domenica 26 febbraio 2012


















La portata di ciò che accade è inaudita, effetto essa stessa di un ispirazione buia che predispone un atteggiamento cieco e massimamente insensibile all’agire umano.
Il mondo fenomenico primordiale che appena ottant’anni fa rivelava ancora la sua immensa suggestione al cuore di quanti erano predisposti ad accoglierne il fascino oggi ha pressoché ritirato la sua essenza da molti luoghi dove l’umanità vive ammassata sperimentando gli effetti estranianti del suo sradicamento dall’illuminazione originaria.
Illuminazione propria allo stesso cristianesimo dei primi secoli fino al tramonto del Medioevo, benché di cristianesimo delle origini sia improprio parlare come di un evento univoco poiché fu una religione diversificata in molteplici correnti spesso in feroce contrasto tra loro.
L’essenziale unità sapienzale di tutte le religioni antiche e “moderne” ripone il mistero della confessione dell’animo nell’incanto estatico, nella folgorazione che istantaneamente rivela l’illuminazione circa l’origine divina della propria natura.
Mi riferisco ad un significativo accadimento interiore che è massimamente ostacolato dalla realtà tecnologica, dall’architettura dozzinale a torto definita come “razionale” dei grandi agglomerati urbani contemporanei così come degli innesti fuori città di veri e propri aborti di cemento deturpanti l’equilibrio delle campagne, rendendole spente, malate, estremamente povere in quanto private della facoltà di sprigionare il sereno, salutare colloquio con lo spirito.
E’ ingenuo, desueto quanto scrivo ma cos’altro occorre a realizzare l’uomo se non un rapporto sano con ciò che lo circonda?
L’aberrazione risiede nella condizione di sostanziale passività in cui la tecnologia ci confina per uno scopo mai dichiarato, inconoscibile ai più, e che sembra culminare proprio in questi ultimi anni nelle stesse vaghe aspettative messianiche di altre civiltà extraplanetarie.

Anche se queste vi fossero, ugualmente ciò non cambierebbe la sostanza dell’inganno cosmico che i tempi ci costringono a patire.
Qualsiasi eclatante manifestazione esteriore imputabile a tali entità sarebbe pertanto ascrivibile alla Grande Parodia inerente al carattere del presente Kali-yuga.

E’ attraverso l’esercizio di ascesi costante che l’uomo diversifica se stesso e le sue reali possibilità.
Intendo riferirmi all’idea originaria di ascesi che non è quella dello stare seduti in posizioni esotiche contemplando il proprio distacco apparente dai gravami quotidiani.
Ascesi è sperimentazione attiva applicata quotidianamente attraverso lo strumento sensibile di una disciplina felice.
Il Grande Inganno risiede proprio nell’aver destituito il senso intimo del rigore, nell’averlo destituito attraverso il falso mito Pop della libertà solo esteriore, attraverso il riconoscimento solenne della macchina diversificata in ogni sua applicazione, nell’aver equivocato un infida comodità come uno tra i più importanti valori esistenziali.

Al contrario, è proprio ora che è richiesta alla nostra specie, intorpidita com'è, la sua massima aderenza alla Gnosi, alla Conoscenza intuitivo-operativa sintetizzata magistralmente da Platone e Aristotele, da quest’ultimo definita “emozione” l’alta emozione degli iniziati, la misterica folgorazione eleusina, definita appunto da Platone come la risultanza di un’intima e assidua unione.
Unione appunto, dove al contrario, per la qualità incoerente delle molteplici scansioni elettromagnetiche artificialmente indotte la tecnologia separa l’uomo dal tutto confinandolo dentro un avvilente gabbia eterica e non a caso lo standard di pertinenza alla telefonia mobile sia definito come “cella”.

Non possiamo, almeno in apparenza, liberarci di tutto questo, da questa forma aberrante di balordo misticismo irrituale che è la tecnologia e dunque dei cieli chimicamente irrorati, specchio essi stessi dell’attuale Ciclo, eclatante manifestazione incoerente diversificata attraverso il molteplice scatenamento delle forme esteriori più caotiche e disgregatrici.
La modernità sostanzialmente si spiega come una abnorme e deviante laboriosità, un complessivo detrimento delle nostre facoltà più preziose sacrificate all'effimero per opera di tensioni assolutamente buie, forze contrarie all'uomo, così come furono essere intese per la vita dell’animo le primordiali forze oscure domate e convertite fino ad un dato momento della storia dai Sacri Riti dell’antichità.

Ricordiamo le nostre Origini, non deriviamo da soli grumi di materia indistinta, la nostra identità compenetra e forma un tutt'uno all'impronta lirica del Cosmo, ogni stato morboso, pauroso, ogni fisima dettata dall'ego ci congestiona e impedisce fatalmente l'identificazione con ciò che di più nobile la vita eleva nel suo autentico significato.

mercoledì 1 febbraio 2012

la forza più forte
sottintende il plurale
disciolta dentro una striscia d’esilio
l’anima sconfitta alla lingua
sabbiosa, sommersa di nero liquido
parola rotta
estranea ai canti di tribù felici

all'umana considerazione
cosa sono ormai le sfere dei pianeti?
bersagli
frantumi d’ombre
nel disordine presente
rincorse emerse al tarlo della mente