venerdì 22 agosto 2014

Finzioni e dolore




La stella di ISIS (Ishtar) non conta forse otto punte? Il cui emblema è sintetizzato nello stesso stemma dell’ONU, geometrizzato in 33 caselle tante quanti sono i gradi della Massoneria speculativa? La stessa stella di Papa Bergoglio non conta forse otto punte, e tale non è la stella cui si riferisce l’androginia luciferina? (connubio Venere/Lucifero)

Il sovvertimento emblematico è stato attuato e scandito con l’orchestrazione di eventi cardine avvenuti negli ultimi tre secoli. 
Originariamente tale simbolo aveva valenza eminentemente positiva, la cui lettura oggi non può che acquisire connotazioni negative se l'utilizzo è strumentalizzato dalle corporazioni elitarie dominanti, la cui finalità è capovolgere il sistema valoriale proprio ai riferimenti salvifici dell'animo. 



Sostanzialmente, quando l’insieme delle menzogne adoperate dagli Stati per assoggettare le persone a lavorare e patire per interessi a loro fondamentalmente estranei raggiunge la soglia dell’insostenibilità, allora, per cercare d’evitare o rallentare il più possibile la disgregazione interna di un dato sistema si rende necessario per l’elité dominante creare un progressivo stato d’emergenza, abilmente pianificato, la cui suggestione possa ricompattare in massima parte le insanabili disarmonie interne, subordinando all’emergenza continua ogni condizione di crisi congenita reale. 
Il pericolo maggiore, che viene enfatizzato non è il frutto di un esigenza del momento, ma il consolidamento di un aberrazione programmata con decenni d’anticipo. E’ stato necessario destituire di reale senso storico le generazioni, affinché l’influenza psichica del “Pericolo esterno” potesse dominare le coscienze.

Chi ha dato al fantomatico Abu Bakr al-Baghdadi, comandante dell’ISIS, i milioni di dollari necessari per equipaggiare e armare il piccolo esercito ai suoi ordini? Come ha fatto la sua formazione ad acquistare tanto potere in poco tempo? E soprattutto, perché proprio ora?

La menzogna dominante l’Età attuale s’identifica nella fede del “progresso” industrialmente concepito. Ad esso si assoggettano tutte le diversità. 
Ogni autentica rinascita fonda nell'Arte globalmente perseguita. Ricordiamo le nostre origini. Forse l'ultima fioritura qui in Italia è avvenuta nel XIII secolo, con il risveglio dei comuni, l'affermarsi delle municipalità che, pur tra guerre e complotti, definì comunque il carattere originale dei borghi, la definizione delle loro piazze e portici, (definizione fisica e assieme metafisica) la sistemazione dei centri concepiti a ideale misura d'uomo e, il delinearsi di un attività mercantile e bancaria che seppe conferire un nuovo orientamento al senso della committenza, il cui apice è raggiunto due secoli più tardi nella Firenze medicea.
Così le meravigliose fioriture dell'Islam, nonostante gli scontri con l'Occidente, non si fondarono sull'integralismo comunemente inteso, ma bensì sulla pacifica e realmente illuminata convivenza delle tre religioni scaturite dal tronco genealogico abramitico.
 
L’integralismo islamico che ci paventano, così come la reazione scomposta che gli contrappone un Occidente altrettanto avariato, costituiscono tutt'altro che il risveglio vitale di civiltà che ricercano autenticamente la propria identità. Tutto ciò si rivela essere invece una necessaria strategia, una programmata contraddizione funzionale a questa specifica epoca propriamente crepuscolare, controllata da un potere nichilista ossidato nella morsa ferrigna che esercita sul significato dei tempi e che muove entrambi le parti in causa.
Sono state finanziate, non ingenuamente, dall’occidente per decenni le famiglie dignitarie che possono essere considerate come culturalmente più retrogradi e corruttibili, che poi costituirono le cosiddette “petromonarchie” del mondo islamico. Le petromonarchie dimostrano d’infischiarsene dell’eredità culturale dell’Islam (Dubai è una capitale della fredda supremazia tecnologica, quasi un apoteosi sintetico-satanica) così come i sionisti dimostrano di non curarsi dell’eredità spirituale ebraica e i nostri governi se ne fregano di conservare una memoria viva di ciò che rese l’Europa fucina di Arti e Poesia.

La "peste emozionale" seguita all'avvento del cupo dominio industriale, doveva abbassare il livello d’intendimento delle nazioni ancora non completamente contagiate dal dogma della “crescita”, poiché inizialmente con l’avvento della “rivoluzione industriale”, il lavoro che fu svolto in casa propria è stato prevalentemente un “lavoro sporco”, una contro-opera di sola demolizione e sequenziale impoverimento del territorio, di sostanziale degrado architettonico, paesaggistico e conseguentemente etico; oscuramente glorificato con quella sorta di colpo di stato planetario costituito dall'11/09/2001.

Non dovrebbe essere difficile comprendere che ISIS sia un fenomeno ascrivibile a operazioni di cosiddetta “terza forza” (predilette dai nostri “alleati”) la cui sperimentazione in scala ridotta è stata attuata proprio qui in Italia negli anni ’70 con la “strategia della tensione”: infiltrazione ideologica che abbassava il livello della critica ad un livello disumano, e che rese necessari eccezionali provvedimenti inderogabili, la cui finalità era nient’altro che un ulteriore, ma non ancora definitiva, plastificazione delle coscienze.

Lo spontaneismo enfatizzato dai media che è reale, ma superficiale, di pochi fanatici reclutati in occidente via web, costituisce la formazione dell’eggregore necessaria a conferire credibilità alla drammatica farsa, la cui probabile evocazione è stata avviata a Londra il 22/05/2013.



E’ un capovolgimento di valori avviato con la ri-fondazione della nuova massoneria avvenuta nel 1717(un progetto degenerato) e inaugurato con successo con la Rivoluzione Francese, la stessa fondazione delle Banche moderne e che ora sommerge la storia del suo sovvertimento epocale.    

 


Leggiamo, e rileggiamo, se intendiamo comprendere l’autentico messaggio islamico, le opere degli esegeti (poeti ed eruditi) più fedeli del Corano, tra i maggiori ricordiamo Al Ghazali, Ibn Arabi, Abd al Rahman Jami, Rùmi, autentiche gemme spirituali e i loro commentatori più sensibili e ispirati, quali R. Nicholson, Titus Burckhardt, Louis Massignon, Henry Corbin.

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