martedì 12 novembre 2013

satanismo preconfezionato



….Qui distorse la bocca e di fuor trasse
la lingua, come bue che ’l naso lecchi.
(Dante, Inferno canto XVII – 75)

E’ inquietante questa feroce ribalta del nulla mascherato d’infelice passione sessuale.
Il Mickey Mouse Club, fu la trasmissione televisiva statunitense in cui ragazzine della porta accanto, sorridenti e rassicuranti, presentavano cartoni animati, documentari e telefilm. Negli studi televisivi della trasmissione Disney, sono nate e cresciute stelle di prima grandezza del Pop trash americano.
Caratteristica che distingue queste giovanissime star è l’impronta inequivocabilmente oscura che ne connota il passaggio all’età adulta, in cui un esordio (comunque equivoco)  acqua e sapone si modifica nella fase ancora adolescenziale, in sexy lolite, autentiche dive e mangiatrici di uomini, per poi approdare all'industria dell'erotismo  e/o affini, o prestarsi ad una rappresentazione dalle connotazioni alquanto luciferine, come negli esempi maggiormente vistosi offerti da Britney Spears, Christina Aguilera e in ultimo l’eclatante deviazione di una Miley Cyrus ex Hannah Montana.
Già dall'età di diciott'anni la Spears cominciò a trasformarsi nell'immagine di una provocante studentessa grazie alla pubblicazione del suo video d'esordio "Baby One More Time" che la consacrò al successo planetario. Anche in questo caso sessualizzazione stereotipata e satanismo sono stati elementi caratterizzanti d.o.c. del "curriculum artistico".
Stessa sorte è toccata a Lindsay Lohan che dopo aver firmato un contratto con la Disney all'età di soli tredici anni, nella fase adolescenziale, ha abbandonato il suo stile di “brava ragazza” per diventare uno degli esempi più clamorosi di bad girl.
Essere una "bad girl", per la maggior parte dei media, significa essere una ragazza emotivamente distaccata, indifferente a tutto ma concentrata sui suoi bisogni sessuali, che sono rigorosamente conformi alle fantasie maschili.
Assistiamo all’assalto più atroce mai mosso prima d’ora alla dignità della persona.
Queste parodie sessuali mortificano l’idea sana dell’Eros, da cui fiorisce la poesia, ovvero, il senso più elevato del Cosmo. Queste scimmiottature bassamente seduttive reiterano la messa in pratica di una volontà tristemente dissolutrice dell’emanazione universale, concreta e positiva, legata alle forme del divenire e intesa come possibilità della loro estensione o accrescimento in essere. Estensione che sappiamo travalicare il dominio solo materiale, e connessa a ciò che abitualmente è chiamato senso della Creazione o Magnificenza del Creato. Questo modo d’intendere l’emancipazione dell’individuo relegato al senso di una libertà solo esteriore o l’idea stessa del "progresso", inteso come sola crescita economica e sterilmente produttiva, costituisce la sostanza di una reale consacrazione nera mirante a dissociare la potenza universale di cui l’Uomo è diretta manifestazione.
Questa è la dissoluzione, trasversalmente perseguita, della pura tensione “lirica”, dunque, di quella “forza debole” o trasformazione atomica recondita, attraverso la quale la persona arriva a centrare la propria identità glorificando il mistero della partecipazione. Mi riferisco alla facoltà luminosa della reminiscenza, per la quale la creazione medesima risuona di una vibrazione che è melodia: la Theosis, appunto, assonante all’intonazione orfica stessa e collegante la dimensione evidente al senso felice dell’enigma, compreso come prodigio del divenire.
Questi culami ossessionanti, questi insopportabili ammiccamenti all’oscenità continuamente esibiti attraverso i moderni supporti della comunicazione di massa, costituiscono uno tra i primi motivi, se non il primo in assoluto, dell’attuale deviazione psichica e inesorabile perdita di senso interiore. Sono condizioni di efficace immiserimento e sorprende come nessun organo d’informazione abbia significativamente correlato quest’invasiva quanto subdola industria del porno-soft, esclusivamente rivolta alle ultimissime generazioni, con quelle circostanze determinanti la precocità del disincanto abbinato a tutte le recenti derive sociali che inevitabilmente ne seguono.

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