giovedì 14 agosto 2014

i nuovi parametri




Prendo spunto da una considerazione che il medico Wilhelm Reich (1897-1957) scrisse in un suo quaderno di appunti. Nell'intenzione di rivolgere a se stesso una dovuta reazione alla "Peste emozionale" insita nel declino del tempo moderno, e che rende ogni persona aguzzina di se medesima. L'esortazione dunque, di provare ad auto-guarirsi da questa sorta di morbo metafisico, pur essendo annotata privatamente e non facendo originariamente parte di un testo destinato al pubblico, al contempo è indirizzata ad ogni coscienza attenta del proprio tempo.


Benché allo stato attuale sia pressoché impossibile mettersi contro alla macroscopica svalutazione della vita, operata con ogni mezzo e stratagemma innaturale dai governi di tutto il pianeta, i quali, è da ribadire, sono essi stessi strumenti ubbidienti tenuti in pugno da ambigue, quanto potentissime corporazioni tecnocratiche prive d’ogni scrupolo; per noi, piccoli moderni atomizzati che siamo, rimane pur sempre fondamentale tentare di comprendere quale sia la provenienza del motivo opacizzante, o ancor peggio, del motivo, appunto definito da Reich come Peste emozionale, il cui effetto è quello di disgregare la coscienza.

La riduzione dell’animo a “trasparente insignificanza”, ha una presunta fondatezza dimostrata dalle stesse ripetute infrazioni d’ogni principio etico su cui basa qualsiasi presunto successo del cosiddetto “avanzamento tecnologico”.

Quanto passa attraverso la propaganda mediatica, con il significato totalmente ambiguo di conquista della scienza, è una perfetta demagogia esibita come irrinunciabile occasione che migliora la qualità della vita e la durata dell’esistenza. In realtà, tali “conquiste”, impiantano una progressiva artificialità che è l’inesorabile peggioramento se non il drastico annientamento delle facoltà umane maggiormente preziose. Si rivela in ciò, piuttosto che un accrescimento della nostra consapevolezza, l’attacco più spietato alla stessa facoltà della percezione e alla facoltà sensibile della comprensione stessa di chi realmente siamo.

Di sicuro, a meno che un individuo non sia pervaso da un pensiero aridamente relativista, ovvero, a meno che una persona non abbia irrimediabilmente contratto (per usare l'efficace espressione di Reich) quel morbo animico planetariamente diffuso e identificato con il nome di Grande Peste Emozionale, rilasciata con l’avvento del dominio industriale e insita nella propaganda del cosiddetto “progresso”.
Tale persona, dunque, non può che porsi delle domande essenziali circa il significato concernente l'azione riformatrice operata dall'attuale "globalizzazione". 
Forse non abbiamo più speranza di guarire da un inconsueto contagio disseccante le facoltà interiori contraddistinguenti la vitalità dell’animo? Non siamo più in grado di riannodare efficacemente il pensiero ad una sicura percezione posta più in alto della piana ragione? Forse, ottenebrati come non mai da una preponderante suggestione oscura, immersi come siamo nel fondo di questa notte illune che è la modernità, difficilmente possiamo comprendere appieno la nostra essenza che sembra irrimediabilmente diluita e sporcata con una volgare soluzione di laboratorio. 
Forse, rientra nel significato di qualche antica profezia che il nostro ultimo mistero esistenziale possa essere svelato da un codice barre? Intanto, sprofondati dentro la cella elettromagnetica di un letale condizionamento psichico e fisico, qui sopravviviamo; impoveriti per gradi delle risorse a nostra disposizione, nella finalità spregevole di essere definitivamente separati dalla nostra autenticità, d'essere resi incapaci di edificare la nostra immagine nell'Universo. Dopotutto diventiamo ciò che mangiamo e non a caso sapere è assonante a sapore.

Per chi dirige le diverse scansioni dell’attuale “emergenza planetaria”, al principio dell’inganno sostanziale su cui si fonda l’unico totalitarismo vigente, (sono almeno duecento anni a questa parte) la cui corazza è costituita dal dominio della produzione industriale, variamente travestita nel secolo scorso di nero o rosso, così come nell'attuale color neutro democratico, o, del suo antagonista ideale rappresentato nella fosforescenza tetra dell'integralismo terrorista. Per orchestrare tale partitura e le improvvisazioni contenute, affinché potesse serrarsi l’attuale cella elettromagnetica, che è anche elettrochimica così come elettropsichica, e dalla quale è impossibile ogni evasione fisica, tantomeno mistica, (misticismo così inteso dalla new.age o dal cattolicesimo stesso post-conciliare) è stato necessario che all’uomo atomizzato dai totalitarismi del XX sec. all’uomo massificato, spersonalizzato e indottrinato vestito con camicia nera o rossa, si togliesse mediante la più bieca delle propagande la conoscenza-coscienza di quanto si andava elaborando negli astrusi laboratori della modernità. In sostanza, gli uomini nuovi che andavano formando la società di massa non potevano conservare nozione di ciò che rese esseri saldi, creativi e fieri i propri Avi e, tantomeno, avere la minima cognizione della sembianza che loro stessi avrebbero assunto all’occhio clinico degli “esperti”, dei “tecnici”, degli “specializzati”, di quanti insomma s’avviavano a riformare, così come tuttora riformano, i cosiddetti parametri normativi regolanti gli ossessivi ritmi meccanici della produzione in serie, della mai troppo invocata “crescita” e delle cure stesse adottate per la psiche, intrappolata com'è nell'aberrazione ideologica di tali nuove dinamiche.

Oggi il cerchio involuto è chiuso. La cupola chimica è ben serrata e tutti siamo i pupazzi biologici oggetti di un capillare Woodoo planetario, i cui spilloni invisibili sono le stesse frequenze elettromagnetiche che ci percorrono.    

Tali parametri statistico-economici, (un economia im-puramente satanica) definiscono, o meglio, sanciscono, attraverso una sorta di cantilena sacrilega che invita alla realizzazione personale ottenuta attraverso il “consumo” esasperato, la visione univoca e profondamente desolata di una sotto-realtà dominata dalle forme più inutili dell'occorrenza.

L’autentica responsabilità individuale (la Vir) è annullata da una proiezione fantasmica del dovere, da una caricaturale idea del dovere, per mezzo della quale si compie la metamorfosi involuta deformante la persona ad appendice indifferenziata dello sterile ingranaggio produttivo; non importa di che colore esso sia l’importante è che dimostri assoluta fede nichilista nell’idea estremamente vaga del progresso tecnico. 
Del resto è evidente di come, al di la d’infecondi quanto populistici richiami alla fratellanza universale, la Chiesa di Roma stessa, (la sua gerarchia) tutt'altro che costituire il genuino baluardo dell'ultima tensione vitale umana basata sul sentimento autenticamente solidale con la vita tutta del pianeta, dia in realtà continua prova d’assoluta sottomissione a questo tipo di nuova, quanto patologica e spietata oltre ogni umana concezione, fede nel progresso. La fede nel progresso tecnico ha saputo inglobare nelle profondità del suo dominio le stesse fragili fondamenta del primo Dogma.



Così asserviti, nostro malgrado, alle logiche preannunciate in minima parte da questo video , rivelante in fondo solo un “trascurabile” indizio, un presagio che dovrebbe invitare alla riflessione e far sorgere in noi almeno il barlume di una consapevolezza maggiormente profonda.

Non c’è innocuità o scontatezza in una volontà ordinatrice che possiamo riconoscere come deleteria, e che anticipa la nostra diminuzione identitaria sintetizzandola mediante un codice barre. Questa cui assistiamo è solo la fase avanzata di un progetto che intende stabilire la nostra definizione a mero oggetto di esperimento, qualificandoci peraltro come indistinta sottospecie mutante. 
Ogni mattina specchiandoci, proprio perché assuefatti a tale idea, dovremmo riconoscerci come moralmente storpi; consapevoli d’essere  intimamente assuefatti a tale condizionamento avvilente, che c’identifica innanzitutto come miseri esperimenti.

Dovremmo sentirci intrinsecamente minorati e sempre più simili a marionette parlanti, programmate a reagire a specifici suoni o messaggi subliminali, a cifrari criptati destrutturanti la nostra coerenza riflessiva. La post-modernità si rivela essere una quotidiana e fredda pianificazione, operata da burattinai occulti che prediligono, per consolidata ignavia dei loro “illustri” rappresentanti, l'infusione di una larvale parvenza di vita come modello di formazione sociale, garantito dallo squallido teatrino delle piccole vanità e colossali menzogne che si chiama Stato. Oggi lo Stato è una menzogna sovrana trasversalmente reiterata alla giustezza, in cui è sancita, quale eccellente strumento fuorviante l'attenzione delle persone, (di fatto ormai totalmente sviata) la pubblicità come indizio vitale di una nazione. In realtà, tale norma ossessiva elimina la sana misura civile.



Non è il sonno della ragione a generare mostri, ma l’insonnia della ragione stessa a deformare ad incubo la realtà.

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