lunedì 8 luglio 2013

La spirale di artificialità (aggiornamento del 16/7/2013)


L’oceano degli Argonauti è l’espressione figurata della più vasta dimensione posta oltre i confini della morte. La quercia dodonea, l’albero oracolare, emanante melodiose armonie divenne lo scafo della nave con cui poter acquisire le indispensabili capacità d’attraversare spazi e distanze enigmatiche.
E’ la percezione estatica, il canto, (modulazione interiore) a permettere di superare le mortali insidie, tali facoltà nel poema preludono a ogni vigore sprigionato dall’equipaggio, la cui impresa riguarda la deificazione della creatura, intesa come trasfigurazione del cosmo, e non è un caso che secoli dopo, con l’avvento del cristianesimo, la Chiesa orientale riguardò proprio a questo tipo d’impulso sacro come al motivo più profondo della sua dottrina, centrata appunto sull’idea della theosis: che è la stessa trasfigurazione del cosmo, originata da un profondo cambiamento dell’animo nell’uomo; nonostante questo sia circondato da ogni parte da forze ostili.
Ostacoli apparentemente insormontabili sono superati dalla coscienza di Amore. Può venire la nausea a forza di leggere o sentir dire Amore, parola questa, troppo spesso impropriamente usata da noi tutti.
Cosa significa Amore? Forse, la comprensione più profonda, così come l’espansione della coscienza oltre ogni vincolo puramente egoistico, o anche, la conoscenza più autentica del dolore. Ogni circostanza che premeditatamente ne limita l’intendimento, da sempre è intesa come un atto di magia nera. Ciò che conferisce valore e grandezza eterna all’esistenza, è la dimensione epica, la percezione estatica, la santa follia, che è la cognizione luminosa dell’abissale, quanto irrazionale, profondità dell’universo.
E’ fondamentale ripeterlo, non abbiamo nessun’altra circostanza utile all’amplificazione della vita interiore che sia in grado di conferire effettiva saldezza all’animo se non ridestare in noi stessi una “coscienza epica ”.
E’ tremendamente vitale poter comprendere l’importanza dell’unico Valore che possa realmente abbracciare la completa pienezza dell’essere. Non importa il mezzo con cui si procede al rivolgimento del sistema di valori, indubbiamente il decadimento della condizione etica coinvolge aspetti reconditi della nostra esistenza. Il degrado comporta che i nostri atti diventano velenosi per noi stessi. Tutti i mezzi di persuasione cui fa ricorso l’odierno apparato preposto a gestire le nostre esistenze, sono forme convincimento magico. Scopo della suggestione moderna è legare per mezzo di vincoli, più o meno occulti, la nostra volontà a interessi che le sono sostanzialmente estranei. Così è stato inteso essere il vincolo magico in età antica, così è oggi il suo effetto massimamente amplificato da strumenti e ideologie che, esasperandone il senso, inducono in errore l’intelligenza, privandola della possibilità di forare la diafana membrana d’inganno sovrano che ci avvolge con aumentata aderenza ogni anno che passa.
Amore elettivo (Eros filosofico) o amore infero (Eros tirannico), costituiscono il motore dell’azione magica, la ragione intima per la quale si manipola la materia con dinamiche che, benché sempre più sofisticate, non esulano dal loro significato metaforico, il quale, in definitiva, costituisce la sostanza autentica della sua manifestazione idonea a definire il particolare carattere di un epoca. Noi, attualmente, anche se così non sembrerebbe, viviamo ancora nel pieno degrado, o estremizzazione massima, della concezione magica rinascimentale.
Il “De vinculis in genere”, è lo scritto di Giordano Bruno che oggi meriterebbe il vero e solo posto d’onore tra le teorie della moderna manipolazione delle masse, come sottolinea Ioan Petru Culianu nel suo “Eros e magia nel Rinascimento”. Come questo studioso, altri indagatori quali René Guenon, Mircea Eliade, Elemire Zolla, Julius Evola, intravidero bene cosa manovrava dietro tutto questo laborioso complesso meccanico di eccitamento sensuale misto a sofisticato disincanto che risponde al nome di progresso.
Hanno avuto torto gli storici sostenendo la scomparsa della magia con l’avvento della scienza quantitativa, questa in realtà non ha fatto che sostituirsi a una parte della prima, continuandone a tutti gli effetti i sogni e gli scopi, adesso perseguiti attraverso supporti avveniristici. Evocando il fantasma della Libertà solo esteriore si promuoveva, di fatto, la più subdola e invasiva forma di schiavitù che l’uomo potesse mai sperimentare, il cui paradigma più veritiero si realizza nel mito dell’intelligenza artificiale, nell’ibridazione uomo-macchina, nel paventato innesto del chip sottocutaneo.
Questi sono sigilli, marcature, vincoli atti a generare fantasmi, che sono apparenze, simulazioni, artificialità dell’autentico esistere = stare saldo.
Questa potrà sembrare un affermazione ingenua, ma l’umanità, necessariamente, dovrà tornare a sentire gli accadimenti naturali come la manifestazione della prima magia. La consapevolezza, è essa stessa accadimento magico. Non abbiamo futuro se privati di una considerazione epica dei nostri tempi di crescita.
Marsilio Ficino definì “rete” il legame, le cui qualità e dimensioni estremamente variabili sono preposte, come finissime maglie, a catturare la preziosa preda dell’anima. Curioso notare la corrispondenza della rete ficiniana e la definizione contemporanea della connessione globale d’internet.
L’insieme dei nodi che formano la rete, costituiscono la moltiplicazione delle suggestioni, e benché queste si avvalgano di supporti esteriori variamente diversificati ed estremamente sofisticati, in realtà mirano a intrappolare una qualità soprasensibile dell’essere. 
Sempre in Giordano Bruno, quest’operazione viene appunto detta “vincolare”. 
Nostra prima difesa è poter comprendere la potenza suggestiva della malia, del vincolo che ci lega ad un futuro potentemente sottomesso all’esigenza dell’ordinamento tecnologico, il quale, pur essendo manifestazione inconfondibile delle pulsioni oscure legate al carattere dell’attuale yuga, non per questo rappresenta l’inevitabile sottomissione della nostra natura più profonda, che in realtà è chiamata a rifiutare ciò che costituisce l’influsso maggiormente nefasto per la salute dell’animo. 

Avvalersi del supporto tecnologico è inevitabile, così come è inevitabile respirare il particolato di ricaduta rilasciato dagli aerei. E’ inevitabile ingerire attraverso alimenti la contaminazione generale, e la manipolazione riguarda il nostro stesso DNA, non possiamo sapere cosa si modificherà in noi, cos’hanno realmente pianificato le infauste corporazioni globaliste, ma una considerazione maggiormente consapevole del rivolgimento in atto è quanto mai necessaria; almeno per alcuni.   

Svuotare d’ogni incanto l’esistenza è l’ultimo atto della magia nera o delle forze controiniziatiche, che hanno ribaltato il senso della parola "incanto", facendola intendere nella sua accezione solo negativa, ossia, a un “rapimento” della coscienza, ammaliata da uno stupore fittizio che manipolandone la sensibilità mira a privarla della sua autonomia; in effetti, un operazione questa scrupolosamente portata avanti dall'attuale condizionamento massmediologico.
Qui, invece, intendo l’incanto nel suo giusto significato: in-cantare, intensivo di cànere = cantare in versi, vaticinare. Nella prerogativa così intesa dall’orfismo e dalla realtà arcaica, quest'ultima, considerata nella sua estrinsecazione più ampia, e penso alle stesse vie dei canti degli aborigeni australiani.
Queste ultime, veri e propri enigmi sonori espressi tramite lunghissime poesie recitate lungo l’attraversamento del territorio, sono espressioni di una liturgia melodica confacente ad accordare le modulazioni della realtà interiore alle frequenze dell’ambiente che ne accoglie la presenza. E' un sentire lirico e massimamente profondo, che intende lo svolgimento del percorso terreno attraverso una mappatura metafisica ad esso sovrapposta, a cui è possibile accedere mediante l'individuazione sensibile di "varchi" situati tra i punti di congiunzione dello stato di veglia con quello onirico. La sacralità degli elementi naturali si rivela tramite questa consapevolezza profonda. Dunque, “incanto” è la manifestazione eccelsa dell'unione della mente alla divinazione, al grande sogno originario, modulato dalla potente consonanza che fa coesistere le molteplici forme del divenire. Per noi ciò è quasi impensabile o profondamente inautentico. In effetti, è proprio per tale assenza di modulazione interiore nella coscienza dell’uomo moderno, che il carattere di Età Oscura prevale sul significato dei tempi, in cui sembra essere definitivamente svanita l’idea stessa dell’esistere e dei più alti significati ad esso connessi.



     





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