martedì 6 marzo 2012

Ciclope:
“Tu, che ora col volto contratto di terrore fissi la mia immagine, ti domanderai se la mia anima non sia terribile quanto l’aspetto che dimostro, confidando in cuor tuo che così non sia vero”

Con la voce del carceriere che gli risonava gravemente nel petto, Odisseo nella penombra scorge esangui come larve prive di vita le carcasse divorate a metà d’alcuni suoi compagni, i lamenti d’altri nascosti si univano ai cupi fischi del vento, che rimbalzando sulle pareti dell’antro producevano un eco somigliante ad un’incomprensibile macabra litania rituale

Ciclope
:
“Fa presto nel riaverti dall’orrore, prima che la tua presenza m’annoi, che ti trovi dentro un luogo segreto…dove s’interna il ricettacolo di antichi dolori e l’oscurità qui fu sempre ignota ai raggi di Febo splendente, solo nere ombre assieme il sacro orrore occupano l’opacità della mia solitudine…pertanto dimmi…dimmi perché giungi qui? qual è il tuo nome?”

Link a questo post:

Crea un link

<< Home page