mercoledì 20 giugno 2018

Della facoltà sensitiva e la primordiale ingenuitas (breve accenni sulla dimensione artigianale - gnosi e ginnica)



“ Un sano esercizio fisico, moderazione nel cibo, giusta sopportazione della fatica...ogni eccesso è nemico della natura”.

(Ippocrate)


“Lo stolto, ancor che udito abbia qual sia dell’assoluto la vera natura, la sua stoltezza mai non lascia, ed anche se riesce, sforzandosi, a parere esternamente libero d’errori, internamente egli è delle sensibili cose bramoso (inoltre, egli non può) la liberazione certo conseguire con quell’attività, la quale consiste nell’applicarsi a lo yoga: ma il felice, per mezzo della sola consapevolezza, libero è già di mutamenti e definitivamente svincolato”.

(Asht’avakragita o Il canto di Asht’avakra – frammenti estratti dal cap XVIII 36-76)

La prima sensitività consiste nella prefigurazione dell’archetipo celeste, da cui scaturisce la nostra più intima essenza riflessiva e che la vischiosa natura dell’ego tende inesorabilmente ad offuscare.

Potere personale e sensitività sono idee o aspirazioni completamente fuorvianti, il loro autentico significato riguarda una consapevolezza d’inapprezzabile valore esteriore e a niente altro occorrono se non a ridestare il ricordo di sé, per realizzare una limpida e risoluta devozione verso il Bene maggiore preesistente all’attuale contraffazione e, dunque, la Facoltà Sensitiva è la sola attitudine che può infondere fiducia alla propria sostanziale insignificanza terrena e il maggior senso alla quotidiana preparazione in vista dell’inevitabile dissolvenza.

Per una persona, riscoprire la propria facoltà sensitiva significa innanzitutto poter aderire intimamente a quanto la rilega (con estrema semplicità, ma affatto facilmente) ad un senso propriamente “felice” del divenire.

La ‘facoltà sensitiva’ non va riferita ad entusiasmiate affascinazioni occultistiche o alla pseudo chiaroveggenza tanto in voga presso le più disparate confessioni misticheggianti (forme devozionali involute) la cui abitudine è quella di sottomettere l’emotività al volere di ambigue entità sovrasensibili, nascoste sotto i molteplici fingimenti  dell’allegoria religiosa.

La contraffazione spirituale espone la persona all’influenza di bassi psichismi, i quali, in definitiva, in apparenze discordanti tra loro e a differenti livelli d’intensità, sarebbero i medesimi che agiscono ‘dietro’ i grovigli ipnotici dei videogiochi o attraverso le lusinghe diffuse dal composito condizionamento pop-ipnotico.

Sussiste in noi una memoria lungimirante, propriamente cardiaca, (valore del ri-cordo = accordo del cuore) gravemente anestetizzata dall’adozione del cosiddetto standard di confort  moderno.

Ascoltandoci con attenzione, ci accorgeremo che siamo agiti fin troppo da una midolla di desideri alquanto fatui, accesi più che altro da una fondamentale noia di noi stessi enfatizzata dall’aspettativa (fondamentalmente balorda) di un appagamento solo materiale, equivocato essere come la circostanza primaria dell’esistenza.

In questo la pratica ginnica autentica servirebbe come possibile e talvolta necessario sostegno del proprio cammino di rettificazione interiore, volto a correggere (educare) il demoniaco individuale, oggi eccezionalmente esaltato da tutti quei contenuti negativi implicati dalla cosiddetta innovazione, (la quale con sempre maggior evidenza sembra coincidere con ‘alienazione’) e che costringono l'individuo contemporaneo ad una scissione continua da ciò che potrebbe integrarlo consapevolmente nell’ambiente in cui vive.

L’esercizio fisico, debitamente temperato dalle smanie di una continua ‘performance’, considera il corpo come il perfetto “automa” del Libero Genio che transitoriamente lo occupa**.

Tale identità geniale non è da confondere con l’ego, il quale, di fatto, rappresenta il suo ancestrale nemico.

Nell’uomo convivono due identità costituite dall’ego volgare, “oscura ombra interiore”, che è sovrapposto all’autentica consapevolezza appartenente all'ingenita identita' preesistente.

Ciò è potuto accadere in quanto l’inconoscibile identità originaria, che potremmo dire essere antecedente all’apparizione dell’uomo adamitico, è propriamente ‘felice’ ed è tale in quanto ‘sovranamente libera’ e in virtù di tale inconcepibile circostanza elettiva è qualificata anche come totalmente ‘in-genua’.

Essa si presenta all’inganno demiurgico priva di difese apparenti, concedendosi alla manomissione del suo senso originario dov’è individuata l’origine sacrificale dell’essere, variamente narrata da innumerevoli cosmogonie. Le tenebre ingoiarono la luce – la luce assecondò l’inganno lasciandosi fagocitare, affinché l’avvenuta assimilazione (mediante un lento processo assimilativo, metaforicamente consumato nell’utero profondo dell’Eone) alla fine possa consentirgli di dipanare, dissolvendola dall’interno, la malevola e altrimenti irrimediabile oscurità.  

Nella primordiale “ingenuitas” è riposta l’incomparabile potenza della Luce preesistente, che nella dimensione attuale diviene anche occasionale pretesto di estrema fragilità, aggravata dagli inesplicabili motivi che ne determinarono la stessa necessità sacrificale, precipitando sempre più profondamente nel vortice della presente dimensione.

La ginnica nei suoi movimenti di base, essenzialmente costituiti da rotazioni e torsioni che idealmente stabilizzano la primordiale vorticosa inquietudine, rievoca per mezzo di movenze codificate il risveglio della particella di luce internata nelle tenebre per anticiparne, nel microcosmo costituito da ognuno, la vittoriosa riemersione dall’oblio.

Solo in questo significato l’esercizio fisico è legittimamente ricongiunto al senso dell’ascesi.
Immergendosi nel proprio tormento il praticante determina l’effettiva riscoperta di sé, scoprendo l’origine della propria essenza situata ben oltre l’ordinaria individuazione psichica.

L’esercizio fisico è una modalità di attenzione etico/igienica di supporto alla riflessione ierosofica, avviato mediante una specifica disciplina del movimento corporeo, dove, a secondo il grado di possibilità d’azione della persona, è progressivamente affinata la percezione intuitivo/elettiva di sé.

Il desiderio è quello di guidare convenientemente l’involucro mortale in prossimità dell’enigma profondo dell’essere, di cui ogni individuo avviato su un percorso di consapevolezza non esita a riconoscersi come custode e garante.

In tal senso la ginnica mira alla reintegrazione della persona con la sua memoria archetipale (la proverbiale potenza e autorevolezza del Mos Maiorumbenché in tale conoscenza abbiano comunque potuto agire determinate interferenze malevoli sovrasensibili che qui ora non interessa indagare – proprio a tale memoria archetipale faceva riferimento, al Costume (usanza della Gens) che è la nozione stessa della Veste di Purezza ancestrale trasposta nel dominio terreno attraverso il rivestimento del corpo fisico educato dalla sana abitudine – abitudine da habitus – Attitudine Ingenita – poiché nella visione tradizionale gli Antenati, poterono meglio di chiunque dopo loro, realizzare quella condizione puramente elettiva dell’azione coniugata al senso del retto agire – suas artes – una cognizione questa, trasposta alla stessa dimensione artigianale dei primordi, che concepì l’utensile come efficace supporto simbolico per verticalizzare l’essenza dell’io, dunque, la coscienza del divenire altrimenti miseramente circoscritta da un limite solo materiale ) quest’aspirazione, (la quale peraltro sarebbe l’unica a legittimare la nostra presenza a questa vita) nondimeno, si presenta come una circostanza straordinariamente contraddittoria alla stessa idea di ‘modernità’ e del cosiddetto ‘progresso’, le cui articolate dinamiche innovative perseguono la sola finalità (abilmente dissimulata) di procurare alla persona la più completa amnesia identitaria, la più fonda dimenticanza di sé.

Non è un caso che in quest’epoca si assiste alla scomparsa dei mestieri tradizionali, dove l’utensile è stato contraffatto dal congegno sofisticato che, nella dimensione industriale, stravolge completamente il significato dell’idea lavoro e della conseguente responsabilità.

Questo capovolgimento valoriale si è reso necessario affinché nelle moderne società di massa poté essere instaurata la condizione esistenziale più infima con l’impianto di nuove abitudini deleterie, determinanti nell’individuo la sua pressoché totale dipendenza dalla preconfezionata dimensione artificiale.

Nel mondo moderno è previsto che sulla persona debba definitivamente prevalere una nuova identità fittizia totalmente spersonalizzante, le cui esigenze sommamente effimere, centrate sulla sola identificazione dell’ego, assolvono ad una volontà di preordinazione puramente spettrale (pienamente conseguita dall’intelligenza artificiale) e questo affinché possa realizzarsi la degradazione definitiva dell’uomo.

Non è difficile intuire che l’uomo-massificato, (consumatore/cavia) sarà inevitabilmente assoggettato a forme di controllo sempre più invasive quanto subliminali.

Non a caso l’odierna pop-ipnosi esalta negli individui la condizione egoistico/edonista che va a completo detrimento dell’autentica ispirazione.

Per tale motivo la propaganda insiste fortemente sull’avanzamento di prestazioni atletiche sterilmente performanti, esaltando il conseguimento del ‘primato’ stabilito all’interno di un segmento temporale percepito solo meccanicamente (che appunto rimarca la dimensione spettrale della realtà).

La parodia ginnica è costituita da una concezione dell’allenamento solo materialista, finalizzato al cosiddetto ‘rassodamento muscolare’ che persegue un’avvilente idea di ‘giovanilismo’ ferocemente prolungato agli eccessi più parossistici; mai come oggi l’abominazione diviene gradita consuetudine e la fabbrica di osceni pupazzi carnali è a pieno regime.

E’ il triste smarrimento dell’essere, la permanenza in suo luogo di un povero guscio carnale la cui efficienza è solo apparente, accuratamente preordinata per subire una fenomenale stimolazione chimica e un massiccio irraggiamento elettromagnetico artificialmente indotto. 




** LA GIMNICA O FILOSOFIA DELLO SPORT - 1970                               


giovedì 14 giugno 2018

Letargia

L’esistenza spesso e' rivelata come una falsa evidenza impiantata su convinzioni erronee, dunque, come percezione distorta di sé.

La vita, come rammentava Gurdjieff, fondamentalmente è sonno: sonno verticale dell’essere; che è il sonno della coscienza aggiogata a una condizione ipnotica pressoché continua.
La consuetudine massificante, (in cui ordinariamente rientrano i parametri delle abitudini) oggi esaspera straordinariamente la condizione d’ipnosi permanente, lasciando all’individuo quanto mai disorientato non più che una sola parvenza di veglia.

Prevalentemente rimaniamo inerti, esteriormente possiamo sembrare operosi ma intimamente è come se oscillassimo tra il disinteresse e la nevrastenia.
Accorgersi dell’inganno ontologico, convincendosi della necessità di trovare una via di uscita da questa realtà estremamente sfuggente, che di fatto è una composita prigione emotiva, (attualmente sempre più manipolata dall’idea ossessiva di ‘innovazione’) per certi versi risulterebbe altrettanto ingannevole che non accorgersi affatto dell’esistenza del proprio vincolo occulto di fonda sottomissione passionale.

La nostra struttura energetico-animica è indicibilmente complessa e l’articolazione emotiva che ne determina l’accordo (accordo magnetico) con gli elementi fisici che la racchiudono, dovremmo ritenere con ogni certezza impiantata su di un remoto principio di contraffazione, la cui origine affonda in un dominio puramente ‘astrale’: l’ego; malevola estensione demiurgica. L’oscura e maldestra impronta ancestrale stratificata sulla cangiante membrana eterica dell’anima, il primigenio 'alito divino' ammorbante, insufflato sull’antichissimo impasto di fango e sangue dell’Adam, come pretesto della sua corruzione spirituale che da allora avvolge e soffoca la ninfa luminosa del sé.

Cosa sia l’io autentico non si può dire, sicuramente non è la sconsiderata e indefinita sovrapposizione di continue instabilità sentimentali, di paure commiste a vanità, di cupe fisime, se non quando di capricci così come di risentimenti mediocri e di basse pulsioni competitive che, sovrapposte a invidie e gelosie e sorde cupidigie reiterate a differenti livelli d’intensità intorbano l’animo per tutto il corso dell’esistenza.
Per questo si afferma, appunto, che si può essere esteriormente dinamici ma in realtà trovarsi in una condizione di fonda letargia coscienziale.





La preminente intuizione di Salvezza, sistemata attraverso le istituzioni dei Sacri Misteri antichi e rielaborata enigmaticamente nel cifrario simbolico dell’alchimia, informa di una differente qualità elettiva indicata essere come l’ancestrale dote dell’uomo, il cui conseguimento prevede l’estinzione di quest’ombra malevola (l’ego) che emerge continuamente all’abitudine avendo impiantato le radici in prossimità della parte vitale maggiormente segreta dell’uomo.

Estinguere l’ego non è una cosa scontata e tale decisione (che sarebbe quanto mai necessaria) significa risolversi a sostenere la condizione maggiormente dolorosa dell’essere, la sua prova d’elezione eccezionalmente tragica e che per essere superata, l’attuale direzione dei tempi non aiuta affatto. Tanto varrebbe il potersi orientare nel deserto trovandosi in mezzo a una tempesta di sabbia…ma così è.

mercoledì 6 giugno 2018

Umanità al bivio: l’oscuro approdo dell’animo (in aggiunta alla Guerra Occulta)


La facoltà immaginale è la condizione maggiormente svalutata dal pensiero moderno e non potrebbe essere altrimenti, in quanto la cosiddetta  propaganda impianta la sua efficacia persuasiva proprio sul continuo avvilimento della nostra facoltà percettivo-ideativa.
Ai livelli di chi preordina e controlla i ritmi dell’odierno rinnovamento globale è conosciuta bene l’importanza della facoltà immaginale, la cui nozione, trasposta nella continua diffusione di suggestioni devianti, determina il programma della standardizzazione sociale; dove rigorosamente è applicata la spersonalizzazione degli individui.
L’ossessiva moltiplicazione di segni e suoni ottemperano ad autentiche forme di condizionamento sonoro-visivo sempre più sofisticate e invasive, che amplificano nell’uomo il suo più fondo smarrimento esistenziale.
Dovremmo ritenere con ogni certezza la realtà moderna essere  sotterraneamente sospinta da un remoto sortilegio abilmente camuffato dall’idea ‘innovativa’.
Il ritmo produttivo ossessivo è cadenzato nell’intermittenza opprimente di segni-segnali la cui inflazione, (pop-ipnosi) in definitiva, disorienta l’individuo-massa all’interno di quel costrutto artificiale che è lo stato moderno, dove la realtà vitale è isolata in ciò che è più avvilente: la dimensione preconfezionata.

L’avvento dell’A.I,  l’ideazione del nuovo uomo cibernetico, sembra coglierci totalmente impreparati, desolatamente disattenti e tale innesto, preavvisato da subdole lusinghe seduttive, risponde unicamente ad una funzione/finzione in cui è previsto l’estremo impoverimento dell’animo.
La sua vitalità, invece, è la sola garanzia a tutela della nostra inestimabile autodecisione.
E’ inevitabile che la propaganda agisca per livellare i pensieri e le possibili espressioni creative, la cui stima residuale ad un livello convenzionale è tristemente parodiata e degradata in soluzioni concettuali completamente involute e cosiddette ‘informali’. 

Il pensiero e il verbo costituiscono i supporti preminenti della volontà agente e la loro parziale disattivazione o corruzione, determina un profondo scadimento delle nostre qualità elettive.
Come scrive Pavel Florenskij (Realtà e mistero. Le radici universali dell'idealismo e la filosofia del nome) pronunciare ‘canti’ e ‘parole’, da sempre, equivale a formare la realtà; a determinarne l’ideazione, che agisce sulla formazione identitaria dell’uomo.
Fato dal latino Fatum, che deriva da Fari, cioè ‘dire’, ‘parlare’.
La parola del divinatore è il fato delle cose.
Il ribaltamento della funzione divinatoria è assolto dalla pubblicità stessa. 
La cosiddetta anima del commercio ratifica la contraffazione promossa a sillabazione di idiotismi ambigui, di mantra assillanti smisuratamente amplificati, in cui la ritmica originaria del suono, opportunamente distorta, incide in ogni caso sulla trama del reale, in quanto la legge occulta della incantatio e del carmen è la medesima anche se manipolata nella frequenza per assolvere ad un fine di fatto indesiderabile e agghiacciante; l'avveramento di un futuro distopico.
Fino a un dato momento nella realta' della tradizione (suo nucleo poetico) il nome (comando vibrazionale) realizzo' la saldezza della 'cosa', che pure ebbe la possibilita' di avere molti nomi diversi a differenti estensioni di significato e di segreta potenza elettiva.
Adesso la metamorfosi dell’antico inganno demiurgico è stata talmente repentina da essere quasi irriconoscibile, ma la sua realta' determina in ogni caso la 'trama del vero' ed è comunque riconducibile nel suo esito ultimo alla vittoria di un sovrano non-senso esistenziale.
Teurgia e magia sono antiche quanto, se non di più, l’umanità stessa e costituiscono la più alta e vitale forma di contatto tra l’uomo e l’ambiente, rappresentando il legame per eccellenza con l’energia trasformatrice.
La forza cosmica, (o dovremmo più esattamente dire acosmica) che canalizzano, riproduce l’unica possibilità che abbiamo per sperimentare coscientemente l’esistenza del cosiddetto reale, inteso essere quale emanazione sensibile di una maggiore dimensione invisibile, e se svuotato di questo elevatissimo significato archetipale, di fatto, destina la sopravvivenza dell’individuo (la stima residua della sua consapevolezza) ad una mera identità solo larvale; appunto, propriamente robotica.
Il nome, la sua qualità originariamente veggente, relega l’identità cangiante al Nulla elettivo da cui è stata emanata ed il ‘nome’ è pari ad ‘ispirazione’, fulcro segreto in cui convergono insospettabili forze magico-teurgiche, per le quali è sempre attuale la locuzione Numina-nomina-Omnia rerum; derivandone che la filosofia del nome è, ieri come oggi, la filosofia più diffusa e risponde alle aspirazioni = direzioni più recondite dell’uomo.
L’assenza di tale consapevolezza impedisce all’individuo di orientare la propria esistenza e l’idea stessa del divenire.
A tutti gli effetti, la fantasmagoria Pop ri-nomina, avvalendosi di determinati supporti segnici e formule sonore ossessive, (assolvendo ad una sempre più accurata manomissione delle frequenze) le cose e la vitalità loro propria, destituendone la dignità misterica, profanata per mezzo di un’oscura euforia predace immensamente differita e che canalizza ottimamente l’azione deleteria delle forze dissolutive.

La dove la replica preordinata dalla congelante dimensione artificiale, giunge a istituire il pieno controllo sul rinnovamento naturale, in questo poi risulterà del tutto assente ogni ‘intervallo d’elezione’, rafforzando in tale assenza la negazione stessa del senso trascendentale, della sua possibilità d’irrompere nelle concatenazioni della dimensione finita.
L’uomo della sopraggiunta era digitale, letteralmente divorato da una sempre più labile ansia comunicativa, pertanto, avrà modo di vivere e patire un continuum di aberrante monotonia e per il quale possederà sempre meno risposte interiori da offrire, obbligandosi a raggiungere una forma d’evasione del tutto irreale, la cui progressiva assuefazione (già gravemente instaurata con l’attuale dipendenza dagli Smartphone e Tablet) arriverà a far ritenere il proprio fondo disorientamento esistenziale, (artificialmente preordinato e amplificato) come una condizione davvero irrimediabile dell’essere e, dunque, il conseguente congelamento virtuale proposto dall’A.I. con la sua offerta d’immortalità sintetica, a molti potrà veridicamente apparire come l’approdo più alto e sicuro del pensiero e migliore la sepoltura da riservare alla coscienza.
 

martedì 29 maggio 2018

Nĭhĭl








E’ una fiamma dolorosa il sole!
Barbaglio di raggi accecanti
che dal nulla ci trassero allo stupore
e al dolore









Realizzare l’idea propriamente ‘felice’ del Nulla non significa avvizzire la presenza a questa vita.

E’ davvero considerabile come Felix la persona che realizza la concezione elettiva del Niente.
Colui che riconosce se stesso come un ‘puro niente’ coscienziale è propriamente Felice, (nell’accezione puramente iniziatica che originariamente il termine ‘Felice’ comportava in quanti ne realizzavano la qualifica) ma pervenire alla percezione elettiva del Niente non è affatto una cosa da niente.
Nell’uomo la cognizione veritiera è accesa da un’intuizione eccelsa, presagente l’enigma viscerale congenito all’irriferibile identità dell’essere.
Determinati atteggiamenti fondamentali e appartenenti alla dimensione umana quali il senso della meraviglia, la dedizione, la gratitudine, indicano la disponibilità della coscienza ad aprirsi al mistero cangiante della propria essenza.
Tale caratteristica essenziale, odiernamente non solo non è coltivata dalla società attuale, ma è spietatamente avversata da tutte le sue dinamiche cosiddette ‘innovative’.  
Per tale motivo, proprio di questi tempi, dovremmo porre estrema attenzione sul personale affinamento di determinate peculiarità ‘istintive’ e connaturate a preminenti e maggiormente rare intuizioni, le sole che possono ridefinire (ri-creare) il nostro più elevato rilievo identitario.
La rigenerazione totale dell’uomo è orientata da definiti preavvertimenti interiori, (sensibilità ricettiva) la cui superiore intuizione, travalicando infinitamente il nucleo emozionale psichico, intensifica l’intendimento dell’anima  accrescendone la pura consapevolezza.
La pura veggenza è un sereno preavvertimento dell’infinito, è sicura anticipazione di vita posta oltre l’esistenza ordinaria. La veggenza è prescienza di luminosità immateriale, che in questa dimensione è inscindibile dall’irradiamento poetico e può qualificarsi come superiore impulso di liberazione insito nello stesso istinto naturale, dove determina l’inesplicabile contraddizione elettiva dell’essere:
“E’ un fatto che questi argomenti in nessun modo si possono comunicare e dire come le altre dottrine.
Bensì sono la risultanza di un’intima e assidua unione di tutti noi stessi con i problemi fondamentali; sono la risultanza di una esistenza vissuta in comunione con essi.
Ecco improvvisamente, come una luce si accende dal fuoco e balza su, questa misteriosa luce si inserisce nell’interiorità nostra e sé da sola nutre”  
(Platone, Epistola VII)
L’invito è rivolto all’esercizio di una meditazione dinamica pressoché ininterrotta, prevalentemente adottata nei fatti minimi dell’esistenza, per garantire la salvaguardia della nostra intima risorsa maggiormente preziosa e del tutto coincidente alla dimensione poetica dell’Essere Integrale; quale ideazione suprema connessa ai motivi abissali dell’esistenza, ampliata ad una inesprimibile dimensione acosmica, che e' intuita come l'ancestrale dimora dello spirito.
Mai come oggi sarebbe richiesta al singolo individuo l’esercizio di una vigilanza interiore continua, la cui pratica potrebbe anche richiedere l’osservanza di alcuni periodi di completo isolamento, di necessario silenzio interiore.
In questo non aiuta affatto l’adesione alle piattaforme virtuali dei cosiddetti ‘social’, (pretesti d’intrappolamento emotivo) le cui dinamiche pervadenti obbligano quanti vi aderiscono a essere disposti a segnalare sempre e dovunque la propria posizione e condizione, convulsamente decifrata in scadenti cadenze comunicative che, in fin dei conti, in prevalenza costituiscono una sorta di auto-inquisizione costante.
Da sempre, la formazione personale deve essere il più possibile integrale poiché, appunto, mira all’effettiva riconquista della perduta integrità dell’essere.
L’animo maggiormente accorto, benché estremamente diminuito sul pericoloso declivio dei tempi, a ogni modo troverebbe sempre una perfetta adesione all’idea stessa del Fieri Suum latino, (sua idealità puramente iniziatica) svincolato da ogni supporto artefatto, sebbene oggi la sua essenza sia più difficile ad essere individuata il ‘Nulla Supremo’ cui fa riferimento corrisponde alle medesime illuminazioni presentate nella stessa dottrina zen.
Liberarsi dall’immagine fasulla di noi stessi non è affatto agevole, ma potendo e riuscendo a superare l’iniziale senso di smarrimento che si ha nel determinare la dissolvenza della maschera ordinaria (grande successo per noi sarebbe anche il solo eliminare il superficiale strato di trucco ornativo con cui spesso tentiamo fintamente di camuffare la finzione stessa) questa prima ‘liberazione’ equivarrebbe a rendere stabile come altrimenti mai potrebbe essere la nostra piattaforma emotiva.
Tale riflessione, peraltro, è riconnessa ai motivi stessi della mistica persiana incarnata dal poeta Rumi, (Gialal al-Din Rumi 1207-1273) il cui più noto insegnamento recita: ‘O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso’; persegui la dissolvenza di ogni intimo inganno.

Rumi per tutta l’esistenza anelò alla ricerca del Nulla elettivo che mai significò il tetro inabissamento dentro un disperante nullismo.
Il Nulla è la sola Qualità elettiva dell’essere tragicamente confuso nella caotica quantità della dimensione presente.
L’indagine ierosofica di Rumi è connessa ai motivi ancestrali della ricerca eterna, che verte sul recupero della ‘perla ignea’ inabissata nell’oceano primordiale, le cui illimitate estensioni e profondità sono confluite nella nostra stessa interiorità.
Come mirabilmente afferma la mistica persiana, questa e' un’aspirazione che la mente ordinaria ignora, ma che l’intelligenza del cuore attende richiamandone segretamente l’elezione tra gli intervalli dei suoi battiti.
Il Nulla è la Fucina simbolica dell’inesprimibile identità preesistente e l’uomo, se autenticamente cosciente, è chiamato a rifondersi all’interno della sua altissima combustione, poiché solo per questo tramite perverrà al significato primordiale del sacrificio mistico resosi necessario dopo l’arbitraria instaurazione dell’inganno ancestrale impiantato nel suo intimo.
Gli esiti infausti della contraffazione primordiale possono annullarsi unicamente attraverso la morte definitiva dell’ego, la cui dissolvenza coincide esemplarmente con la terminazione della prima fase alchemica ‘nigredo’; il significato (propriamente tragico) della sua dissoluzione definitiva non potrà mai assolvere alle tendenze effimere dettate dalle varie mode mistiche del momento.

Nessun impegno o disciplina se filtrate dalla volontà egoica potranno mai affrancare l’individuo dal suo vincolo occulto.
Un ego ordinario ricerca ricchezze e piaceri mondani, un ego maggiormente affinato ambisce a riluccicare di mistico splendore, ricercando l’illuminazione spirituale; ma non è questo a renderlo meno infido e traditore: anzi.
La centratura emozionale è resa stabile in ben altra formazione apparentemente più insignificante, estremamente più semplice ma affatto facile ad essere interiorizzata.
Il fine di ogni esistenza autenticamente cosciente non può non prevedere il dissolvimento completo di ogni possibile distorsione emozionale, possibilmente da realizzare in questa vita affinché l’animo possa effettivamente recuperare se stesso, assentendo e non assoggettandosi alla dimensione autenticamente divina.
Ogni nostro passo realmente cosciente, pertanto, (rievocando in ciò la pertinenza visionaria di Rumi) dirige la comprensione dentro la Fucina del cuore, cioè, inoltra dentro noi stessi e non altrove condurrebbe la sensibilità elettiva (veridico nucleo dell’intelligenza) se non all’interno di questa ‘camera segreta’, prefigurata come il luogo rappresentativo in cui avvampa l’assurdo Nulla; che nel suo indicibile splendore riassorbe, dissolvendo elettivamente, ogni valore e vincolo affettivo.
Al di fuori dalla Fucina emblematica, rimanendo esclusi dal suo ineffabile principio estatico/intuitivo, (la cui elaborazione fonda sulla concreta applicazione quotidiana e non è ricavata da astratte fughe mistiche) nulla ha effettivo valore ed ogni qualità impossibilitata a riceverne la luce immateriale, immancabilmente avvizzisce e degrada a solo pretesto di ulteriori falsificazioni strumentali compiute dall’ombra interiore, (ego) i cui fervori continui, oscillanti tanto in facili esaltazioni che intimi abbattimenti, ci ‘dissanguano energeticamente’ sottraendo all’animo la sua fondamentale determinazione.
Perciò, come avvisa il poeta Jehudah Halevi nel suo ‘Canzoniere Sacro’
Non perdere altro tempo,
poni delle regole alla tua anima.
Insegui l’essenziale,
domina i tuoi desideri come faresti con un servo

nota:
E’ evidente di come l’A.I. costituisca una replica solo fantasmica della presenza autenticamente cosciente, compiendo l’aberrazione più fonda in cui può precipitare il senso identitario dell’uomo. L’intelligenza artificiale non può che essere del tutto antitetica all’esplicitazione e conseguente autonomia dell'Essere Integrale (E.I.) e dunque profondamente antitetica alla Verità della Liberazione (quella stessa menzionata in Giovanni 8,32). 
E’ nell’ordinaria vita quotidiana, che la pratica di una rigorosa attenzione interiormente rivolta a se stessi, (incubazione del preavvertimento poetico) forma nell’animo la solidità del suo sostegno identitario, altrimenti pesantemente svalutato da una progressiva consuetudine opacizzante, che mancando dei fondamentali riferimenti sensibilmente elettivi, dovrà necessitare di stimoli esterni artefatti con cui provare a sfuggire (sebbene senza successo) all’insorgere del proprio non-senso esistenziale.
L’individuo del tempo presente è educato ad atrofizzare la propria attenzione superiore, condizionato a concentrarsi esclusivamente sulle cosiddette necessità pratiche della vita e sull’appagamento dei cosiddetti piaceri materiali, oggi prevalentemente consumistici, che ne amplificano la distorsione cognitiva, completamente stravolta da fissazioni e fisime continue.
In questo l’ultima tecnologia non aiuta affatto, anzi, costituisce il pretesto anestetizzante finale, la panacea corrotta in grado di sopprimere definitivamente nell’uomo il barlume di consapevolezza residuale rimastogli, abbindolandolo con la lusinga ingannevole di poter essere artificialmente guarito dall’irrimediabile dolore dell’esistere.
Tristemente svuotati dalla pura virtualità poetica, agli individui sembra non rimanere altra alternativa se non quella di consegnarsi (intimamente sconfitti) alla congelante virtualità sintetica.
E’ stato inevitabile che l’avvento della dimensione industriale comportasse una profonda degradazione dell’idea del ‘nulla’. 
La moderna suggestione nichilista presentandosi come una negazione totale, in ogni modo, ha comunque affermato l’indistinta legittimità di ogni cosa e del conseguente degrado del tutto.
Invece, tutto nell’Universo rientra in una categoria di riferimenti trascendenti.
Ogni età storica realizza nell’individuo un determinato modo e possibilità di riferirsi alle proprie ragioni archetipali. I motivi della ricerca sono snodati attraverso tracciati plurimillenari ma mai come oggi il camminamento interiore sembra essere tanto impervio.
Il principio realizzativo è del tutto antitetico alla percezione di una irrimediabile disfatta esistenziale, – il fraintendimento del nichilismo moderno –  in fondo, è proprio in ragione di questa presunta sconfitta del senso dell’essere che l’attuale pensiero del transumanesimo, facendosi espressione agente dell’equivoco più abietto, incoraggia l’uomo contemporaneo a rifondersi totalmente e in maniera definitiva nella congelante dimensione artificiale.