che il narratore svizzero Ch. Ramuz scrisse nel 1918 per Strawinskij sul patto tra il diavolo e il soldato disertore.
La favola populistica del novello Faust, un poveraccio irretito dalle munificenze di un misterioso signore che lo smemora e lo conduce alla diserzione, venne letta da Pasolini come l’apologo di quella trasformazione genetica della società moderna, e italiana in particolare, che fu sempre al centro della sua tormentata ideologia: la fine della civiltà contadina, l’avanzare dilagante del consumismo, l’opera corruttrice e livellatrice della televisione.
La televisione, in definitiva, fu da Pasolini identificata come il primo strumento usato dal diavolo per insinuarsi nella domesticità; tal quale un novello Cavallo di Troia. Quaranta anni fa proprio la televisione, più d’ogni altra forma di potere coercitivo di massa, provvedeva ad attuare quello scardinamento di valori tradizionali inducendo il richiamo ai consumi e ai disvalori alienanti ma fortemente seducenti che al “consumo” stesso si accompagnano.
Inutile ribadire che le caratteristiche persuasive della televisione oltre ad essersi moltiplicate, oggi si uniscono alla stessa "dissolvenza digitale", all'ideazione delle sementi sterili OGM, quanto alla "multiforme" ingerenza super-tecnologica che sempre più delimita, occlude, i nostri preziosi "spazi immaginali" : è attraverso la sovrapposizione a questi che può operare l'educazione subliminale dell'uomo, nella finalità di renderlo stolidamente senziente e intimamente spento, benché esteriormente possa sembrare attivo e dedito alla soddisfazione dei più immediati piaceri personali. 
La sceneggiatura di Pasolini, tutt’oggi inedita, ma ne ha fornito una traccia E. Golino sul quotidiano Repubblica nel già lontano 1994, prevedeva che il patto avesse inizio nella villa neoclassica del misterioso signore, in una stanza tappezzata di televisori, sui quali scorrevano documentari di Paolo VI e immagini d’interviste fattegli sulla natura del diavolo.  
Curioso notare la contraddizione di Paolo VI (Papa che sembrerebbe esser stato caro alla massoneria) che si adoperò a smantellare dalla Liturgia tutte quelle pratiche di difesa esorcistica e dalle “irruzioni” marcatamente magiche che contraddistinguevano i ritmi del Cerimoniale, abolendo dal battesimo stesso la difesa contro i demoni e la recita dell’esorcismo leonino dopo le messe, riformando il sacramento dei malati; per poi parlare successivamente del diavolo come di un entità reale, un essere vivo benché agente su piani dimensionali non comunemente dati epperciò insospettabili alla limitatissima mentalità cosiddetta “positiva”.

    
  

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