mercoledì 18 aprile 2012
















Presentato come un movimento scismatico del cristianesimo delle origini, lo Gnosticismo in realtà preesisteva al cristianesimo stesso, come in effetti si constata dalla gnosi ellenistica, da quella iranica, ebraica o indiana.

Il movimento dialettico interno all’impronta ellenista della Civiltà occidentale (decaduta ormai da secoli) determinò la nascita stessa del dogma trinitario cattolico, il prestigio di una complessa tessitura teologica che ha ricavato la trama dall’ingegno neoplatonico.

Il sincretismo fu tipico dell’ellenismo e si riscontra nella Gnosi, ovvero la fusione – non sempre felice – tra elementi egizi, pitagorici, platonici, indo-iranici, apocalittici e giudaici, ma questa fusione si determinò per la medesima appartenenza di tutte queste dottrine al nucleo ispirativo originario come piante che ricavano fertilità da un medesimo terreno.

Nello gnosticismo il pensiero si fa caliginoso, essendo contraddistinto da un vasto pessimismo cosmico e antropologico, arrivando ad un profondo senso di estraneità nei confronti del Cosmo stesso.
Pessimismo ed estraneità che solo in minima parte si possono spiegare con le sole condizioni storiche, quanto piuttosto con quelle meta-storiche di cui le prime costituiscono una rifrazione: sostanzialmente è l’anima gnostica che, nel suo “io” più profondo, si sente estranea a questo mondo.

A monte delle religioni misteriche del mondo arcaico e delle concezioni spirituali indo-iraniche si scorge un prepotente dualismo cosmico, come nell’esempio fornito dallo zoroastrismo dove gli uomini sono schierati in due parti in base alla loro natura e alle scelte che operano.

In estrema sintesi: la lotta tra il bene e il male è antica quanto il mondo, dove la schiera dei giusti prova smarrimento e solitudine, e approfondisce i motivi della sua estraneità.

Da qui origina la ragione profonda, e peraltro inesprimibile se non per momentanea illuminazione poetica, del Viaggio Iniziatico, della stessa discesa infera, così come testimoniato nelle vicende di Orfeo, Eracle, Odisseo o nell'enigmatico periplo degli Argonauti, storie queste da considerarsi come eventi cardine dell’identità umana rinnovata attraverso il giro rarefatto d’indefinibili Cicli cosmici, e motivata unicamente da un eminente ispirazione lirica, che sola riscatta l’anima dalla sua oscura prigionia e destino di morte.

L’Uomo originario nello Gnosticismo è l’Anthropos, l’Adamo preesistente alla stessa creazione del mondo, o meglio, preesistente a quei motivi “addensanti” la materia universale e dunque parliamo non dell’Adamo biblico così come descritto nella Genesi, ma di quello che per il cristianesimo gnostico sarà l’archetipale “Figlio dell’Uomo”, il Salvatore in grado di restaurare l’incorrotto stato originario anteriore alla caduta nelle tenebre concepite come effetto della volontà malevola di un dio minore: il demiurgo.

Il dio minore è secondo la visione gnostica il responsabile di ogni contraffazione, dunque del male e della forzata permanenza dell’uomo addensato dentro una sorda gravità, pertanto, del trionfo della materia intesa come involucro oscurante l’autentica percezione universale, la quale sarebbe ostacolata fin dal principio.
Il demiurgo odia l’uomo, esigendone l’asservimento totale fino al completo annichilimento.
Il motivo di questo odio ancestrale si pone oltre l’orizzonte del tempo comunemente inteso.

Il dio minore possedette la scintilla divina, ma in seguito essa sopravvisse solo nell’uomo terrestre, (motivo che fa riflettere sulla nostra preziosa peculiarità di creature mortali) perciò siamo divenuti oggetti del suo odio, dei suoi molteplici inganni affinché arrivassimo a dimenticare noi stessi, ovvero, a dimenticare la scintilla divina che ci anima e per la quale egli si rivela estremamente geloso bramandone la rovina.

L’anima divina che è nell’uomo terrestre del Ciclo attuale si trova in una condizione di estremo decadimento, quasi di assoluto oblio di quello che era.
L’odierna rivisitazione critica dei testi sacri e che costituisce una sorta di nuova e credibile “mitologia al neon” che identifica astronavi in luogo di carri volanti, fonda i motivi del proprio pessimismo cosmico in quella contraffazione delle origini già riconosciuta dal primitivo gnosticismo

Si cambiano i costumi ad antichi demoni ma la sostanza del pericolo è la medesima, l’instaurazione di un regno di non senso ad opera di entità a noi coeve, che ci preesistono e che mai come ora nel corso di più Ere difficilmente misurabili sono state vicine all’ibridazione dell’uomo con ciò che più lo aliena da se stesso, nella finalità di realizzare un solo involucro larvale, dunque a costituire una sola parvenza meccanica di ciò che realmente dovremmo essere.

L’idea tecnologica, il suo principio separatore tutt’altro che nuovo è assai antico, la cristallizzazione delle potenzialità vitali che propone affonda i suoi motivi nell’archetipo, in fondo già Omero nel libro XVIII dell'Iliade riferisce di automi costruiti da Efesto, schiave d'oro semoventi e parlanti; analogamente nel VII libro dell'Odissea si trovano cani d'oro nella reggia di Alcinoo.

Ad ogni modo, la convinzione è che nell’uomo risieda un principio inviolabile solo che egli sappia risvegliare in sé determinate facoltà sopite e assolutamente connesse col valore dell’incanto, della commozione lirica, che non a caso è la prima facoltà dissolta dal dominio industriale e tecnologico, dalla stessa impronta commerciale della società, del suo bagaglio pseudo culturale che propone una ridotta visione della realtà, intesa come più facile e "a portata di mano", (concezione questa avversa ad ogni autentica semplicità).
Nel dominio industriale tutto deve essere massimamente prevedibile, ogni dinamica esistenziale ridotta a cause effetto solo tecniche, nella società si legittima unicamente una sovrana insoddisfazione, il fervore psichico eccitato a qualsiasi intensità e qualità, risvegliato collettivamente e singolarmente nell’individuo suggestionato dalla falsa conquista di una libertà solo esteriore.


(considerazione accesa da un saggio di Luigi Moraldi : “La Gnosi e il Mondo” ed. Tea 1988 )

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