giovedì 23 agosto 2012

undici anni - effetti amplificati del rito buio -


Mancano ad oggi 20 giorni all’11 settembre.
Ci separano undici anni dalla fatidica data in cui si decretò per mezzo di un rito nero il rinnovamento globale che dovrebbe finire di serrare la sua gabbia elettromagnetica entro la fine del 2022.
Il triennio 2022/2025 secondo i piani di questa famigerata agenda vedrà ultimato l’innaturale imbrigliamento delle dinamiche preposte allo spontaneo rinnovamento della vita.
A me sembra dovrà essere così.
Scrivo questo non per generare un facile allarmismo è la semplice e piana lettura degli eventi per come si sono svolti e per come proseguono che da sola rivela i futuri svolgimenti poco rassicuranti.
Dico poco rassicuranti perché non sono generati segnali efficaci di una reale inversione di tendenza dagli enti preposti alla gestione degli stati, a qualsiasi nazione essi appartengono.
Quest’ordine fasullo, (direi ordine puramente satanico) esaltando nell’uomo l’aspetto suo più deviato, quello che incentiva la sola ragione e gli psichismi deleteri dell’ego, ci costringe a vivere le successioni di un tempo che è avulso dalla sua realtà profonda.
Ciò è stato possibile perché effettivamente l’uomo è creatore esso stesso di Realtà.
Lo sbaglio, l’abbaglio deleterio è nel sottovalutare l’intelligenza superiore che richiama dal “nulla” la vita e che determina all’interno della sua corrente la consapevolezza di esistere.
Esistere equivale a stare, che a sua volta deriva dallo stare eretto in piedi, idealmente proteso al cielo, stare saldo, una saldezza d’ordine metafisico, ossia realmente cosciente e, nel suo senso estensivo, trarsi fuori dal moto di una vorticosa inconsapevolezza.   
Il tempo in questo esatto sentire originario è esso stesso uno spirito, un’essenza piuttosto che una mera qualità, e il suo movimento non ha la rigida regolarità degli impersonali moti meccanici.
Le briglie atroci con cui c’illudiamo di aggiogare l’antico dio, custode dell’allegorico mistero dell’oro inverso   che è il  mistero fatalmente congiunto alla determinazione della nostra stessa interiorità – non potranno reggere ancora per molto, ed ogni atto preposto a consolidarne la stretta implicherà necessariamente un ulteriore discesa della realtà nel sottomondo dominato dall’ultraviolenza, sia essa nera (guerre, terrorismo, carestie indotte) che bianca (sostanzialmente la pubblicità ed il condizionamento subliminale).
La crescita economica, l'idea di Crescita applicata allo sviluppo produttivo e industriale è inscindibile dal senso più profondo dell’Ultraviolenza bianca e nera.
Aggiogati come siamo ai dogmi indiscutibili sanciti dalla verità industriale siamo sempe più trascinati nel fondo di una pozza buia e contaminata.
Il Tempo è vivo, non è un organismo, è un’essenza la cui vita non si spiega nei laboratori, il suo flusso permea la materia di una coesione abissale determinando intensità al pulsare dell’universo, aver “scoperto” il cosiddetto bosone di Higgs è solo aver trovato della forfora.
Come se dalla forfora di Mozart si volesse risalire al mistero delle sue melodie.
L’ultraviolenza scandirà il contro tempo dell’11 settembre 2012, sarà inevitabile benché non così eclatante come si aspettano alcuni.
L’eclatante è adesso, ad ogni istante, ma noi ci siamo assuefatti all’abnorme.
Ogni cosa rientra nei parametri di una sterile normalità o di una transitoria eccezionalità, prestamente ricondotta nel controllo artificiale esercitato sulla nostra epoca, questa normalità sterile è sempre più ordinata nei cieli e sulle coltivazioni, la respiriamo e la mangiamo.
Il Tempo, il Sole sono emanazioni viventi e sublimi intelligenze, impedirne la manifestazione, il legame con la nostra interiorità produce solo una clamorosa sconnessione psichica, i cui guasti si riflettono pienamente nei ritmi convulsi della società attuale e la cui reale finalità è solo quella di divorare se stessa.  
Il tempo ha reazioni diverse dall’ordinaria percezione di poche generazioni umane, tanto più se queste sono inviluppate dall’imbroglio, disorientate da elettromagnetismi artificiali e luci fluorescenti.
Per questo motivo la deformazione impalpabile operata con il rito dell’ 11/09/2001 all’interno della nostra “campana di risonanza” ha determinato nell'ultimo decennio e determinerà ancora nei successivi dieci anni, più onde di ritorno, alcune spontanee ed altre che hanno avuto o potranno avere la stessa o aumentata intensità a seconda delle ulteriori pressioni che potranno ricevere dai manovratori.

domenica 12 agosto 2012

L'inarrestabile avanzata del non-senso




L’aggressione alle sementi tradizionali prosegue inesorabile assieme la feroce affermazione del nuovo pensiero asettico.
Cosa rappresentano le istallazioni di Daniel Buren al Parco Archeologico di Scolacium?
La volontà, non dichiarata, di destituire il fondamento della nostra memoria profonda in nome di una legittima quanto auspicabile, “creativa”, contaminazione trasversale.
Aride e affinate intellettualità legittimano il contrasto che fonda l’equivoco sul valore apologetico del nuovo.
Tutto è proteso a ridefinire la nuova apparenza sintetica, innestata, sul costruito storico reale divenuto, suo malgrado, proscenio inerte su cui si rappresentare il plagio, la caricatura deforme dell'autentica reminiscenza che luoghi simili dovrebbero infondere nell'animo.

L’uomo moderno smarrisce le sue coordinate esistenziali confinato com'è negli steccati sempre più fitti di una finta poetica che è solo l’aspetto peggiore del pensiero attuale.

In fin dei conti le lodi celebrative di simili atti inconcreti, sono delle esemplari supercazzole e valgono finanziamenti, questi si, concreti e cattedre utili a consolidare il potere della nuova, abnorme, accademia del disumano.


“Per la prima volta – ha detto il Maestro - sono state realizzate opere per un parco archeologico di vaste dimensioni, capace di aprire l’immaginazione non solo sullo spazio visibile, ma soprattutto su ciò che il tempo ha portato via e che la fantasia ci spinge a creare seguendo le sensazioni che il luogo suggerisce”.
 

Ha spiegato Alberto Fiz (curatore) - è un punto di approdo per un evento di anno in anno sempre più ambizioso. In quest’occasione, Buren ha sviluppato un sincretismo con le vestigia antiche annullando la distanza temporale tra il mondo antico e quello contemporaneo. Un intervento, il suo, radicale e coraggioso dove appare evidente come sia il Parco di Scolacium a provocare l’opera la quale esiste solo in stretta relazione con il contesto ambientale. Si tratta di una vera e propria svolta anche rispetto agli altri importanti progetti realizzati in questo luogo”