mercoledì 2 aprile 2014

Limes: significato originario di sentiero o strada delimitante un confine tra due campi



Premesso che l’attività di geoingegneria clandestina comunemente nota con il nome scie chimiche sia ormai divenuta il segreto di Pulcinella (Roma negli ultimi giorni è oggetto di una massiccia irrorazione diurna e notturna) persistono tuttavia ostinati negazionisti del fenomeno in questione. La malafede di costoro è proporzionale alla loro scarsa perspicacia e di fronte a quest’immorale ostentazione di stolido ottimismo per il nuovo opacizzante che avanza, a ritmi a dir poco precipitosi, l’opera d’informazione portata avanti in questi ultimi anni dai fratelli Marcianò è da ritenere come un esempio civico davvero encomiabile. Non conosco personalmente i due fratelli, ma vi sono comunque affezionato per un’istintiva solidarietà scaturita da una comune condivisione per determinate suggestioni, prevalentemente poetiche, pertanto etiche, attinenti determinati valori fondativi dell’esistenza. In noi è comune l’istintiva avversione per ciò che può essere identificata come la nuova evoluzione robotica della società, purtroppo stolidamente perseguita dai governi centrali di tutto il pianeta. Dobbiamo necessariamente ritenere l’odierna tecnocrazia come un’infelice regola obliante l’archetipo di rinnovamento proprio ai ritmi vitali, nell'aberrante finalità di connettere la natura a quanto di più sproporzionalmente artificiale è brevettato per destituire di potenza vitale i fondamenti della vita stessa. Valga l’esempio paradigmatico del cibo trattato industrialmente (impoverito dei suoi nutrienti essenziali) o delle infide sementi OGM: semi sterili, morti in se stessi che in sostanza valgono una sorta di sotto categoria spettrale delle germogliazioni naturali.

A questo eclatante stato d'avanzamento di sovversione artificiale, in definitiva, dovrebbe essere comune per tutti l’avversione a tutto ciò che destituisce di fondamento autentico la vita, cinicamente contaminata da macroscopiche quanto microscopiche manomissioni del rinnovamento naturale, del suo valore originario, culturalmente fondato su una comprensione discreta e amorevole delle cose; ma così di fatto non è: in molti dimostrano di amare e compiacere servilmente i propri aguzzini e avvelenatori.

In questo senso, pur essendo intriso di tutte le incertezze tipiche dell’uomo moderno, chi partecipa ardentemente a un determinato “ascolto interiore” diviene in ogni caso testimone d’elezione del proprio secolo, facendosi espressione e parte effettiva, non importa quanto visibile essa sia, di un determinato modo d’intendere la vita, i cui essenziali significati esistenziali sono quelli stessi maggiormente attinenti ai valori dell’autentica Tradizione.

Per autenticità della Tradizione, intendo la “sostanza” d’interesse maggiormente sincera che è propria a un determinato patimento interiore, fondato puntualmente su un’energia spirituale riconosciuta come desiderio stesso d’intima chiarificazione. Mi riferisco a un nostalgico principio d’amore ideale per la Conoscenza dei misteri dell’anima.

Zret, è pervaso di quest’aspirazione trascendente molteplicemente ostacolata dal dubbio. Attraverso le sue numerose riflessioni e slanci lirici, dimostra l’effettiva volontà di dilatare i confini, peraltro indefinibili, di quel margine umano che lambisce l’ignoto numinoso. Il semplice fatto di riconoscere tale sincerità indagativa, m’è prova della prevalente nobiltà del suo animo e della meschinità di quanti lo denigrano, di quanti non riconoscono il pregio della fluttuante dimensione propria alla sincera riflessione poetica. Fondamentalmente, il suo è il frammento propriamente aureo di un sentire appassionato, benché soffocato dalle contingenze volgari proprie all’oscurità del tempo presente.

Noi tutti siamo soffocati e limitati. Siamo spiritualmente malati, ma ogni modo ricerchiamo la cura a questa tragica diminuzione dei sensi superiori.       

A leggere le riflessioni, le ricerche dei fratelli Marcianò, non si può non comprendere che Rosario e Antonio amano il proprio Paese e l’eredità culturale che è fiorita sulle sponde del Mediterraneo. Loro apportano il proprio contributo intellettualmente onesto, sano.

Se è una colpa percepire l’influsso chiaro, benché inesprimibile, della potenza eterna che in determinate circostanze può ancora irradiare il cammino delle nostre esistenze, destando in noi l’assentimento alle stesse medesime aspirazioni che nei secoli nutrirono le migliori coscienze della propria epoca, allora per questo noi siamo colpevoli. Siamo colpevoli di sentirci illusoriamente accomunati e rincuorati, mediante una relazione d'inconsueta parentela, ad un Boezio, o Plutarco, o Plotino, o Cervantes, o Rousseau, o Dostoevskij, o Leopardi o Pasolini, o Mishima, o Van Gogh, e moltissimi altri come loro, che possono davvero essere considerati come i nostri padri e fratelli maggiori. Costoro, testimoniarono quanto di più umano vive nell’uomo valorizzando il mistero aurorale dell’essere (Eros, Furor, Poesia).

Il loro intendimento amplificato è d’esempio e manifesta sopra  ogni possibile inganno la realtà eccelsa dell’unico e molteplice Raggio soprasensibile che accende l’intelletto. Mi riferisco a quel barlume interno alla possibilità espressiva dell’animo proteso ben oltre ogni misurabile distanza fisica. Sono proprio questi determinati vincoli ideali a renderci enormemente diffidenti a ogni falsificazione o impostura offuscante la luce originaria. Non fa molta differenza che nell’attuale Era volgare, siffatta contraffazione poté rivelarsi attraverso l’impuro biancore papalino (impuro perché connivente con feroci interessi secolari) o ultimamente attraverso l’infida lattescenza chimica appannante il cielo, o nell’impassibile normativa burocratica che supporta una sterile idea di progresso sostanzialmente indifferente alla vita che intende regolare (avvilire).

Ogni autenticità culturale e marziale non può prescindere dal rispetto dell’ambiente e della dignità umana. Oggi non si è realmente vivi in questa vita se non ci si accorge e non si patisce intimamente di quest'ostinata e progressiva manipolazione dell’ambiente, della contaminazione, apparentemente irreversibile, di questa sconosciuta materia: ultimo supporto rivelato in cui affondano le nostre radici storiche e metastoriche.

Anche una sola considerazione superficiale delle cose, come può essere questa mia, non può ignorare che l’agire umano non può essere limitato indefinitivamente dagli argini di dogmi che intendono mortificare la dignità dell’essere. Il dogma scientifico riduce a mera consistenza numerica l’insieme degli uomini, qualitativamente annullati nell’idea degenere di massa. Questo “nuovo” dogma plastificante, il cui linguaggio è arida statistica, è nemico mortale dell’autentica idea di equilibrio e nemico stesso dell’uomo, più di quanto nella storia non si sia dimostrato acerrimo nemico dell’uomo il dogma cattolico.

Noi siamo dunque colpevoli di credere nell’Uomo, di comprendere che l’essenza della battaglia quotidiana dell’esistere consiste in una segreta certezza poetica. Certezza poetica che il “mostro” moderno intende dissolvere attraverso milioni di antenne.

Il nucleo nichilista contemporaneo relativizza ogni attesa di bene in una mera funzione bassamente strumentale. In definitiva chi non ha coscienza critica contro tale idea balzana di “progresso”, ostentando uno stolido ottimismo a “tutto tondo” dimostra d'essere ancor meno che un idiota, essendo un individuo "altamente dequalificato", un perfetto ottenebrato radiocomandato, e, dopotutto, tali si rivelano essere i “demistificatori”, (impropriamente definiti come tali) cosiddetti debunker , il cui ruolo sarebbe quello di rassicurare la pubblica opinione maggiormente distratta circa il brutale innesto del nuovo (dis)ordine tecnologico (sostanzialmente transumanesimo) oscuramente contraddistinto dalla completa assenza di ogni aspirazione puramente trascendente.

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