giovedì 17 novembre 2011

Alla Musa Inquietante
























Il tramonto disperde le nostre ombre,
col sopraggiungere delle tenebre assieme ai sogni esse vagano,
ricercano le aspirazioni che un tempo abbiamo nutrito,
e che ora affondano nel profondo senza fondo dell’anima.

Loro non dimenticano,
le idealità non dimenticano mai
inquiete, assieme la pallida luce degli astri
nuovamente tornano a noi
sussurrandoci l’intuizione di una assenza predestinata.

Accoglierà il tuo ventre d’argento l’effimero sogno?

In mezzo ad inquisitori ancestrali di debolezze mai sanate,
dentro un cupo nido d’orrende larve dovrò riposare;
ancora.

Infinito anteriore all’interiore giardino chiuso dei ricordi,
ravviso nelle piante riarse da siccità sintetiche la consumazione di aride attese,
di vuoti desideri confusi ad ardenti miraggi,
i riflessi di una lontana, estrema discendenza.

Vita:
schiudersi ad essa
raggiare pallidamente di malinconico chiarore,
siamo fiori dalla fragranza dolceamara,
particolare essenza sprigionata nel remoto di un silenzio impetuoso.

Ieri salutammo il Sole! il Tuono!
Oggi recliniamo il capo piangente su chi vegliò, amorevolmente,
alla nostra prima gemmazione.
Domani rinnegheremo ogni pietà.

Uomo:
la più ardente, la più misera delle creature.








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